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Narra il già nominato Benvenuto da ImolaComento sopra la Commedia di Dante, che mentre Giotto dipigneva in Padova una Cappella, dove già era l’Anfiteatro, pervenne esso Dante in quella Città, e che per essere a Giotto molto amico, fu da lui in casa amorevolmente ricevuto, dove a prima vista s’incontrò in alcuni figliuoletti di Giotto, e vedutogli più che ordinariamente brutti, cioè in tutto, e per tutto simili al Padre, il quale quanto fu più bello nell’animo, tanto fu deforme nel volto. Disse a Giotto: Egregio Maestro, io molto mi maraviglio, che avendo voi fama costante per lo Mondo di non aver pari nell’Arte della Pittura, così belle facciate ad altri le figure, ed a voi medesimo sì brutte: al che Giotto sorridendo rispose: (per usar le parole dell’Autore): Quia pingo de die, sed fingo de nocte: risposta, che a Dante molto piacque, non già perché nuovo tal concetto gli arrivasse, avendosi ancora un simile ne’ Saturnali di Macrobio: ma per vederlo rinato dall’ingegno di tant’Uomo.

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