f. Impressione, o imprimitura di che che sia, che lasci il segno.¶ E la cosa o strumento, che imprime, e segna.¶ E stampa per la cosa stampata in qualunque materia che sia.. Strumento simile alla stampa da drappi, e per il medesimo effetto, e l'adoprano tanto i calzolai per far loro lavori su 'l tomaio delle scarpe, quanto i Maestri di cuoio d'oro, per dar l'ombre alle figure, e rabeschi de' loro lavori.¶ Ci sono alcuni altri strumenti detti stampe da cuoio, per far buchi tondi nel medesimo cuoio, e sono di diverse grandezze. Quelli che fanno il buco minore l'adoprano i Calzolai a traforare le scarpe in que' luoghi, dove à da passare la legatura; gli altri che fanno buchi maggiori si adoprano da' Brigliai, e Valigiai, per fare i buchi, dove anno a passare gli ardiglioni delle fibbie, che si pongono alle briglie, ed a i cignoni de' cavalli, e carrozze.. Strumento di ferro di più lunghezze e grossezze, in cima del quale vi è rabesco, mandorla, o altro lavoro da imprimersi ne' drappi: il che si fa in questa maniera; tiensi il drappo disteso sopra una grossa, e bene spianata tavola d'asse, e posandovi sopra con la mano mancina il detto strumento di ferro, con la man ritta gli si dà sopra un colpetto leggieri con una mazza quadra di legno, tanto che venga impresso ciò ch'è disegnato nello strumento.¶ Per una sorta di scarpello con taglio col quale si fanno trinci, o frappe ne' medesimi drappi.. L'impressione de' libri. Arte ritrovata dugento anni sono in circa; si fa con lettere di getto, formate a rovescio, e rilevate sù la cima di certi punzoncini quadri, fatti di stagno e d'altra mistura che lo stagno consolida, e rendelo atto a reggere le stretture del torcolo. Di queste lettere (messe insieme ad una ad una, a guisa di chi scrive, in uno strumento, che dà la giustezza del verso, e perciò chiamato ) sene formano pagine, telaretti, e forme, della grandezza che si vuole sia il foglio da imprimere:
serransi poi dentro un telaio di ferro; e messe in uno strumento mobile detto il , toccate d'una mistura detta inchiostro, si fanno andare sotto il torcolo, ove a forza delle strette, che si dan loro con la vite del medesimo torcolo, s'imprime nel foglio bagnato.. Strumento d'acciaio di più grossezze e lunghezze, con testa quadrata, la superficie della quale è spartita in punte a diamante. Serve agli Scultori, per lavorare ne' luoghi fondi delle statue, e dove non arriva la luce: e in que' luoghi, che per la loro profondità e angustia, non ammettono lavoro di ferro da taglio; e talora se ne servono, per far buchi profondi ne' marmi, percuotendo leggiermente il ferro col mazzuolo con replicati colpi, coll'aiuto dell'acqua, che in piccol trogoletto di terra, che fanno attorno al luogo da forarsi, finchè sia fatta tanta apertura, che possa tener l'acqua da per sè stessa; e così vanno infragnendo a poco a poco il marmo, e con tale instrumento forano ogni grossezza di esso., ovvero. Alcuni legni di bossolo, pero, o altro legname duro, ne' quali s'intagliano figure ed altro, a modo contrario alle stampe in rame; perchè in queste serve l'incavatura per ricevere in sè il colore, e imprimerlo nella carta, facendolo uscir fuora dell'incavatura, per forza d'un torcolo, composto di due cilindri detti curri, o rulli, o subbi, con restare i piani puliti; ma in quelle di legno, il colore è ricevuto dal piano all'usanza della stampa da libri, e perciò deve restare incavato tutto quello che non à da ricever colore, nè fare impressione nella carta. Ugo da Carpi, Artefice del passato secolo, inventò un modo di fare stampe di legno di tre pezzi, con le quali fannosi carte, che paion disegnate, per avere in sè tre colori, col primo pezzo s'imprimono gli intorni e 'l lume, che è il bianco del foglio, con il secondo la mezza tinta, e con il terzo lo scuro.. Alcuni pezzi di piastra di rame bene spianati, e fatti (dalla banda dove s'à da lavorare) lisci, ne' quali s'intagliano figure per istamparsi nel modo che si è detto di sopra nella stampa di legno. L'intaglio nel rame si fa di due maniere; una è con lo strumento detto bulino; l'altro è ad acqua forte, per la quale bisogna che il rame sia prima inverniciato d'una vernice fatta apposta (che si descriverà a suo luogo trattandosi delle vernici) sopra la quale si calca il disegno fatto di matita rossa, andando con un'ago sopra i dintorni, come farebbe chi lucidasse: sopra le calcature si sgraffia la vernice tanto che si scopra il rame, non solo ne' dintorni, ma in tutte le linee che anno da fare l'ombra, la tinta, e la mezza tinta. Sopra di questo rame così sgraffiato si dà l'acqua forte, la quale penetra in quelli sgraffi, e gli affonda. L'acqua forte si dà egualmente a tutto il rame per tre spazzi di tempo: finito il primo spazzio si dà di sego, con un pennelletto, alle mezze tinte; acciocchè, passandovi sopra l'acqua forte, non possa profondarle; dopo il secondo spazzio, si dà di sego alle tinte per poter, senza loro nocumento, profondar con la medesima acqua forte; nel terzo spazzio l'ombre, e gli scuri.
. Lavorar di stampa, imprimere, e segnare colle stampe.
V. Pila, e Torsello.
. V. Pila, e Torsello.
f. Strumento di legno lungo serve a più usi di muover pesi, e altro.
f. Sorta di serrame a chiave, per usci e porte, e particolarmente per serrare a chiave il chiavistello, facendo passare la stanghetta per il di lui boncinello.
. V. Stangone.
m. Strumento di legno a foggia d'un palo, col quale i Gettatori di metallo tramenano il bronzo, mentre è nel bagno della fornace per fondersi, acciocchè si fonda più presto, e le diverse materie più facilmente si mescolino fra di loro; il che dicono .
m. Appartenenza della tromba da tirare acqua. V. Tromba.
f. Nome generico d'ogni parte della casa ove si possa abitare.
. V. Naturale.
f. Figura di rilievo, o sia scolpita o di getto. Fannosi statue di diverse materie,
cioè d'avorio, legno, terra, gesso, pietra, e metallo; e coloro che le fanno possono dirsi tutti , quantunque i Greci ai fabbricatori di statue di ciascheduna delle dette materie assegnassero nomi particolari, quali nomi nota Pomponio Gaulico Napoletano in Dialog.Anche noi Toscani aviamo usata una certa distinzione di nomi fra i fabbricatori di esse statue; come a dire, a quelli che fanno statue di pietra, che rappresentan figure d'uomini o animali: e Intagliatori a chi lavora altre cose; siccome anche Intagliatori a color che fanno figure di legname: a quei che le conducon di metallo: a coloro che le fanno di gesso, o cartapesta, o d'altra materia, che si metta nelle forme spezzate: a que' che lavoran di terra e cera: a quelli che le lavoran di stucco. Et eran nel secolo del 1400. in Firenze alcuni buonissimi Maestri di figure, che chiamansi Ceraiuoli, perchè facevan le statue di cera, che si esponevano nelle Chiese presso alle sacre imagini in segno di ricevute grazie, quelle figure che noi diciamo boti: dove è da sapere, che avanti a quei tempi s'era usato offerire alcune piccole immaginette di cera; avendo poi Andrea del Verrocchio, Pittore Scultore e Architetto Fiorentino, trovato o ritrovato, e incominciato a praticare la invenzione di far ritratti de' defunti, formando i loro volti di gesso, fu nuovamente incominciato ad usarsi il far di cera o di stucchi e altre materie, figure al naturale grandi quanto il vivo, per esporsi in voto nelle Chiese; ed il primo che offerse simili voti grandi fù il Mag. Lorenzo de' Medici, che uno alla Santissima Nonziata di Firenze, uno al miracoloso Crocifisso delle Monache di Chiarito in via S. Gallo, ed uno alla Chiesa di S. Marìa degli Angeli ne mandò in testimonio d'una segnalata grazia ottenuta, e tutte rappresentanti la propria persona sua: e si dilatò per modo quest'uso che se ne empirono le Chiese, e vi furono molti Maestri che non si esercitavano in altro; e questi si dicevano Ceraiuoli. La grandezza delle statue dal citato Pomponio Gaulico si distingue in quattro proporzioni, cioè quanto il naturale, grandi, maggiori, e grandissime; le prime son degli uomini savj; le seconde si dicono auguste, e sono degli Imperadori, e Rè; le maggiori si danno agli Eroi; e le grandissime, che son tre volte il doppio del corpo umano, chiamansi Colossi, quali usarono gli Antichi a' loro falsi Dei.