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i crede Discepolo d’ANDREA TAFI, fioriva del 1300. Si maraviglierà forse alcuno, che fra tanti Pittori nobili, e famosi per l’arte loro, de’ quali ò intrapreso a parlare, io dia luogo anche a Calandrino, quasi che porti il pregio del trattar di lui particolarmente, che a dir vero fu Uomo, più per le sue Fanciullaggini ridicoloso, che per lo valore nel suo mestiere ammirabile. Ma pure perché niente è nell’antichità dispregievole affatto, e della quale non torni talvolta in acconcio il far memoria; e anche perche se ben si considera la nostra natura è sopra modo curiosa, e vaga di novità, e non solo le aggrada il vedere, e l’udire una gran bellezza, una grande eccellenza, ma le nuove, e le stravaganti maniere ancora ci rivolgono a loro, porgendoci non ordinario diletto, ed ammirazione: però se io ora non potrò lodare Calandrino nell’artifizio della pittura, e nella profondità dell’ingegno, il suo medesimo nome, il quale ormai è ito in proverbio, e che vien celebrato dal nostro leggiadro favoleggiatore, fa che non sia fuor di proposito il narrare alcune poche cose della sua semplicità, e stranezza di natura, la quale l’à fatto famoso; e se il Greco Poeta per render più vaghi i suoi canti non recusò di mescolar fra gli Eroi il suo Tersite, non meno brutto, e scontraffatto di corpo, che strano di costumi, penso che non sara imputato a me il dar luogo tra Uomini di gran valore nell’arte, e di maniere aggradevoli anche a costui.

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