Filippo Baldinucci, Vocabolario toscano dell'arte del disegno (1681)
Lemma - Anima
Spirito.¶ Pigliasi questa voce da' nostri Artefici per quello spirito, che rende le figure dipinte quasi vive, e animate; la quale, come lasciò scritto Giovambatista Paggi nella sua dotta Tavola, apparisce in esse introdotta, ogni volta che l'azzione o operazione di qualunque figura sia dal Pittore tanto naturalmente, propriamente, e chiaramente espressa, che non lasci luogo a dubitare se operino o non operino quello che egli à voluto rappresentate; ma ognuno prontamente, e senza difficoltà conosca tali operazioni nel dipinto, come nelle persone vive le conoscerebbe; e si conseguisce questa importantissima perfezzione con l'avvertire alle movenze, agli occhi, agli affetti; alle quali cose appartengono poi altre considerazioni intorno alla grazia nelle movenze, prontezza, vivacità, leggiadría bravura, tenerezza, gravità, e simili.. Termine usato da' Gettatori di metallo, i quali doppo aver fatto il modello della statua, tale appunto quale ella deve essere in opera, lo formano con gesso da far presa, tanto che la forma incavata viene in ogni sua parte ad improntarsi nel gesso come era appunto nel modello: poi sopra un palo di ferro più lungo di tutta la figura, fanno quella che noi diciamo Anima, mescolando terra con sterco di Cavallo e cimatura, le danno la medesima forma del modello tanto più scarsa di grossezza quanto vogliono che sia grosso il metallo, gettata che sarà la statua; e per cavare l'umidità della terra la vanno ingrossando a suolo a suolo, e cuocendola; poi l'accomodano nella forma con buone armature di ferro attraversate con perni di rame, e con altre diligenze. Finalmente doppo aver gettata nella forma di gesso cera liquefatta alla grossezza vogliono sia il metallo, e fatta comparire in essa cera la forma propria del modello della
medesima cosa così improntata, la qual forma di cera resta attacata all'anima sopraddetta, sopra di quella fanno, con terra cimatura e sterco di Cavallo l'ultima forma, nella quale deve gettarsi il metallo. Da questa cavano a forza di fuoco la cera, tanto che fra l'anima e la forma, resti il vacuo per la grossezza del getto, il quale poi fanno a loro piacimento.