f. Tramezzo che si mette per separare, per impedire il passo, e qualunque ritegno messo a traverso, acciocchè una cosa non rovini, o non si richiugga.
. Tramezzare con isbarra.
m. Lo sbattere, percotimento.¶ Tra' Pittori dicesi per lo stesso che ombra, cioè quella oscurità che fanno i corpi opachi sopra il piano, ove son posati, o sopra qualsivoglia altro corpo. V. Ombra.
add. Di color cilestro, o azzurro, altri azzuolo. Lat. Coeruleus.
. Divenire bianco d'una bianchezza livida e smorta, simile al pallore.
add. Da sbiancare, pallido, smorto.
. Divenir bieco, storcere, stravolgere.
Gettar fuor le bullette; e dicesi propriamente ad un certo gettar che fanno gl'intonachi di calcina (dopo esser ben secchi anche dopo molto tempo) d'una porzioncella di lor superficie per lo più di figura tonda, simile alla testa o cappello di una bulletta, lasciando un buco, simile a quello che fa la bulletta o chiodo nella muraglia nel cavarnelo fuori, con che si guasta ogni bellezza di bianco, o pittura, che sia sopra essa superficie. Questo male deriva da alcuni minuti pezzi di calcina non bene spenti, che sono particelle di alcuni sassi, che nella fornace son venuti eccessivamente cotti (che i fornaciai dicono ) i quali sassi per tale loro troppa cottura, rilevano, cioè si formentano, o vogliamo dire si spengono assai più tardi che gli altri, e sempre ve ne resta qualche parte de' non spenti. Devesi però avvertire da chi vorrà fare intonachi, di elegger calcina dolce, e molto stagionata, e rena ben lavorata, e di non pigliar la calcina che cade sotto la cola, ma quella che scorre per lo rimanente del trogolo, ove essa calcina si cola; perchè quei pezzetti cadendo a piombo, non essendo ben liquidi non si muovon di luogo, là dove la calcina liquida si porta e si sparge, libera da quell'imperfezzione, nelle parti più lontane. Ottima per tale effetto proviamo noi la calcina di Settimello, villa poco lontana da Firenze, che si fa d'un alberese, che non portato da fiumi, ma d'una cava dello stesso luogo, che nel calcinarsi si fa delicata, e morbida, e fa gran presa.
f. Propriamente la scoglia dura e scabbiosa che à il serpente, e 'l pesce, sopra le spalle. Lat. Squamma.
. Una certa superficie del ferro, che insieme con una ruggine, la quale si trova alle cave di esso ferro, serve per far colore da velare le finestre o vetriate di vetri colorati.
, o. Dicesi quel piccolo pezzuolo, che si leva da marmi, o da altre pietre, in lavorando con lo scarpello.
. m. Diminutivo di scaglione, piccolo scaglione.
m. Grado di scala.
add. Che à scaglie.
f. Strumento per salire, composto di scaglioni, o di gradi; alcuna stabile che è di pietra, o di legno; alcuna portatile di legno, e chiamasi , o di corda, o di seta.. Quel vano dell'edificio per mezzo del quale dall'abitazioni inferiori s'ascende alle superiori: e sono di due sorte, alcune che non anno gradi, o vogliamo dire scaglioni, servendo in luogo di quelli uno sdrucciolo, o pendo, sopra 'l quale si va salendo; altre anno scaglioni, o gradi, che servono al piede per salire. È opinione delli Architetti che la situazzione delle scale sia la più difficil cosa, che si faccia nell'edificio; attesochè in una scala son necessarj tre vani, ognun de' quali per lo più impedisce i loro disegni; il primo è la porta per la quale s'entra a salire la scala, il secondo è la finestra, che le deve dare il lume, acciocchè chi sale
e scende, veda quel che fa; il terzo è quello che vien nel palco, per lo quale si perviene al piano superiore, che però usano, affinchè le scale non guastino il luogo a' loro edifici, di non guastare essi il luogo alle medesime scale; che però assegnano loro luogo proprio distinto dall'altre abitazioni fino al tetto e coperta dell'edificio.