Consideri ora il mio Lettore a quali cimenti mi sia trovato nel compilar la vita dell’eccellente Miniatore Oderigi da Gobbio; perché oltre al non essere egli di questa Città, né di questi nostri tempi, così piccola è la memoria, e così rare le notizie, che di lui abbiamo trovate nella sua Patria, e nel gran numero d’Autori antichi, e moderni, e fra l’infinite memorie antiche manoscritte, le quali per l’effetto d’andare ordinando questa nostra operetta abbiamo con molta fatica riconosciute, e scorse, che non ci ha recato maraviglia che il Vasari così per passaggio potesse solo dir di lui, di chi e’ fu amico, dove operò, e d’avere una reliquia, un miserabile avanzo de’ suoi pennelli; onde se non fusse stata la tromba sonora del Divino Poeta Dante , il quale ne’ suoi versi lasciò di quest’Uomo così onorata memoria chiamandolo l’onor di Gobbio, e l’onor dell’arte del miniare, appena si saperebbe chi ei fusse. Il perché se circa quel poco che si dirà di lui cioè intorno alla Scuola dond’egli uscì, al tempo in cui fiorì, all’opere, e a’ discepoli ch’e’ lasciò, non vedrassi scorrere francamente la penna, ma quasi andar tentoni, mendicando per così dire, le prove, doverò io per le sopraccennate cagioni venir scusato, e compatito.