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Trovimisi un altro che in quel tempo, e per più Secoli prima di lui, sia maggiormente lodato, e che di esso se ne dica così altamente, ed io allora confesserò quello, e non Giotto, essere stato ne’ suoi tempi il primo e sovranissimo Maestro della Pittura: anzi non pur questa lode, ma volentieri anche gli attribuirò quell’altra, che con tanta verità e grazia attribuisce a Giotto il Poliziano, e gli altri tutti, che per lui la spenta buona maniera del Disegno, e della Pittura, cominciasse a rivivere al Mondo. E perch’egli è proprio de’ grand’uomini l’essere ancora discreti, Giotto medesimo che à goduto senza turbazione il possesso di questa gloria per quattro Secoli, credo che si starà in pace, e sarà contento di cedere il luogo, se gli sia messo innanzi da alcuno qualche altro Pittore, che intorno a’ suoi tempi, o poco prima, o poco doppo, non dico superiore, ma gli sia stato eguale, ed abbia avuto pari nominanza e fama. E frattanto io, al quale non è ancor venuto a notizia che a puro uomo e solo, sia stato liberale il Cielo di tutto il conoscimento, e di tutto il sapere, di tutte le notizie, ch’egli à compartito a tutti gli altri insieme, me ne starò nella mia buona fede, di credere che quello che’l moderno Autore predetto in tal particolare s’è messo a scrivere, contro l’uniforme sentenza di sì grand’uomini, e contro tutto ciò che’l fatto medesimo dimostra, non faccia maggior prova, di quel che se stato scritto non fosse: e se egli, dopo di ciò, di nuovo scriverà, io mi protesto avanti a tutto il Mondo, che per non cadere nel solenne errore, di tenermi da tanto, da poter’ io solo pigliar l’armi, non dico in offesa, ma eziandio in difesa d’un Esercito poderoso di Letterati e Maestri dell’Arte, stato per quattro interi secoli venerabile ad ogni penna, io mai più non scriverò.

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