Nominativo - Tommaso Cambi Fiorentino

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo ed Erede di Raffaello da Urbino, nato nel 1488, morto 1528. Toccò in sorte a questo Artefice di esser messo, fin da piccolo fanciullo, nella scuola del gran Raffaello, come noi usiamo dire, per fattorino; onde fino da quella età fu chiamato il Fattore, cognome, che poi ritenne per tutto il tempo di sua vita. E perché fu giovane di buona natura, meritò, che Raffaello, in vita, se lo tenesse come figliuolo, ed in morte, lo lasciasse, insieme con Giulio Romano, altro suo amato discepolo, erede delle sue facoltà. Fu gran disegnatore, e tanto ne’ disegni, i quali usava di terminare con gran diligenza, quanto nell’opere, imitò assai la maniera del maestro: al quale, con altri suoi condiscepoli, ajutò nelle Logge de’ Leoni, e a’ cartoni per gli Arazzi della Cappella del Papa e del Concistoro. Operò bene di paesi e di prospettive, e fu il suo colorire tanto a fresco, che a tempera e a olio, molto lodevole. Dipinse a Monte Giordano in Roma una facciata a chiaroscuro: e in Santa Maria dell’Anima un San Cristofano alto otto braccia, con un romito dentro una caverna. Ajutò ancora al maestro nella Loggia de’ Ghisi in Trastevere, ed in molte tavole e quadri: e dopo la di lui morte, insieme con Giulio Romano, finì molte delle sue opere, che rimasero imperfette, e particolarmente quelle della Vigna del Papa e della Sala grande di Palazzo. Venutosene poi a Firenze, fece per Lodovico Capponi, sul canto di una sua villa, detta Mont’Ughi, sopra l’erta canina, lontano un miglio dalla città, fuori della Porta a San Gallo, un tabernacolo, che ancora oggi si conserva, dove figurò Maria Vergine con Gesù. Andatosene a Napoli vi si trattenne qualche tempo, appresso a Tommaso Cambi Fiorentino, che molto lo favorì, e vi fece opere assai, e guadagnò gran denari; ma come quello, che molto si dilettava di giuoco, mandando sempre ad un medesimo passo le perdite di quello, co’ guadagni del suo mestiero, giunto all’età di quarant’anni, e sopraggiunto dalla morte, ebbe poco che pensare a provvedersi di erede.

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