f. Arte della Pittura. V. Arte della Pittura.¶ Dicesi anche alla cosa dipinta; e questo termine vien descritto da alcuni Autori in questo modo, cioè; un piano coperto di varj colori, in superficie di muro, di tavola, di tela, o d'altro; il quale per virtù di linee, d'ombre, di lumi, e d'un buon disegno, mostra le figure tonde, spiccate, e rilevate.
, o m. Una gemma di color verde (alcuna volta più alcuna volta meno intenso) che si trova intorno al lido del mare Adriatico, lasciatavi dall'acque dopo la tempesta. Si vedono per lo più macchiate di certi punti, e talora gocciole o nere o bianche o rosse. Attribuisconle i Naturali molte virtù e particularmente, che opposta e avvicinata a cosa velenosa si turbi. È trasparente, e molto risplendente; e serve a' nostri Artefici, come l'altre gioie.
f. L'Arte di fare figure di terra, che si fa per via d'aggiugnere; onde non mancano buoni Autori, che per questa ragone, la fanno la stessa cosa coll'Arte della Pittura.
. Far figure di terra. Lat. Plasticare.
m. Colui, che esercita l'Arte plastica, che fa figure di terra. Lat. Plastes. Furono fin negli antichissimi tempi questi Artefici, fra' quali vennero molto lodati Demofilo, e Gorgaso. Plin.Lib. 35. cap. 12.¶ I Latini lo pigliano anche per colui, che fa vasi di terra.
m. Zoccolo, detto anche da alcuni moderni, orlo o dado. Figura di forma quadrangolare, dove posano le colonne, piedistalli, e simili. V. Membra degli ornamenti.
m. La carne della parte di dentro del dito dall'ultima giuntura in sù.
f. Terra arida tanto minuta e sottile, ch'ell'è volatile. Lat. Pulvis. Riduconsi a polvere terre grosse, pietre, ed altre molte cose per uso del dipignere; il che si dice, polverizzare.
. V. Rapillo, e Pozzolana.
. Ridurre in polvere, Vedi Polvere.
f. Un color verde giallo, fatto di semi d'una certa erba, della quale molta si trova in alcune montagne di Toscana; e per non aver corpo, non serve se non per lavorare a tempera.
prima sorta. Una pietra dura tutta porosa con la quale si dà il lustro alle statue, ed altri lavori di marmo., seconda sorta. Una pietra leggierissima, spugnosa e fragile, di color del calcinaccio, o più tosto bigia; che vale a più usi, e particolarmente a' Pittori per lisciare e pianare le tele e tavole mesticate, da potervi dipignere; agli Intagliatori di rame per pulire e lisciare la piastra del rame, per potervi intagliare.
. Appoggiare aggravando con forza a fine di spignere o ritenere. Lat. Urgere.
m. Edifizio propriamente per lo più arcato che si fa sopra l'acque per poterle passare. Lat. Pons.¶ E ponte si dice anche a quelle , sopra le quali stanno i Muratori a murare, i Pittori a dipignere a fresco le muraglie etc.
m. Diminutivo di Ponte.
f. Parte fungosa dell'animale, nella femmina ricettacolo del latte. Lat. Mamma, Uber.. Parte deretana de' Navili. Lat. Puppis.
m. Una sorta di pietra rossa con minutissimi schizzi bianchi, già dall'Egitto condotta in Italia: vien dalla voce Greca porphyrites, dalla Porpora, che dicono Porphyra. Comunemente si crede, che questa, siccome altre pietre, nel cavarla sia più tenera, di quando ella è stata fuori della cava, alla pioggia, al diaccio, al Sole; perchè tutte queste cose la fanno più dura e più difficile a lavorarsi. Anno osservato alcuni, che questa pietra non solo non si quoce
col fuoco, ma stando nella fornace non lascia mai quocer bene i sassi, che le sono attorno. È di tanta durezza, che dagli antichi tempi fino all'anno 1555 nessuno si trovò, che potesse quella maneggiare, per non esservi il modo di temperare scarpelli ed altri strumenti, da poterla lavorare; e in questo tempo al Serenissimo Granduca di Toscana Cosimo I. fu dato un segreto d'un'acqua, con la quale si temperavano i ferri durissimamente: con questo Francesco del Tadda Intagliatore da Fiesole lavorò la bella tazza della bella fonte de' Pitti e suo piede; il Ritratto di esso Granduca, e della Sig. Leonora di Toledo sua Moglie, ed una testa di Giesù Cristo. Dopo il Tadda, venne il segreto inRaffaello Curradi Fiorentino, il quale di essa pietra condusse più opere in Firenze, e fra esse la testa del Granduca Cosimo II. che è nella real Gallería. Questo Raffaello vestì l'abito di Frate Cappuccino, lasciando il segreto a Cosimo Salvestrini, pure Scultor Fiorentino, il quale fra l'altre cose intagliò il gran colosso del Moisè, che è nella grotta del palazzo del Serenissimo Granduca, e sonosi poi fatte altre cose, e fannosi tuttavía.