Discepolo di Paolo Uccello, Nato intorno al 1380, viveva nel 1466.
Ci conviene dar principio alle notizie di questo artefice, coll’accusar Giorgio in ciò, che appartiene alla cognizione, ch’ei pretese di darci del tempo della vita di lui; avendo esso lasciato scritto, che nel 1368 egli venisse a questa luce; ma abbiamo trovato nell’altre volte nominato Diario di Neri di Lorenzo di Bicci, che Alesso Baldovinetti, insieme con Zanobi Strozzi, si trovò dell’anno 1466 a stimare la tavola di Santo Romolo di Firenze, fatta dal medesimo Neri di Bicci pel Vescovo Bartolommeo Lapacci Priore di quella Chiesa. Perché niun altro fu mai di questo nome e cognome pittore in Firenze, per quanto si ha dagli antichi e moderni autori, bisogna dire, che egli nascesse almeno circa quindici anni dipoi a quello, che dicevano, cioè intorno agli anni 1380. Ed oltre a ciò si conoscono chiaramente le opere di questo maestro della scuola di Paolo Uccello: e fatto computo de’ tempi dell’uno e dell’altro pittore, si trova, che appunto egli gli potè essere maestro nella sua giovenile età, nella quale afferma che egli si applicasse alla pittura. Aggiungasi finalmente al detto di sopra, per prova assai chiara, che Alesso fu maestro nella pittura e nel musaico di Domenico del Grillandajo: e che Domenico morì nel 1493 di anni quarantaquattro, che è quanto dire, che Domenico nascesse del 1449. Ora se Alesso fosse nato del 1348, come poteva essergli stato discepolo Domenico, che nacque nel 1449. Venendo ora alle opere di Alesso, possiamo dire, che egli non fosse nel dipingere tanto secco quanto Paolo, e che molto più di esso anch’egli si discostasse dalla maniera antica, mercé l’esser vissuto ne’ tempi de’ suoi più fervorosi studj, Masaccio da San Giovanni. Dipinse in Firenze la tavola e Cappella maggiore in Santa Trinita, della nobil famiglia de’ Gianfigliazzi, dove si veggono ritratti al naturale molti grand’uomini di quei tempi: e nel Cortile della Santissima Annunziata, in quella parte del muro, che è immediatamente dietro a detta Santissima Immagine, colorì la storia della
Natività di Cristo Signor Nostro: ed altre opere fece nella medesima città. Si affaticò molto intorno a’ Musaici; per lo che gli fu data a restaurare la Tribuna del Tempio di San Giovanni, fatta fino dell’anno 1225 da Frate Jacopo da Turrita, pittore di musaici di quei tempi, Religioso dell’Ordine di San Francesco, nella quale opera si portò molto bene. Insegnò anche quest’arte a Domenico Grillandajo, il quale nella Cappella maggiore in Santa Maria Novella lo ritrasse al naturale accanto ad una figura rappresentante lui medesimo, nella storia quando Giovacchino è cacciato dal Tempio, ed è quella di un vecchio raso con un cappuccio rosso in capo. Trovasi essere stato questo maestro descritto degli Uomini della Compagnia de’ Pittori l’anno 1448, che è quello appunto, nel quale lo dà per morto, essendo, come si è detto, sopravvissuto fino all’anno 1466. Racconta che Alesso già vicino alla vecchiezza, per viversi quieto, si commesse nello Spedale di San Paolo: e che fosse per esservi più volentieri ricevuto, o pure seguisse ciò a caso, facesse portare nelle sue stanze un grande e pesante cassone, quasi mostrando, che in esso gran danari vi fossero riposti: e che ciò anche si desse ad intendere lo Spedalingo e suoi ministri eziandio, i quali sapendo, che egli allo Spedale avea fatta donazione per al tempo della sua morte, gli facessero poi gran carezze; ma venuto che fu a morte il pittore, non altro si trovò in quel cassone, che carte disegnate, ed un libretto del modo di lavorare. Fu Alesso la stessa cortesia, e più degli amici, che di sé stesso; onde da chi ben lo conobbe, non si ebbe poi per gran fatto, che poco o nulla egli avanzato avesse; onde col fine de’ giorni si trovasse essere stata data fine alla roba e a’ contanti.