Nominativo - Tessa

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 66

Vedi

Venendo ora ad altri particolari di Calandrino , i quali da più luoghi pure del Boccaccio ò raccolti, dico ch’e’ fu Uomo semplice, e di nuovi costumi, di grossa pasta, avaro, e che volentieri beveva quando altri pagava; usò praticare il più del tempo con i già notati due Dipintori Bruno , e Buffalmacco , Uomini sollazzevoli molto, ma per altro avveduti, e sagaci, li quali con esso usavano; perciocché de’ suoi modi, e della sua semplicità sovente gran festa prendevano, ed a questi aggiunse un altro lor compagno pur Dipintore, che fu il soprannominato Nello . Ebbe per moglie una bella, e valente Donna, parente dello stesso Nello , chiamata Tessa , nome tronco di Contessa, che gli voleva bene, ma lo faceva stare a segno, usando con lui, com’e’ si suol dire, il pettine, e’l cardo.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 67

Vedi

Un’altra volta questi suoi buoni compagni l’andarono a trovare in una sua Villuccia (in tempo, ch’e’ v’era solo) non molto lontana da Firenze, ch’egli aveva auta in dote dalla Tessa sua moglie, con animo di restarsi a cena da lui, e anche passarsi con esso, e alla sue spese qualche giornata. Al loro arrivo per mostrarsi un buon massaio, o come noi oggi diremmo un buono Economo, fecegli Calandrino di subito vedere un porco, ch’egli aveva morto in sul suo podere; ma per quel che toccò alla cena, per la sua solita taccagneria invitogli così alla trista, ch’e’ non vi vollero stare, e in quel cambio pensarono al modo di rubargli il porco, il che venne loro ben fatto. E dipoi con un bizzarro strattagemma seppero così ben fare, che diedero ad intendere a lui d’esser’ egli stesso stato quello che a sé medesimo l’avesse rubato; e di più riuscì loro con due paia de’ suoi capponi farsi pagare l’invenzione. Era seguita la morte d’una Zia di Calandrino, che gli aveva lasciato dugento lire di piccioli contanti, quando egli impazzando dietro a que’ danari diedesi a far disegni per quelli impiegare in beni stabili, e da li innanzi non si scopriva vendita di beni, alla quale egli non s’affacciasse, e come s’egli avesse avuto da spendere dieci mila scudi, non lasciava aver quiete a’ Sensali, perché gli aiutassero a conseguir l’intento, tenevane poi mercato, il quale sempre si guastava quando al prezzo del Podere si perveniva; ma Bruno, e Buffalmacco con gli altri suoi compagni avrebbon pur voluto, che que’ danari ad altro uopo servissero che a comprar terreno, e tuttavia il rimproveravano per lo pensiero, ch’e’ si prendeva di far co’ suoi procaccio di terra, quasi che avesse a far pallottole, e frattanto pensavano ogni modo di cavargliene qualcuno da dosso.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 67

Vedi

Una volta a tale effetto gli diedero ad intendere ch’egli era ammalato, e poi accordatisi con M. Simone Medico gli fecion credere d’esser pregno, e doppo che si furon presi il gusto, che lor parve di questa beffe, l’infermo con una finta medicina guarì, e spregnò, ed essi si goderon col Medico, e roba, e danari, che s’eran fatti dare per quella cura: mentre Calandrino, al quale pareva d’aver avuto una buona derrata d’esser campato di quel male, ne rimase allegro, e a’ compagni più obbligato, che mai. Accennerò per ultimo una solennissima bischenca, che fecion costoro al povero Calandrino per pigliarsi gusto di lui, altrettanto artifiziosa, quanto sconvenevole; e fu la seguente. Lavorava egli con essi loro nella nominata villa di Camerata per Niccolò Cornacchini, dov’era solito Filippo di lui figliuolo menare una rea femmina; costei un giorno appressandosi a Calandrino, più per curiosità di vedere un uomo stravagante, e brutto, che per alcuna affezione, gli fissò gli occhi addosso, ed esso a lei, e così vecchio come egli era diedesi a credere, che ella fusse di sé fortemente innamorata, di che accortasi la scaltra Donna per farsi beffe di lui seguitò a guardarlo, prorompendo talvolta in qualche sospiro: finché egli imbarcò. E perché a lungo andare non potè la cosa rimaner nascosta, a Nello, e agli altri, non occorre dire a che sorte di commedia con questa sua nuova melensaggine fusse dato argumento; ma per venire alle brevi fu portata la bisogna per modo che avendolo essi fatto venire a segreto e famigliare discorso con la Niccolosa, che tal’era il nome della femmina, quale essi gli avevan dato a credere ch’ella fusse la Consorte di Filippo, fu fatta comparire la Tessa sua Moglie, la quale coltolo d’improvviso come si suol dire in fragranti, non solamente gli fece un solenne rabbuffo, ma ben pelato, e graffiato ch’ella l’ebbe, lo caricò di molte percosse, mentre fra le risa d’ognuno si preparava l’ultimo atto della Commedia, che fu che Calandrino per aver tentato di far cosa ingiuriosa al Cornacchini nella sua da sé creduta moglie, per non incorrere in qualche disgrazia, si dovesse partir della Villa per non mai più tornare al lavoro, siccome seguì. E questo è quanto mi è paruto dover raccontare per dar qualche notizia di costui, che per la sua quasi non più udita goffezza, non già per lo suo valore nell’arte, dette materia che non solo parlassero di lui gli primi Scrittori di quella sua età, ma che per quattro quasi interi secoli se ne sia conservata viva la memoria fra gli Uomini, come aviamo altra volta accennato.

Con il contributo di