Pervenuto finalmente Tommaso all’età non di ventisei anni (come il afferma, seguitato da altri molti) ma di quarant’uno, come abbiamo dimostrato, trovandosi in quel posto d’eccellenza nell’arte, che si è detto: promettendo anche di sé avanzamenti assai maggiori; assalito da improvviso accidente, fu tolto al mondo tanto in un subito, che fu creduto da’ più, che alcun malvagio professore di pittura o d’altro, per invidia lo avesse avvelenato. In tal modo dunque rimase estinto un così bel lume della pittura, la quale in vero non è meno obbligata a Tommaso , che solo e senza aver chi imitare fra gli artefici di que’ suoi tempi, né tampoco fra quegli stati avanti a sé, in così bel posto la ridusse, di quello che ella sia tenuta a Cimabue e Giotto , che 150. anni prima l’avevano richiamata alla vita. Fu la sua morte di estremo dolore a tutta la città di Firenze: e Filippo di ser Brunellesco , che gli era stato maestro nella prospettiva, quel grand’uomo, che a tutto il mondo è noto, ebbe a dire, che i professori nella mancanza di Masaccio avevan perduto quanta mai potevano perdere. Fu il corpo suo sepolto nella soprannominata Chiesa del Carmine , correndo allora, per quel che dice un buono autore, l’anno 1443.