Nominativo - Taddeo di Bartolo

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina XIX

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T Tacca, Pietro, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 354. Taddeo di Bartolo, dec. 10. del sec. 2. a c. 109. Tafi, Andrea, dec. I. del sec. I. a c. 30. Tagliacantone, Jacopo, dec. 3. del secolo 4 a c. 263. Tempesti, Domenico, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 472. verso il mezzo. Teniers, David, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 376. Testa, Pietro, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 479. Testelia, Pasquier, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 272. Thoman, Jacopo Ernesto, dec. 2. della p. I. del secolo 5. a c. 121. Tiarini, Alessandro, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 399. Tinelli, Tiberio, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 295. Tintoretto, Domenico, dec. 2. della parte 3. del sec. 4. a c. 273. Toeput, Lodovico, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 399. al verso 23. Tognone, Antonio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 214. Vedi Vicentino. Tommaso di Marco, d. 10. del s. 2. a c. 108. Tommaso Pisano, dec. 3. del sec. 2. a c. 38. Torbido, Francesco, dec. 4. del sec. 4. a c. 286. Vedi il Moro. Torre, Flaminio, decen. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. verso il fine. Torre, Piero Andrea, decen. 6. della par. I. del sec. 5. a c. 537. Tribellesi, Francesco di Mariano, decen. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 212. Travi, Antonio, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 536. Vedi da Sestri. Trotto, Gio. Batista, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 165. Vedi il Molosso.

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Discepolo di Taddeo di Bartolo, visse intorno al 1430. Anche la città di Siena ebbe in questi tempi un Pittore degno di lode: e questi fu Domenico Bartoli, il quale avendo imparata l’arte da Taddeo di Bartolo suo zio, dipinse in detta città molte cose a fresco, e particolarmente nel luogo de’ Pellegrini dello Spedal grande, dove fece vedere due grandi storie di quella sua patria. Mandò a Firenze una tavola di propria mano, che è quella stessa, che vediamo nei nostri tempi nella Chiesa di Santa Trinita, nella quale è dipinta la Santissima Vergine Annunziata, opera condotta con tanta diligenza e nobiltà, e di tanto buon gusto, che ben fa conoscere questo artefice al suo tempo aver migliorata la maniera di Giotto. Similmente ci fu portata un’altra sua tavola, a cui fu dato luogo sopra ad un Altare nella Chiesa del Carmine.

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