edf. Strumento di ferro sopra 'l quale gli Fabbri battono il ferro caldo per lavorarlo. Lat. Incus.
m. Anditi in riscontro con rivolte, e giravolte.
m. Tragetto stretto e lungo, che unisce le stanze disgiunte.
m. Voce usata da buoni Scrittori per significare una sala di mezzo a uso di ricever forestieri, o trattar negozj, a distinzione delle , le quali essi dicono esser destinate alle danze, nozze, e conviti.¶ Dicesi anche da' Toscani Androne, quell'andito a terreno per lo quale dall'uscio da via s'arriva al cortile delle case.
add. Che à angoli.
m. Quella inclinazione, che fanno due linee, o rette o curve, poste fuori di dirittura concorrendo in un medesimo punto. Lat. Angulus.. Quello ch'è minore del retto, e dicesi dagli Architetti.. Quello che si comprende dalla linea retta che suttende l'arco della porzione e dal medesimo arco di essa porzione.. Quello che è maggiore del retto, e dicesi .. Quella inclinazion che fanno due linee, o rette o curve, che sien poste in un medesimo piano, che si tocchino fra loro in un punto, e dicesi dagli Architetti.. Si trova questa voce detta a quell'angolo solido della cima d'una piramide; e talvolta viene inteso da' Prospettivi per quel contenuto da tutti i raggi visivi, che dal punto dell'occhio vanno a trovare i termini d'un'oggetto.. Quella scambievole inclinazione o apertura di due linee rette correnti in un medesimo punto, che non sien poste per diritto frà di loro: ed è di tre sorte, retto, ottuso, e acuto; il è uno de' quattro angoli, che da due rette linee poste in croce sì fattamente si circonscrive, che qualsivoglia degli altri li resti eguale; l'è quello, che è maggiore del retto; e l'è quello ch'è minore. altrimenti detto angolo a squadra. V. Angolo rettilineo.
f. Quella parte del corpo umano, che è tra la coscia e 'l corpo, allato alle parti vergognose.
add. Stretto. Lat. Angustus.
Spirito.¶ Pigliasi questa voce da' nostri Artefici per quello spirito, che rende le figure dipinte quasi vive, e animate; la quale, come lasciò scritto Giovambatista Paggi nella sua dotta Tavola, apparisce in esse introdotta, ogni volta che l'azzione o operazione di qualunque figura sia dal Pittore tanto naturalmente, propriamente, e chiaramente espressa, che non lasci luogo a dubitare se operino o non operino quello che egli à voluto rappresentate; ma ognuno prontamente, e senza difficoltà conosca tali operazioni nel dipinto, come nelle persone vive le conoscerebbe; e si conseguisce questa importantissima perfezzione con l'avvertire alle movenze, agli occhi, agli affetti; alle quali cose appartengono poi altre considerazioni intorno alla grazia nelle movenze, prontezza, vivacità, leggiadría bravura, tenerezza, gravità, e simili.. Termine usato da' Gettatori di metallo, i quali doppo aver fatto il modello della statua, tale appunto quale ella deve essere in opera, lo formano con gesso da far presa, tanto che la forma incavata viene in ogni sua parte ad improntarsi nel gesso come era appunto nel modello: poi sopra un palo di ferro più lungo di tutta la figura, fanno quella che noi diciamo Anima, mescolando terra con sterco di Cavallo e cimatura, le danno la medesima forma del modello tanto più scarsa di grossezza quanto vogliono che sia grosso il metallo, gettata che sarà la statua; e per cavare l'umidità della terra la vanno ingrossando a suolo a suolo, e cuocendola; poi l'accomodano nella forma con buone armature di ferro attraversate con perni di rame, e con altre diligenze. Finalmente doppo aver gettata nella forma di gesso cera liquefatta alla grossezza vogliono sia il metallo, e fatta comparire in essa cera la forma propria del modello della
medesima cosa così improntata, la qual forma di cera resta attacata all'anima sopraddetta, sopra di quella fanno, con terra cimatura e sterco di Cavallo l'ultima forma, nella quale deve gettarsi il metallo. Da questa cavano a forza di fuoco la cera, tanto che fra l'anima e la forma, resti il vacuo per la grossezza del getto, il quale poi fanno a loro piacimento.