Filippo Baldinucci, Vocabolario toscano dell'arte del disegno (1681)

Lemma - Vernice

Vernice
. f. Un composto d'olio d'abeto e olio di sasso o di noce, e mastico con olio di sasso o pure d'olio di spigo bollitovi polvere di sandaraca, o vero trementina di Venezia, e mastico con acquavite; serve per dar sopra le pitture, acciò tutte le parti delle medesime, anche quelle, che per la qualità, e natura del colore fossero prosciugate, ripiglino il lustro, e scuoprano la profondità delli scuri.
Vernice dura
. Vernice la quale si distende in sul rame per intagliarlo a acqua forte: si fa con once cinque di pece greca, once cinque di resina comune, fondute a fuoco lento in una pentola di terra nuova netta e bene invetriata, aggiungnendo once quattro di buono olio di noce, e facendola star mez'ora al fuoco; fredda che sia, se sarà viscosa come la pania, allora si leverà, e si passerà per un panno nuovo, facendola cadere in un vaso di maiolica bene invetriato, poi si serrerà in una buccia, o caraffa di vetro ben grossa, o in altro vaso bene invetriato, e che si possa turare. Questa vernice basta così fatta molti anni, e sempre diventa migliore.
Vernice grossa
. Una vernice, che serve per intonacare per a olio.¶ Et agli Stampatori per far lo 'nchiostro.
Vernice tenera
. Vernice che si distende in sul rame per intagliarlo a acqua forte: e si fa con once una cera vergine, bianca e netta, once una mastice in lacrima, once una e mezzo di aspalto, e macinati insieme la mastice e l'aspalto, e fatto poi fondere la cera in vaso bene invetriato, e spolverizzandovi a poco a poco la mastice e aspalto, e ben dimenandoli per un quarto d'ora al fuoco; poi si fa passare per un fazzoletto, e si vota in un piatto dove sia acqua pura, e se ne fa con le mani ben pulite un rocchietto. Questa vernice differisce dall'altra, che si dice vernice dura, in questo, che essendo più tenera non si dà strutta, come l'altra, ma si mette in un pannicello lino, quale si va fregando egualmente per tutto il rame ben caldo, onde quella struggendosi a poco a poco al tocco del rame caldo, viene a coprir quanto basta; di poi con la piuma d'una penna si và distedendola egualmente per tutto, poi s'annerisce col fumo della candela di sego, come l'altra, con questo però che la candela stia alquanto più lontana dal rame di quel ch'ella si terrebbe se la vernice fusse dura, perchè il calore non la strugga, e consumi: questa sorte di vernice tenera per lo più non è usata.
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