Discepolo di Lodovico Brea, nato circa al 1483.
Quantunque la nobilissima città di Genova negli anni più antichi non si mostrasse così pronta ad abbellirsi della tanto applaudita arte della Pittura, quanto furono altre città d’Italia, ché per certo sarebbe stata questa una preziosa aggiunta alle glorie di lei; non è per questo, che ella subito, che per la dotta mano di Lodovico Brea Nizzardo, il primo, che circa il 1470 vi cominciasse a operare con lode, le fu da vicino mostrato il pregio, ella non desse fuori molti aperti segni di tanto amore verso sì bella virtù, che ben si potesse credere, che ancor ella in breve fosse per partorire uomini in grande abbondanza, che la professassero al pari d’ogni altra città. Uno dei primi fu Antonio Semino, di cui ora parliamo, il quale nato circa il 1483 e ne’ primi anni della sua fanciullezza messo nella scuola del nominato Lodovico Brea, si fece sì valoroso, che in breve ebbe le migliori commissioni della sua patria, e vi fece tali opere, che fino ad oggi sono appresso gl’intendenti in qualche stima.
Vedesi di sua mano, in Santa Maria di Consolazione, una piccola tavola, fatta del 1526 dove in un bel paese campeggia la figura dell’Arcangelo San Michele. Fece poi per la Chiesa di San Domenico, una tavola di un Deposto di Croce. In Sant’Andrea dipinse insieme con Teramo Piaggia, stato suo condiscepolo, la tavola del martirio del Santo, e
parimente con quello fece pure nella Madonna di Consolazione alcune opere a fresco, e un’altra tavola di un Deposto di Croce del 1527. Chiamato a Savona dalla casa Riarj, vi dipinse la tavola della loro Cappella in San Domenico; e poi del 1535 fece pe’ medesimi la Natività del Signore, e un Dio Padre, e un tondo, che fu posto sopra la nominata tavola. È di sua mano in Genova, negl’Incurabili, il Lazzero risuscitato; nel Duomo una tavolina col Battesimo di Cristo, che per essere l’Altare isolato, si vede da due facce: e l’altra, dov’è la Natività di San Giovambatista, fu fatta per mano di Teramo. Siccome Antonio godé una assai lunga vita, così poté fare anche opere in gran numero, delle quali non è rimasta notizia. Ebbe questo artefice grande inclinazione a far paesi, e sempre ch’e’ poteva, ne abbelliva le opere sue; e fu anche buon prospettivo.
Sarebbe stato suo disiderio, che nella città sua patria, si fondasse un’Accademia, dove s’instruissero i giovani nell’arte; ma non potendolo conseguire, non lasciò per questo di far sì, che Andrea e Ottavio suoi figliuoli, i quali egli applicò alla pittura, non arrivassero ad esser pittori di nome, mandandoli a studiare nella città di Roma; e fu quello, che stimolò e quasi forzò Giovanni Cambiaso a darsi a questi studj in età provetta, per la grande inclinazione; donde avvenne, che non solo quegli divenne gran maestro, ma da lui uscì il celebre Pittore Luca Cambiaso suo figliuolo, che ha poi dati a quella patria molti gran maestri nell’arte.