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Dipignendo in Napoli per quel Re, egli medesimo bene spesso si portava al luogo dove Giotto operava, non tanto per lo diletto di vederlo dipignere, quanto per sentire i suoi ragionamenti. Una volta gli disse il Re: Giotto, s’io fussi te, ora ch’e’ fa sì gran caldo, io lascerei un poco stare il dipignere: Il simile farei io, rispose Giotto, s’io fussi voi. Racconta il Vasari, che il medesimo Re richiedesse un giorno Giotto, ch’e’ dipignesse il suo Reame. Giotto gli dipinse un Asino imbastato, che teneva a’ piedi un altro basto nuovo, e fiutandolo faceva sembiante di desiderarlo, e in su l’uno, e l’altro basto era la Corona reale, e lo scettro della potestà; e che domandato Giotto dal Re di quello, che cotal pittura significasse, rispose: Tali i sudditi suoi essere, e tale il Regno, nel quale ogni giorno nuovo Signore si desidera. Fin qui il Vasari.

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