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Doveavansi fare alcune Pitture nell’antica Chiesa per entro la Cappella, che stata di diverse famiglie, poi fu ed è della nobil famiglia de’
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A’ PAESANI DEL
Credidit ut CIMABOS picturae castra tenere; Sic tenuit. Verum nunc tenet astra poli,
Credette
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IV. 1334 Un Fu
Fu ed è
Provveditore della detta opera di
Tabulam depictam de manu
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Venghiamo adesso a far nota d’alcuni pochi Autori fra’ molti, che sono stati NEL SUO PASSATO E PRESENTE SECOLO, cioè di alcuni di quegli che prima del
Pittori celebrati da’ nostri Poeti,
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XXXV. 1540 Ben’è vero, che nissuna Arte fu trovata e compiuta, o in un medesimo tempo, o da un solo, ma di mano in mano, e da
diversi; perché sempre si va o aggiugnendo, o ripulendo, o quello che manca, o quello che è rozzo e imperfetto; e perciò disse
Credette
Potremmo addurre infiniti altri esempi, sì di molte altre città, e sì massimamente di
Vi fu
Non solo in questo tempo, ma per molt’anni andati fu
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XLI. 1568 Il Citato Ma tempo è di venire oggi mai alla Vita di
Inter aulam, quam salam Concilij vocant, et hanc, quam supra descripsi, porticum, est alia porticus oblonga etc. in cuius fine occidentem versus, est pulpitum marmoreum à Bonifacio VIII. factum, totum ferè depictum, emblematibus ornatum; pulpitum extra Concilij aulam porrectum est totum è lateribus è marmore factum, picturæ pro temporum conditione elegantissimæ, existimantur
Quando come volle Iddio l’anno 1240. nacque in
Io ho favellato delle cose di
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E pure l’opere di
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Ora per tornar laonde partimmo; chi chiamasse, o Plus licuit nulli pingere, nec melius,
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Dice il
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Fu la Patria di questo Artefice
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Fu la Patria di questo Artefice
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Scultore, e Architetto discep. di
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Onde poi fu la detta Immagine abbellita di ricchissimi, e dispendiosi ornamenti, e tuttavia si onora dal concorso di tutta la Città; ma di questo particolare si parlerà altrove. Un moderno Autore Toscano per altro letterato in un suo discorso di Pittura che lasciò manoscritto riprese il
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Lasciando io ora da parte questa ragione, che a mio parere nulla stringe, io trovo che il
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Non parrebbe dunque verisimile che
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Ma se consideriamo ciò che dal detto d’alcuni
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Non sarebbe dunque vero che
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Questa notizia fa conoscer chiaro l’errore del Franco, del quale non posso che parlare con un poco più di rispetto, come quello che venne giudicato a que’ tempi eguale ad ogni altro anche allo stesso
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Or quì si contenti il Lettore, che quantunque mio intento sia nel portar le notizie degli Artefici l’andar ristringendo al possibile le cose, che da altri furon dette, ora ch’io debbo trattare d’un tal’ Uomo, a cui queste belle arti tanto sono obbligate, io mi discosti alquanto da quello, ch’io mi proposi, e in ciò che all’opere di lui appartiene, io racconti in ristretto non solo tutto quello, che il
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Nell’altra di
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Finito le 32 storie della
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Erasi appunto in quella Città finita di alzare la bella fabbrica del
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Doppo fu da
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Onde accrescendosi il gusto di tal modo d’operare, insorsero poi doppo la
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Ch’egli fusse ancora Scultore attesta il
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Oltre alle notate di sopra molte altre pitture fece
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Dipignendo in
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Questa vivacità di spirito ritenne egli fino all’ultima età, ed era già vecchio, come notò il mentovato
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Il detto
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L’amore ch’io porto a quest’Arti, e per conseguenza a
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Consideri ora il mio Lettore a quali cimenti mi sia trovato nel compilar la vita dell’eccellente Miniatore
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Non è dubbio adunque che
O dissi a lui non sè tu
L’onor d’
Ch’aluminare è chiamata in
Frate diss’egli più ridan le carte
Che pennelleggia
L’onore è tutto or suo, e mio in parte.
Ben non sarei stato si cortese
Mentre ch’i’ vissi, per lo gran disio
Dell’eccellenzia, ove mio core intese.
Di tal superbia qui si paga il fio;
Et ancor non sarei qui, se non fusse,
Che possendo peccar mi volsi a Dio.
Oh vanagloria dell’umane posse!
Con poco
Se non è giunta dall’etadi grosse.
Credette
Tener lo campo, et ora à
Sicche la fama di colui oscura, etc.
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Attesta il
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Quanto alla prima, vissero questi tre nel medesimo tempo: Di E DI SUA MANO EGREGIAMENTE DISEGNAVA
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Siccome dalle fattezze, dalle inclinazioni, e da’ costumi ritraggono la somiglianza de’ loro genitori i figliuoli naturali; e così e non altrimenti addiviene negli allievi d’ogni professione, che sono i figliuoli, per così dire, artificiali; perché non solo le fattezze, cioè la maniera d’operare, esprimono il Maestro, che loro insegnò, ma ancora i costumi, i concetti, l’opinioni, e l’usanze medesime, che ebbe quello in proprio, avendole imbevute con la disciplina, che da esso impararono, secondo quel nostro volgare proverbio, che a chi usa andar col zoppo, si appicca di quel modo di camminare. In quella nobiltà di concetto, che ebbe Credidit ut Cimabos picturæ castra tenere / Sic tenuit, etc.
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Ma quantunque si ricavi dal
Et un di lor (non questi che parlava)
Si torse sotto’l peso, che l’impaccia.
E videmi, e conobbemi, e chiamava
Tenendo gli occhi con fatica fisi
A me che tutto chin con loro andava.
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Certo è, che egli visse intorno al 1300. Ma se ei lo trapassasse, e non v’arrivasse, rendesi appresso delli scrittori assai dubbioso: perché se sussistesse l’asserzion del
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Se questo Autore à cavato dal
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Dice il
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A
Adorazione de’ simolacri proibita al popolo di
Albero della casa di
Apologia a pro delle glorie della
Autori, che appresso i Greci scrissero avanti a
Avanti a
Amicizia tra
Amicizia tra
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Due segnalati Novellatori Fiorentini anno parlato di tal maestro. Il primo, e’l principale fu
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Dipinse in oltre
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Finalmente perché rare volte accade, che simili huomini di buon tempo, si dieno a pensare a tutto ciò che col crescere dell’età, e col mancar delle forze è per succeder loro, nel fine si condusse costui dopo i gran guadagni, fatti ne più verdi anni, in tanta povertà, che trovandosi privo d’ogni aiuto, aggravato da infermità, nello
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Ne sia chi dica, che le cose, ch’ei raccontò di costoro, fossero pure invenzioni per abbellimento de’ suoi Scritti, perché non solo sappiamo noi di certo per molti indubitati riscontri, che furono al mondo questi tali uomini, de’ quali ei parlò, che egli non averìa nominati in cose tali, s’elle non fossero state vere, ma io stesso ricercando fra l’antiche Scritture, ho ritrovato essere anche verissime alcune
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Tornandosene poi
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Discepolo di
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Non fu meno valoroso nel gettare di bronzo; onde avendo
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Fioriva del 1330.
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Discepolo di Simon Memmi, fioriva del 1325.
Questo pittore, che dal Lippus me pinxit Memmi, rem gratia tinxit.
Opus Memmi de Senis me fecit
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Discepolo di Grandissima arte appare in
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Molte furon l’opere di questo gran maestro fatte per l’
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Discepolo di
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Della Scuola di
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Discepolo di
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Essendosi a tempo di questo pittore ridotte a termine le volte della
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Il primo Oratorio di questi artefici fu la
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Ne’ tempi di costui operarono altri discepoli d’
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Discepolo d’
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Discepolo di
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Discepolo d’
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Colorì poi, come a suo luogo si dirà,
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Datosi poi agli studj d’architettura, fece in quegli si gran progressi, che in breve potè con suo modello edificare la bellissima
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Soggiugneremo per ultimo, che lo scrittor moderno, di cui parlammo pur dianzi, ha creduto equivoco del l’aver affermato, che la sacra imagine di Maria Vergine ornata da questo
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Tornando ora all’
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Questo
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Discepolo di
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Si crede discepolo di
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Discepolo d’
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Trattò finalmente de’ musaici, del macinare i colori a olio per far campi
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Ora io mi persuado, che chiunque leggerà quanto io ho portato in questo luogo, dico ciò che già fu scritto da
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Io aveva già tutte queste cose scritte, quando dall’eruditissimo
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Avendo questo artefice inteso, che nella Città di Firenze l’
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E credami il mio Lettore, che io non mai avrei saputo a me stesso persuadere, che al
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Discepolo di
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Dicasi però contro a quello che il
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Questo pittore adunque imparò l’arte da
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Tornando ora al nostro pittore, ebbe egli nella sua prima età, come ci lasciò scritto lo stesso
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Vi colorì ancora il
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Discepolo d’
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Discepolo d’
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E
Empoli Terra di Toscana.
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S
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Nato nel 1378. ? circa il 1455.
Dovendo io ora parlare di
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Or nel 1496. io trovo, che
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Dice poi il
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Or venendo a parlare della persona di lui, dice il
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Ma tempo è ormai di ripigliare il filo dell’Istoria, e parlare delle altre opere di questo grande artefice, colle quali egli abbellì non poco la patria nostra, ed accrebbe a sé stesso gloria immortale. Fece egli dunque anche l’altra bella figura
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Resterebbe a narrare il tempo, nel quale il nostro
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Era in que’ primi lor tempi la città di Bruggia abbondantissima di ricchezze, per la gran copia de’ mercanti di diverse nazioni che vi si trovavano, de’ gran negozj che vi si facevano, e commercio che aveva con tutte le parti del Mondo: maggiore al certo di quelli di qualsivoglia altra città di Fiandra. E perché è proprio delle buone arti, quivi piantar loro fortuna, ove più abbondano le ricchezze, a cagione dell’esser quivi bene ricompensate; il nostro
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Ma tornando al nostro
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Discepolo di
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Discepolo di
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Ebbe
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Nato 1387, ? 1455.
Questo celebre artefice, come diremo nel proseguimento di questa narrazione, si trova in alcune antiche carte scritto con questo nome, cioè:
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Non so se avanti o dopo di aver condotta quest’opera, dipinse il buono artefice tutta la
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Opera del suo scarpello furono anche i quattro Santi, che nella medesima
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Io però mi son sempre molto maravigliato, come potesse lo stesso
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Io trovo, che fu costui adoperato anche in cose di Architettura dagli Operai di
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Nacque dunque questo celebratissimo Pittore di un molto onorato uomo, Notajo di professione, la quale in quel tempo era in Firenze molto riputata; onde coloro, che la professavano potevano essere abilitati per la Maggiore a tutti i principali ufizj della città. Il nome di lui fu ser
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Fu anche opinione di molti, che nella medesima
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Fra le tavole, che
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Questo
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Della scuola di
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Fu
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Nato 1416. ?1484.
Fu maestro ragionevole, ed operò molto a fresco e a olio. Nella città di Firenze vedesi di sua mano nel
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Discepolo di
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Discepolo di
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Discepolo d’
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Se crediamo a ciò, che scrisse il
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Della scuola di
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Discepolo di
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Ma avendo sentito celebrare i maravigliosi cartoni, fatti in Firenze da
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Fu
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Discepolo di
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Nato 1479, morto 1554.
È controversia fra alcuni intorno al luogo, onde questo artefice trasse i suoi natali.
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Fioriva circa il 1510.
Ebbe questo Pittore i primi insegnamenti dell’arte dal
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Originario di Firenze, pittore e architetto.
Discepolo di
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Discepolo di
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Discepolo di
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Or qui bisogna prima, che sappia il mio lettore, che costui dell’anno 1566, quattro anni avanti alla sua morte, che seguì poi in Firenze l’anno 1570, aveva scritte in gran parte di proprio pugno, un grosso e assai curioso volume di tutto il corso della sua vita, fino a quel tempo, il qual volume oggi si trova, fra molte degnissime e singolari memorie, nella
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Discepolo di
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Discepoli di
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Dopo, che
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Discepolo di
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Discepolo di
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Discepolo di
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