Filippo Baldinucci, Vocabolario toscano dell'arte del disegno (1681)

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Arco
m. Una linea curva che alcuna volta è una parte d'un cerchio; e quando l'arco è di mezzo cerchio, si dice
arco di tutto sesto
, e quando è meno, arco scemo.
Arco
. Si dice ancora alla covertura de' vani, definita da Leombatista Alberti per una trave piegata, o colonna torta, posta a traverso.
Arco acuto
o
Arco composto
. Quello che si fa di due archi scemi; e però nel congiugnersi i due archi scemi intersecandosi insieme, fanno nella sommita un'angolo, cosa che non segue all'arco intero o di tutto sesto, e allo scemo. Questi archi si fanno dagli Architetti mediante il congiugnimento di più
conij
insieme, alcuni de' quali stanno da basso con la testa sotto l'arco, e questi si chiamano
mosse degli archi
; altri stanno sopra nel mezzo, e si chiamano il serraglio; altri da' fianchi per custodia dell'arco. Albert.
Arco intero
. Quello che è composto della metà d'un cerchio, cioè che à per corda il diametro del cerchio intero, e si dice
arco di tutto sesto
.
Arco scemo
. Quello che à la sua corda minore di un diametro di cerchio intero, cioè che è una parte del mezzo cerchio.
Arco trionfale
. Un suntuoso edifizio usato dagli Antichi a capo delle vie, per farle apparir più belle; e all'entrare delle piazze, per quelle fare apparir maggiori, sotto i quali passavano i trionfanti.
Argano
m. Strumento di legname per uso di muovere, tirare in alto, calare a basso, materie d'eccedente peso.
Argentato
add. Che à la superficie d'argento.
Argentiere
Argentaio
m. Artefice che lavora d'argento.
Argentino
add. Di colore d'argento. Lat. Argenteus.
Argento m.
Metallo noto. Lat. Argentum.
Argilla
, e
Argiglia
f. Nome di terra tegnente e densa, della quale si fanno stoviglie, e altro.
Argine
m. Rialto di terra posticcia, fatto sopra le rive de' fiumi, per tener l'acqua a segno.
Aria
f. Uno de' quattro elementi caldo e umido. Lat. Aer.
Aria
. Per quella apparenza della fronte che nel primo aspetto mostra il genio e l'inclinazione dell'uomo: onde
aria bella
,
aria nobile
, etc.
¶. Di quì
di buon aria
; onde
Bonario
.
Aria di testa
. Termine usato da' nostri Professori, per esprimere l'aspetto de' volti; e dicesi
bell'aria di testa
, la più leggiadra, maestosa, o simile; e quella, che in asprezza, terribilità, o in altra qualsisia apparenza alla cosa che vuole l'Artefice rappresentare, è più e meglio appropriata; benchè più propriamente s'intenda fra gli Artefici, per bell'aria di testa, quella che à bellezza, maestà, e decoro.
Arimetica
f. Arte d'adoperare i numeri; è quella professione che si adopera intorno alla quantità discreta, una delle scienze subordinate alla Matematica. Lat. Aritmetica.
Arimmetico
m. Professore di arimmetica, abbachista. Lat. Aritmeticus.
Armadura
ed
Armatura
f. Guarnimento d'arme, che si porta per difesa della persona. ¶ E
armadura
chiamano alcuni Artefici tutte quelle cose, ch'e' pongono per sostegno, fortezza, o difesa delle loro opere; come l'armadura delle volte, de' pozzi, de' fondamenti, o simili; che son quei legnami, che si metton per sostegno della fabbrica.
Armato
add. Lo stesso che fornito, guarnito, munito, e simili.
Arme
f. Tutto quello del quale armasi chi che sia tanto a difesa, che ad offesa. ¶ Per impresa o insegna di Città, Comunità, e Famiglie, detta così perchè si delineava nelle armi difensive, come scudi, targhe, palvesi, e simili. Non tengono l'
armi
fra le cose difficili in materia d'Architettura ne' nostri tempi l'ultimo luogo; non tanto per se medesime, quanto per essersene fin quì fatte tante e tante, che si rende quasi impossibile il far cosa, in tutto e per tutto bella e nuova. Le parti dell'arme per lo più son tre: cioè lo
scudo
, l'
ornamento
, e il
segno d'onore
,
segno di nobiltà
,
segno di dignità
, o simili
. Lo scudo, che è lo spazio del mezzo, parte principalissima, è quello dove si figurano l'imprese, dette da Giovan Villani
Intrasegne
: l'ornamento intorno ad esso fassi dall'Artefice secondo il suo buon gusto; ed è quello nel quale consiste il concetto ed invenzione del medesimo Artefice; perchè negli antichi tempi, ed oggi ancora in molte parti d'Europa, si veggono senza ornamento. I segni di Nobiltà, Cavallería, Dignità, o simili; cioè nell'Ecclesiastico i Regni Pontificj, i Cappelli Cardinalizj, le Mitre e' Pastorali; nel Secolare l'Imperiali o Reali Corone, gli Elmi, i Bastoni, o altri, debbon farsi a simiglianza del vero, ne più nè meno. Circa all'origine dell'armi, pare ch'e' si possa affermare, col Cassaneode Gloria Mundi, che avendo gli Antichi in tre qualità distinte le condizioni degli uomini, cioè rispetto all'Agnazione, Gentilità, e Stirpe; a quella della Famiglia attribuivano solamente la Nobiltà. Questa era di coloro, come anche afferma Cicerone, che potevan mostrare l'immagine degli Antenati loro, a distinzione di quelli che ciò non potevan fare, i quali eran chiamati figliuoli della terra, e al tutto ignobili, e bassi: e fu costume appresso i Romani antichi, il portar ne' funerali esse immagini per testimonio di Nobiltà, come dice lo stesso Cicerone nel suo Oratore: onde è che l'immagini bene spesso soglion pigliarsi per segno di Nobiltà. Da queste immagini incominciarono poi secondo il Budeo, quei contrassegni di Nobiltà, che noi chiamiamo Armi, le quali si davano agli Eroi in premio delle loro virtuose azzioni. Nè ciò è punto inverisimile, perchè sappiamo che volendo Alessandro eternar le glorie degli Atleti, e de' gran Soldati, per rendergli più animosi alle conquiste, deliberò col consiglio d'Aristippo di far sì, che fossero tanto nell'onore, quanto nel guadagno ricompensati. Onde usò donar loro l'insegne, i vessilli, e altre simili spoglie. Queste arme dunque sono di due sorte, una di singular dignità, della quale si servono i Principi e' Signori, e l'altra de' Privati Nobili, o Popolari; nè possono questi appropriarsi l'armi de' propri Principi, senza delitto di lesa Maestà, nè lecitamente usurpare quelle d'altri Privati.
Con il contributo di