Nominativo - Stefano Fiorentino

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 43

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Onde poi fu la detta Immagine abbellita di ricchissimi, e dispendiosi ornamenti, e tuttavia si onora dal concorso di tutta la Città; ma di questo particolare si parlerà altrove. Un moderno Autore Toscano per altro letterato in un suo discorso di Pittura che lasciò manoscritto riprese il Vasari dell’aver detto, che Ugolino fusse discepolo di Stefano Fiorentino, e la ragione di quel rimprovero disse essere, perché fatto il computo de’ tempi della vita dell’uno, e dell’altro, trovava che Ugolino fusse più vecchio di Stefano, deducendo da questo impossibilità di potergli essere stato scolare.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 53

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Il detto Francesco è quel Francesco del Maestro Giotto, che il Vasari parte I. a 131. disse d’aver trovato descritto, siccome ancora io l’ò trovato nell’antico libro degli Uomini della Compagnia de’ Pittori, e disse essere stato discepolo di esso Giotto, ma non saperne altro ragionare, come quello che non ebbe notizia, che Giotto avesse figliuoli, e fra essi un Francesco; e quelle parole del Maestro Giotto, per quel ch’io m’avviso, sono espressive di figliuolanza, anzi che di disciplina. Il mentovato Ricco ebbe due figliuoli, l’uno, e l’altro Pittori, uno fu Bartolo, e l’altro Stefano; e di questi pure si trova fatta menzione in un libro di livelli, e d’affitti de’ RR. Monaci di Cestello di Firenze dell’anno 1333. al contratto num. 51; ed è molto probabile, che questo Stefano sia quello Stefano Fiorentino, del quale a suo luogo si parlerà tra’ Discepoli di Giotto, che dipinse la Madonna del Campo Santo di Pisa, e morì poi l’anno 1350., e che meglio operò del Maestro suo.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 59

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Discepolo di Stefano Fiorentino suo Padre, nato 1324, ? 1356. Questo Tommaso imparò l’arte da Stefano Fiorentino suo padre; poi datosi a studiare l’opere di Giotto, ne riuscì così grande imitatore, che ne fu chiamato per soprannome Giottino; anzi giunse a tale, che dicevasi in Firenze per ischerzo, che in lui non operava il proprio spirito, ma quello dello stesso Giotto, tanto che furongli date a fare molte opere a fresco per le Chiese di Firenze, che io non mi estendo in raccontare, già che oggi più non si vedono per essere state consumate dal tempo, o levate, per dar luogo a pitture moderne, o rovinate insieme con gli edificj, sopra i quali furono dipinte. Vedesi però in San Romeo una sua, allora tenuta bellissima, tavola d’un Cristo pianto dalle Marie, che veramente pare di propria mano di Giotto. Operò anche di scultura, e fece di sua mano una delle statue di santa Maria del Fiore , alta braccia quattro, che fu posta da quella parte verso dove poi furono i Pupilli. Dipinse in Roma, ed in molte altre Città d’Italia.

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