Filippo Baldinucci, Vocabolario toscano dell'arte del disegno (1681)
Lemma - Porfido
m. Una sorta di pietra rossa con minutissimi schizzi bianchi, già dall'Egitto condotta in Italia: vien dalla voce Greca porphyrites, dalla Porpora, che dicono Porphyra. Comunemente si crede, che questa, siccome altre pietre, nel cavarla sia più tenera, di quando ella è stata fuori della cava, alla pioggia, al diaccio, al Sole; perchè tutte queste cose la fanno più dura e più difficile a lavorarsi. Anno osservato alcuni, che questa pietra non solo non si quoce
col fuoco, ma stando nella fornace non lascia mai quocer bene i sassi, che le sono attorno. È di tanta durezza, che dagli antichi tempi fino all'anno 1555 nessuno si trovò, che potesse quella maneggiare, per non esservi il modo di temperare scarpelli ed altri strumenti, da poterla lavorare; e in questo tempo al Serenissimo Granduca di Toscana Cosimo I. fu dato un segreto d'un'acqua, con la quale si temperavano i ferri durissimamente: con questo Francesco del Tadda Intagliatore da Fiesole lavorò la bella tazza della bella fonte de' Pitti e suo piede; il Ritratto di esso Granduca, e della Sig. Leonora di Toledo sua Moglie, ed una testa di Giesù Cristo. Dopo il Tadda, venne il segreto inRaffaello Curradi Fiorentino, il quale di essa pietra condusse più opere in Firenze, e fra esse la testa del Granduca Cosimo II. che è nella real Gallería. Questo Raffaello vestì l'abito di Frate Cappuccino, lasciando il segreto a Cosimo Salvestrini, pure Scultor Fiorentino, il quale fra l'altre cose intagliò il gran colosso del Moisè, che è nella grotta del palazzo del Serenissimo Granduca, e sonosi poi fatte altre cose, e fannosi tuttavía.