Questo Melozzo è stato occasione a più di uno scrittore di questo secolo, di riprendere il Vasari, di avere sbagliato dal chiamare questo pittore Benozzo al chiamarlo Melozzo, quasiché non fossero due pittori; ma che questo fosse lo stesso con quello. Mi sono io maravigliato molto di così inconsiderata riprensione, e che non abbiano essi, o veduta o prestata fede alla protesta, che di ciò fa lo stesso Vasari nella Vita di Benozzo, dichiarandosi di avere avute notizie dell’uno e dell’altro, e l’uno dall’altro, con qualità molto proprie, distinguendo e particolarizzando, e riprendendo ancora alcuni, che al suo tempo così fatta leggerezza pubblicavano. Io pertanto desideroso di far nota la verità di questo fatto, ho voluto riconoscerla dall’antiche memorie, che nella città di Pisa si veggiono di esso Benozzo Fiorentino, ad esclusione di quanto si son dati a credere coloro, che in ciò hanno ripreso il Vasari: e quello, che impedito da altre applicazioni, non potei io medesimo fare; si compiacque far per me la pia e sempre gloriosa memoria del dottissimo Niccolò Stenone, il quale stato Eretico Luterano, poi in Firenze fattosi Cattolico, e divenuto esemplarissimo Sacerdote, finalmente fu fatto Vescovo di Hannovera nella Germania, vicino a Brunswick; il cui nome è notissimo al mondo. Questi dunque, dopo aver veduto il sepolcro di esso Benozzo nelCampo Santo di Pisa, me ne diede di propria mano la seguente relazione: Fui jeri a vedere l’inscrizione, della quale ella desidera sapere certe circostanze; e la trovai sopra la pietra, che cuopre il di lui sepolcro, il quale è nella parte Orientale dell’andito Settentrionale tra sei sepolcri o pietre sepolcrali, che poste l’una accanto all’altra, occupano il traverso dell’andito, il più vicino a quel muro, la di cui parte inferiore da esso è stata con pitture del Vecchio Testamento ornata sopra il piano dipinta da Jotto, se ben mi ricordo di quel che mi disse chi mi vi condusse; e per più prontamente trovare esso sepolcro, o per specificare maggiormente il di lui luogo, avendo risguardo alle di lui pitture, è appunto sotto quella parte dell’istoria di Joseppe, dove egli ha tutti i suoi fratelli intorno di sé, e sia per scoprirsi ad essi, sia per riprendergli. Ancora sotto l’inscrizione stanno le armi, che sono etc.
L’inscrizione mandatami del medesimo è quella, che segue: HIC TUMULTUS EST BENOTII FLORENTINI QUI PROXIME HASPIXIT HYSTORIAS HU(N)C SIBI PISA NORUM DONAVIT HUMANITAS.M.CCCC.LXXVIII.
Tengo anche appresso di me (mandatomi dallo stesso Stenone) il disegno dell’arme di Benozzo, che sotto l’inscrizione si vede, in cui vengono rappresentate due mazze incrocicchiate, e nella sommità di ciascuna è una palla assai grande, e sopra essa una piccola pallina, ed assomigliansi a due mazze ferrate o siano due scettri; dall’estremità loro pendono due filetti legati, che insieme verso la punta dello scudo si uniscono in forma di una legatura, e al capo di esso si vede come un rastrello di due denti, sotto de’ quali sono tre gigli. Di maniera tale, che quando non bastasse per far conoscere a’ moderni per falso questo loro supposto, e l’antichità della storia del Vasari, e l’autorità del medesimo, che ci assicura in Roma, in Firenze e in Pisa aver parlato con molti, che Benozzo e Melozzo conobbero e praticarono, pare, che non dovranno più recare in dubbio ciò che intorno a Benozzo pittor Fiorentino, fino a’ presenti tempi si riconosce per detta iscrizione, e quanto di lui e del Vasari e da noi è stato scritto.