Nominativo - Simone

Numero occorrenze: 10

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Fioriva del 1330. Gio: Villani nella sua Storia scrive, che nell’anno 1332. (per usare le sue proprie parole) un sottile maestro di Siena per suo artifizio fece suonare la gran Campana del Popolo di Fiorenza, che era stata diciassette anni, che niuno avea saputo farla suonare alla distesa, essendo dodici uomini, ed acconciolla, che due la potevano muovere, e poi mossa un solo la suonava a distesa, e pesa più di diciassettemila libbre, ed egli ebbe trecento fiorini d’oro. Il Vasari nella vita di Simon Memmi ci lasciò scritto, che questo artefice si chiamò Neroccio, e ch’egli fosse cugino dello stesso Simone, ciò che non si ha nel Villani. Lo stesso nome li da il Tommasi citato da Isidoro Ugurgieri.

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Discepolo di Simon Memmi, fioriva del 1325. Questo pittore, che dal VasariLe Vite fu detto fratello di Simon Memmi, aiutò lo stesso Simone a dipignere il Capitolo di Santa Maria Novella di Firenze, e in altre opere. Dipinse a fresco nella Chiesa di Santa Croce. Fece una tavola a tempera, che allora fu posta all’Altare maggiore della Chiesa di santa Caterina di Pisa; e in san Paolo a Ripa d’Arno fuori della stessa Città colorì molte cose, e fra queste una tavola per l’Altar maggiore, ove figurò Maria Vergine, san Piero, e san Paolo, e altri Santi; e una simile ne mandò a san Gimignano terra di Toscana. Nel chiostro di san Domenico di Siena dipinse a fresco una Vergine in trono col Figliuolo in braccio, e due Angeli, che gli presentano fiori, san Pietro, e san Paolo, e san Paolo, e san Domenico; e sotto a quest’opera scrisse uno di quei versi lionini, dietro a’ quali tanto si dierono da far gl’ingegni di quei secoli. Lippus me pinxit Memmi, rem gratia tinxit. Un moderno autore asserisce, ch’egli finisse la gran pittura della coronazione di Maria Vergine stata incominciata da Simon Memmi sopra la porta di Camolia e da lui lasciata imperfetta, siccome ancora dice non aversi per vero dagli antiquari di quella Città, ch’egli fosse fratello di Simone, trovandosi quello figliuolo di Martino, e questo figliuolo di Memmo, e non della famiglia de’ Memmi. Oltre a quanto si è notato di sopra, fece quest’artefice molte opere in diverse Città, e luoghi, e particularmente nel Vescovado d’Arezzo, e in san Francesco di Pistoia, e usò scrivere in esse il nome suo con questo grosso latino; Opus Memmi de Senis me fecit, tacendo il suo nome, come attesta il VasariLe Vite.

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Discepolo di Giotto, nato 1300., e secondo il Vasari ? 1350. Ebbe Taddeo i principj nell’arte della pittura da Gaddo Gaddi suo padre, dipoi postosi sotto la disciplina di Giotto, dal quale era stato tenuto al battesimo: stette con lui ventiquattro anni, e dopo la morte di esso Giotto restò fra’ più eccellenti maestri. Nella Cappella della Sagrestia di santa Croce in Firenze fece alcune storie di Santa Maria Maddalena, e nelle Cappelle di essa Chiesa, e nel Convento. In altre Chiese della Città operò assai, tenendo sempre la maniera del suo maestro Giotto con alquanto di meglioramento nel colorito; ma fra le più belle opere, che a’ nostri tempi si vedono di sua mano in pittura sono le storie a fresco nel Capitolo di santa Maria Novella fatte rincontro a quelle di Simon Memmi stato suo condiscepolo sotto Giotto, e suo amicissimo; perché essendo stato allogato quel gran lavoro a esso Taddeo, egli contento della facciata sinistra, e di tutta la volta, lasciò l’altre tre facciate a Simone. Taddeo dunque spartì la volta in quattro spazzi, secondo gli andari di essa; nel primo fece la Resurrezione del Signore; nel secondo lo stesso Signore, che libera san Pietro dal naufragio; nel terzo figurò l’Ascensione di Cristo; e nell’ultimo la Venuta dello Spirito santo. In quest’opera fece vedere in belle attitudini alcuni Giudei, i quali pare che anelino di entrare in quel Santuario. Nella facciata poi dipinse le sette scienze, ovvero arti liberali co’ nomi di ciascuna e sotto, alcune figure a quelle appropriate; cioè sotto alla Grammatica Donato scrittore di essa; sotto la Rettorica una figura, che ha due mani a’ libri, e una terza mano si trae di sotto il mantello, e se la tiene appresso alla bocca, quasi in atto di far silenzio, costume antichissimo de’ dicitori prima di principiare l’orazione, e l’abbiamo anche in Iuditta al Capit. 13; e sotto la Logica Zenone Eleate; sotto l’Arimmetica è Abramo, il quale antichissimo tra Caldei si dice, siccome dell’Astronomia ritrovatore; la Musica ha Tubalcaino, che batte con due martelli sopra l’ancudine; la Geometria ha Euclide, che ne diede gli stromenti; l’Astrologia, Atlante, che per essere valentissimo Astrologo fu da’ Poeti favoleggiato, ch’egli cogli omeri suoi il Cielo sostentasse. Sono dall’altra parte sette virtudi, tre teologiche, e quattro che si dicono cardinali, ciascheduna ha sotto le sue figure; e nella figura d’un Pontefice è ritratto al naturale Papa Clemente V. vedevisi san Tommaso d’Aquino, che in tutte quelle virtù fu singolare, che ha sotto alcuni Eretici, ed appresso sono Mosè, Paolo, Gio: Evangelista, e altre figure, opera veramente, per quei tempi stupenda; onde non senza ragione disse di lui Cristofano Landini nell’Apologia, che va innanzi al suo comento sopra Dante: Grandissima arte appare in Taddeo Gaddi.

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Contengono le armi un campo azzurro entrovi due branche di Lione bianche incrocicchiate. Poco sotto alla nominata Chiesa ne’ beni antichi de’ medesimi Roti, posseduto oggi da Michele Roti, Gentiluomo erudito, descendente di d. Antonio, e figliuolo di Simone, che fu Sergente Generale di Battaglia del Sereniss. Granduca Ferdinando II. di Toscana, soldato di gran valore, vedesi pure oggi della stessa maniera dipinto a fresco un tabernacolo colla medesima arme de’ Roti, ove similmente è figurato sant’Antonio, sebbene essendo la pittura stata dal tempo alquanto guasta, fu poi poco acconciamente restaurata. Altre opere fece Lorenzo di Bicci per lo Contado di Firenze, che per brevità si tralasciano, buona parte delle quali ha distrutte il tempo. Dopo tutto questo, il nostro artefice se ne tornò a Firenze, dove gran lavori gli furon dati a fare, e fra questi per la Chiesa di san Marco nelle Cappelle della famiglia de’ Martini, e de’ Landi più pitture a fresco, ed una tavola di Maria Vergine con varj santi; le pitture a fresco nella riduzione al moderno, e restaurazione di essa Chiesa furono gettate a terra, e vi furono eretti nuovi Altari con vaghe architetture di pietra per ornamento delle stupende tavole, che ora vi si vedono di Fra Bartolomeo, del Cigoli, del Passignano, di Santi di Tito, del Paggi, di Fabbrizio Boschi, e di altri maestri eccellenti.

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S Sala del maggior Consiglio di Venezia, anticamente dipinta di verde a chiaro scuro 79. Sagrazione della Chiesa di S. M. Nuova dedicata a S. Egidio, da chi fatta 100. Sagrazione della Cattedrale Fiorentina 100. Sangimignano Terra di Toscana 34. pitture per quelle Chiese 84. 95. San Ranieri Pisano 4. Sebeto pitt. sue opere 83. Sepolcro di Mess. Cino da Pistoia da chi fatto 32. Sepoltura di Papa Alessandro V. in Bologna 107. Sepoltura della moglie di Paolo Guinigi in S. Martino di Lucca 96. Scale della Villa del Poggio a Caiano da chi fatte, e con qual disegno 34. Scarperia Castello in Toscana 32. da chi fatte, e perché 32. Scipione Ammirato Istorico 55. Serafino Serafini pitt. Modanese 110. D. Silvestro Monaco Camaldolese miniat. 61. Simon Memmi sua vita 3. suo ritratto 4. il primo che levasse l’uso di dipignere in un sol campo storia sopra storia 5. sua morte in Avignone, contro ciò che dice il Vasari 5. brutta effigie di lui descritta dal Petrarca 5. 36. 55. Simon da Villa antico Medico burlato 27. Simone, e Iacopo Davanzi loro vita 83. Simon Roti nobile Fiorentino Sergente Generale di Battaglia del Sereniss. Granduca Ferdinando II. 99. Sollazzino pitt. 69. Spedale della Scala di Siena 31. Spedal Grande di Siena 39. Spedale di Monna Agnesa di Siena 39. Spinello Aretino pitt. 56. Statue della facciata del Duomo da chi fatte 32. 107. Statue del Campanile di Firenze 107. Stefano pitt. Fiorentino sua vita 33. *Muore 1350.* 34. Stefano Veronese pitt. 79. Stieri di Francesco degli Albizzi Provveditore dell’Opera del Duomo 40. 71.

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B Badens, Francesco, decenn. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 244. Badens, Giovanni, decennale 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 244. Bacchiacca, Francesco d’Ubertino, decenn. 4. del sec. 4. a c. 290. Backer, Jacopo, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 375. Bajardo, Gio. Batista, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 533. Balassi, Mario, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 233. Baldovinetti, Alesso, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 87. Balducci, Gio. detto Cosci, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 218. Vedi Cosci. Balestri, Pietro, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 528. Bally, David, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Balten, Pieter, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 265. Bembi, Bonifazio, e Francesco, dec. I. del sec. 4. a c. 199. Bandini, Gio. di Benedetto, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 187. Barbatelli, Bernardino, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 241. Vedi Poccetti. Barbieri, Cav. Gio. Francesco, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 270. Vedi il Guercino. Barbone, Jacopo, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 225. Barent, decenn. I. del sec. 4. a c. 192. Baretsen, Dirick, decenn. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 146. Barocci, Federigo, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 110. Bartoli, Domenico, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 86. Bartolo Gioggi, decenn. 2. del sec. 2. a c. 28. Bartolo di Fredi, decenn. 7. del sec. 2. a c. 84. Barozzi, Jacopo, decenn. 4. del sec. 4. a c. 321. Vedi da Vignola, e vedi il Vignola. Bartolommeo del Rosa, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 591. Baßetti, Marc’Antonio, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 292. Buti, Lodovico, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 124. Battiloro, Taddeo, decenn. 2. della parte 2. del secolo 4. a c. 170. Vedi Curradi. Batista d’Agnolo Veronese, detto Batista del Moro, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 55. Bavvur, Gio. Guglielmo, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 197. Beccafumi, Domenico, decenn. I. del sec. 4. a c. 196. Vedi Mecherino. Beck, David, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 376. Belearo, Damiano, decenn. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 133. Bellini, Giovanni, decenn. 7. par. 2. del sec. 3. a c. 124. Beltraffo, Gio. Antonio, decenn. 2. del sec. 4. a c. 213. Benfatto, Luigi, decenn. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 240. Vedi Friso. Berckmans, Errico, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 416. Berna, il Berna da Siena, decenn. 8. del sec. 2. a c. 95. Bernino, Gio. Lorenzo, decenn. 2. della par. 1. del sec. 5. a c. 54. Benso, Giulio, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 536. Bertolodo, decenn. I. della par. I. del sec. 3. a c. 41. Bianchi, Francesco Buonavita, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 74. Bianucci, Paolo, decenn. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 82. Bilivert, Giovanni, dec. 2. della p. I. del secolo 5. a c. 68. Bylort, Gio., decenn. 4. della p. I. del sec. 5. a c. 378. Bizelli, Gio. di Francesco, decenn. 2. della p. 3. del sec. 4. a c. 266. Bloemart, Abraam, decenn. 2. della p. 3. del sec. 4. a c. 241. Bloemart, Cornelio, dec. 3. della p. I. del sec. 5. a c. 238. Boccacci, Boccaccino, decenn. 2. del sec. 4. a c. 226. Boccacci, Boccaccio, decenn. I. del secolo 4. a c. 199. Boccanera, Marino, decenn. 3. del secolo I. a c. 43. Boel, Pietro, decenn. 7. della par. 2. del sec. 7. a c. 624. Boering Sindeschaer, Gregorius, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 70. Bol, Hans, dec. 5. del sec. 5. a c. 354. Bologhini, Bartolommeo, decenn. 6. del sec. 2. a c. 70. Giovanni, decen. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 120. Bolzone, Luciano, decenn. 2. della parte I. del sec. 5. a c. 159. Bossaert, Tommaso Willeborts, dec. 4. della par. I. del sec. 3. a c. 376. Borromino, Francesco, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 370. Bosboon, Simone, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. Boschi, Alfonso, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 426. Boschi, Prete Francesco, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 428. Boschi, Fabbrizio, decenn. 2. della parte 3. del sec. 4. a c. 250. Boscoli, Andrea, decenn. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 209. Bos, Jeronimo, decenn. 3. del sec. 4. a c. 242. Botalla, Gio. Maria, decenn. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 159. Vedi Raffaellino Botalla. Bot, Gio., decen. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 375. Botticelli, Sandro, decenn. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 137. Vedi Filippi. Braccelli, Gio. Batista, decenn. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 419. Bramer, Lionardo, decenn. 3. della parte I. del sec. 5. a c. 197. Brandi, Diacinto, decenn. 6. della parte 2. del sec. 6. a c. 613. Bresciano, Tommaso Sandrino, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 292. Brilli, Matteo, e Paolo fratelli, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 186. Brisone, Gio. Batista, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 295. Brueghel, Pieter, decenn. 5. del sec. 4. a c. 335. Bruno di Giovanni, decenn. 2. del sec. 2. a c. 25. Brusasorci, Domenico, decenn. 4. del sec. 4. a c. 320. Vedi Riccio. Brusasorci, Felice, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 212. Vedi Riccio. Buccklaer, Giovachim, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 77. Buffalmacco, Buonamico di Cristofano, decen. 2. del sec. 2. a c. 11. Bugiardini, Agostino, dec. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 83. Vedi Ubaldini. Brunel, Jacopo, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 273. Buontalenti, Bernardo, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 89. Butteri, Gio. Maria, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 171.

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S Saadaler, Egidio, a c. 45. dell'Int. in rame. Sadalaer, Giovanni, a c. 26. dell'Int. in rame. Sadalaer, Raffaello, a c. 34. dell'Int. in rame. Sadalaer, Raffaello, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 151. Saenredam, Giovanni, a c. 43. dell'Int. in rame. Salimbeni, Arcangelo, dec. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 109. Salimbeni, Ventura, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 127. Salvator Rosa, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 553. Sansovino, dec. I. del sec. 4. a c. 193. Vedi Niccolò Soggi. Sasteleven, Erasmo, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Savio, Francesco, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 328. al verso 24. Savonanzi, Emilio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 105. Schiavone, Andrea, dec. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 81. Schoorel, Joan, dec. 3. del sec. 4. a c. 253. Scorza, Sinibaldo, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 154. Scorza, Gio. Batista, dec. 2. della parte I. del sec. 5. a c. 155. in mezzo. Scorza, Girolamo, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 156. Segiers, Daniel, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 415. Segiers, Geraldo, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. Sellari, Francesco di Neri, dec. 7. del sec. 2. a c. 80. Sementi, Gio. Giacomo, 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 329. Semini, Andrea, e Ottavio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 223. Semino, Antonio, decen. 2. del sec. 4. a c. 219. e 231. Serafini, Serafino, dec. 10. del sec. 2. a c. 110. ed è all'ultimo di questo Tom. Sesto, Cesare, dec. 5. del sec. 4. a c. 330. Signorini, Fulvio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 153. Silvani, Gherardo, decen. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 93. Silvani, Pier Francesco, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 528. Silvestro, Don Silvestro Monaco Camaldolese, dec. 5. del sec. 2. a c. 61. Simone detto l'Avanzi, Simone, e Jacopo, dec. 7. del sec. 2. a c. 83. Simone fratello di Donatello, decen. 4. della par. I. del sec. 3. a c. 105. Snayers, Pietro, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 198. Snellinck, Hans, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. nel mezzo. Snyders, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 201. Snyder, Francesco, decenn. 2. della par. 2. del sec. 5. a c. 120. Soens, Hans, decen. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 189. Soggi, Niccolò, decenn. I. del sec. 4. a c. 193. Vedi Sansovino. Somer, Bernardo, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 399. al verso 6. Somer, Paolo fratello di Bernardo, decen. 3. della p. 3. del sec. 4. a c. 399. Sorri, Pietro, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 146. Sormani, Lionardo, e Gio. Antonio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 223. Spagna, Giovanni, decenn. 3. del sec. 4. a c. 278. Vedi lo Spagna. Spezzini, Francesco, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 215. Spierre, Francesco, dec. 7. della par. 2. del sec. 7. a c. 625. Spinelli, Parri, decen. 3. della par. I. del sec. 3. a c. 34. Spinello Aretino, dec. 5. del sec. 2. a c. 56. Spiringh, Francesco, dec. 2. della p. 3. a c. 231. in fine. Spisanelli, o Pisanelli, Vincenzio, decen. I. della p. 4. del sec. 4. a c. 99. Sprangher, Bartolommeo, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 214. Starnina, Gherardo di Jacopo, dec. 9. del sec. 2. a c. 102. Stefano, dec. 3. del sec. 2. a c. 33. Stefano della Bella, a c. 65. dell’arte dell’Int. In rame, e a c. 242. dec. 3. della p. I. del sec. 5. Vedi della Bella. Stefaneschi, P. F. Gio. Batista, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 163. Vedi di Padre Fra Gio. Batista. Stellaert, Francesco, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. Stivens, Pieter, decen. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 191. in fine. Stradano, Giovanni, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 140. Strozzi, Bernardo, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 157. Subtermans, Giusto, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 167. Suitter, Joseph, ovvero Giuseppe Svizzero, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 124. Susini, Antonio, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 372. Suuart, Jan, dec. 3. del sec. 4. a c. 252. Suvarts, Cristoffel, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 265.

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Ebbe Donatello molti Discepoli nell’arte, che riuscirono eccellenti maestri, e tali furono: ANTONIO DI MATTEO DI DOMENICO GAMBERELLI, detto ANTONIO ROSSELLINO DAL PROCONSOLO Fiorentino, il quale molto nell’arte della Scultura si segnalò. Costuì fece in Firenze nella Chiesa di Santa Croce la sepoltura di Francesco Nori, e sopra a questa una Vergine di bassorilievo. In San Miniato al Monte, poco fuori della città di Firenze, è di sua mano la sepoltura del Cardinale di Portogallo, opera bellissima e di maravigliosa invenzione, finita l’anno 1459. ed io trovo in antiche scritture, essergli stata data a fare detta sepoltura per prezzo di Fiorini quattrocento venticinque, di lire quattro e soldi cinque il fiorino: e dalle medesime ho trovato il nome del padre e avo, ed il casato di esso Antonio. La parola dal Proconsolo, deriva dal posto ove egli teneva sua bottega, vicino ad un luogo così in Firenzenominato; perché in esso luogo era la Residenza del Magistrato de’ Giudici e Notai, ed altri Magistrati del Proconsolo, che è quegli, che nel detto Magistrato tiene il primo posto. Scolpì Antonio pel Duca Malfi una simil sepoltura per la sua Donna: e in Napoli una tavola della Natività di Cristo. E si vede ancora nella Pieve di Empoli in Toscana un San Bastiano di marmo, bellissimo di proporzione, di mezzo naturale. Furono le opere di questo maestro lodate dal Buonarroto: e fino al presente son tenute in gran pregio: e ciò non tanto per la vaghezza e grazia, che diede alle teste, ma per la delicatezza, con che si vede lavorato il marmo: per la morbidezza e leggiadria de’ panni, e per ogni altro più bel precetto dell’arte statuaria, che si vede così bene osservato nell’opere sue, che veramente arrecano stupore: e se alcuna fede prestare si deve essere al proverbio volgare, cioè: Che ogni Artefice sé stesso ritrae, non saprei dire in chi più avverato egli si fosse, che nel Rossellino, il quale fu da natura dotato di un animo così ben composto, e all’eccellenza nell’arte sua ebbe aggiunte qualitadi tanto singolari di modestia e di gentilezza, che fu da tutti, non che amato e riverito, in certo modo adorato. ANTONIO FILARETE, Scultore e Architetto Fiorentino, dicesi pure essere stato Discepolo di Donatello , insieme con Simone fratello di Donato medesimo; ma comunque si fosse la cosa, non pervenne quest’artefice di gran lunga a quel segno, a cui altri giunsero di quella scuola: anzi essendogli stata data a fare ne’ tempi di Eugenio IV. insieme con Simone soprannominato, il getto della Porta di San Pietro in Roma; egli in quella si portò così ordinariamente, che biasimo, anzi che lode guadagnò a sé stesso. Furono fattura d’Antonio alcune sepolture di marmo nella medesima Chiesa, dipoi state distrutte. Scrive il Vasari, che il Filarete, condotto a Milano dal Duca Francesco Sforza, vi desse il disegno del bello Spedale de’ Poveri, detto lo Spedale Maggiore, e di tutti gli edificj, che lo accompagnano, per servizio degl’Infermi e degl’Innocenti fanciulli, fondato, come egli dice, del 1457. e asserisce cavarlo da ciò, che ne scrisse lo stesso Filarete in un suo libro di materie di Architettura, che ei fece in tempo, che tale opera si conduceva, il qual libro poi l’anno 1464. dedicò al Magnifico Piero di Cosimo de’ Medici. E in vero parmi gran cosa, che in ciò abbia il Vasari preso errore: e contuttociò, il Canonico Carlo Torre nel suo ritratto di Milano, dato alle stampe nel 1674 attribuisce il disegno e invenzione di quella fabbrica a Bramante; sopra la quale contrarietà di pareri non sono ora io per dare giudizio. Fu anche la Chiesa maggiore di Bergamo fatta con disegno di Antonio, il quale finalmente portatosi a Roma, giunto che fu all’età di anni cinquantaquattro, in detta città pagò il debito alla Natura. BERTOLDO Fiorentino, pure suo Discepolo, imitò talmente la maniera del maestro, che dopo la morte di lui ebbe a finire tutti i lavori, che di mano di quel grand’uomo eran rimasi imperfetti in Firenze: e particolarmente finì e rinettò i due bellissimi Pergamidi metallo, che si veggono nell’Ambrosiana Basilica. DESIDERIO Scultore da Settignano, villa vicino a Firenze, ebbe nella sua prima età da Donato i principj dell’arte, e dopo la morte di lui, datosi, come era costume suo, a studiare a tutto suo potere le opere del defunto maestro, in breve si portò ad un altissimo grado di perfezione. Scolpì in marmo le belle figure di bassorilievo, ed altre di tondo rilievo della Cappella del Santissimo Sacramento nella Chiesa di San Lorenzo di Firenze, e fra queste fece un Gesù Bambino, il quale, come cosa rarissima, fu poi levato di luogo, per posarlo sopra all’Altare solamente nelle Feste della Natività di Cristo: e in cambio di quello fu posto sopra il Tabernacolo del Santissimo un simile bambino, fatto da Baccio da Montelupo. Lo stupendo lavoro del basamento, che regge la statua di bronzo di Donato, rappresentante il giovanetto David, la quale si conserva nella Real Galleria, fu delle prime opere della mano di Desiderio. Vedonsi in esso alcune arpie con certi viticci, così bizzarri e sì bene intesi, che sono cosa di maraviglia, anche a’ primi dell’arte. È di suo intaglio il bel sepolcro della Beata Villana in Santa Maria Novella. Per le Monache delle Murate intagliò una piccola Immagine di Maria Vergine sopra una Colonna. Fu opera del suo scarpello, nella Chiesa di Santa Croce, e similissima a quelle di Donato suo maestro, il maraviglioso sepolcro di Carlo Marsuppini: ed in terra appiè del detto sepolcro intagliò una gran lapida per Messer Giorgio, famoso Dottore Segretario della Signoria di Firenze, con un bellissimo bassorilievo, ove esso Messer Giorgio è ritratto al naturale: e fu opera sua un’Arme, che si vede nella facciata della casa de’ Gianfigliazzi, dove è intagliato un Lione, cosa che in quel genere non può essere più bella. Veggonsi di questo grande uomo molti bassirilievi per le case de’ nostri cittadini, e tutti di straordinaria bellezza. Morì finalmente di età di anni vent’otto, lasciando abbozzata una Santa Maria Maddalena Penitente, che poi fu finita da Benedetto da Majano, e oggi si vede nella Chiesa di Santa Trinita de’ Padri Vallombrosani. Ebbe questo Scultore un dono singolarissimo dal cielo di condurre le opere sue, e particolarmente le teste, con tanta grazia e leggiadria, che non solo non si riconosce in esse alcuno stento o difficoltà, ma veggonsi fatte con tanta tenerezza, che maggiore non potrebbe essere, s’elle non fossero non di marmo, ma di cera: e l’arie sono tanto vezzose, che rapiscono gli occhj de’ riguardanti: e certo, che se la morte non avesse reciso il filo della vita di lui in età così immatura, avrebbe egli senza dubbio, al pari di ogni altro grande uomo, arricchita la patria e il mondo di opere singularissime, e quasi dissi divine.

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Se crediamo a ciò, che scrisse il Vasari, il soprannominato Giovanni ebbe tre figliuoli, Marco, Luc’Antonio, e Simone, i quali tutti morirono di peste l’anno 1527. Luca, e Girolamo attesero ancora essi alla Scultura: il primo operò d’invetriate diligentissimamente, e fu quello, che per ordine di Raffaello da Urbino fece i pavimenti delle Logge Papali, come ancora quelli di molte camere, ne’ quali espresse l’impresa di Papa Leone. Girolamo il secondo lavorò di marmo, di terra cotta, e di bronzo: e molto gli giovò per farsi un grand’uomo la concorrenza di Jacopo Sansovino, e del Bandinello. Fu poi condotto in Francia a’ servigj del Re Francesco, pel quale, come quegli che era universalissimo, fece molte opere, particolarmente a Marlì, luogo non molto lontano da Parigi. Lavorò molto di terra in Orleans; onde in breve divenne ricco. Qui il Vasari piglia un grand’equivoco, affermando, che nella persona di lui, che mancò in quelle parti, si spegnesse la casa della Robbia; perché questo Girolamo di Andrea, che di Maria Altoviti sua moglie ebbe un figliuolo chiamato Jacopo: ed un altro, che pure anch’esso ebbe nome Girolamo, il quale in Francia di Madama Luisa de Mathe ebbe tre figliuoli, cioè Andrea, che seguitando la milizia, pervenne al grado di Capitano, e non ebbe moglie: e Pier Francesco, che fu Scudiere della Maestà del Re, Signore di Bel Luogo, il quale di Madama Francesca Chovard ebbe Carlo Gran Consigliere del Gran Consiglio di Francia, che si sposò con Madama Diana Picart: e Girolamo Cavaliere e Scudiere del Re, Signore di Gran Campo, il quale pure di Madama Antonietta Grenier sua moglie non ebbe figliuoli. Di Carlo e di Diana Picart sua donna nacque Guido, che mancò in fanciullezza, e Francesca, che fu moglie di Carlo del Maestro, Signore di Gran Campo: e in questa Francesca ebbe in Francia sua fine la casa della Robbia; rinnovata però in Carlo, figliuolo di essa Francesca, e di Carlo del Maestro suo marito, il quale dal nominato Girolamo, Signore di Gran Campo, e maggior nato della famiglia della Robbia, fu chiamato a gran parti di sua eredità, con obbligo di pigliar l’insegne e’l casato. Vediamo adesso ciò, che seguì di essa famiglia in Firenze. Il nostro Andrea ebbe due fratelli, cioè Giano, e Simone. Di questo Simone nacque Filippo Isidoro Abate, e Luca, che fu di Consiglio l’anno 1519. e di questo un Lorenzo, padre fu di Luigi, il qual Luigi ebbe per consorte Ginevra Popoleschi, nata di Silvestro Popoleschi, e di Ginevra di Carlo Barberini, padre di Antonio Barberini, del quale Antonio nacque Maffeo, che fu papa Urbano VIII di gloriosa memoria. Il nominato Luigi della Robbia, figliuolo Lorenzo, ebbe dalla Ginevra Popoleschi molti figliuoli maschi, e femmine: fra i maschi fu Marco, poi Fra Gio. Domenico dell’Ordine de’ Predicatori, Vescovo di Bertinoro, Silvestro, poi D. Isidoro Abate, si crede Cassinense, che poi successe al fratello Gio. Domenico nel Vescovado di Bertinoro: e Lorenzo Canonico della Metropolitana di Firenze, poi Vescovo di Cortona, e finalmente di Fiesole, e Rettore del Seminario Fiesolano, che morì l’anno 1645. e in questo finalmente è restata estinta tale famiglia, la quale con tanto splendore e gloria, in Italia e in Francia si è mantenuta sopra 150. anni da quel tempo che il Vasari la diede per estinta: e viene anche oggi, per così dire, propaginata in Francia nella nobil famiglia del Maestro: ed ancora in Firenze, come ora siamo per dire, cioè, che lo stesso Luigi di Lorenzo della Robbia ebbe una sorella, chiamata Laldomine, maritata a Luigi Viviani nobil Fiorentino, della quale nacque un altro Luigi: e di questo due figliuoli, cioè Francesco Cavalier Priore della Religione di Santo Stefano Papa e Martire, primo investito del Priorato, instituito da Lorenzo della Robbia il Vescovo Fiesolano nel suo Testamento, coll’obbligo di portarne il casato della Robbia; e Donato Luigi Viviani, Avvocato del Collegio de’ Nobili, e Senatore Fiorentino, Gentiluomo, che per integrità, e dottrina è da tutti stimatissimo, dal quale io ho ricevuto parte delle notizie di questa Casa, della quale, per maggior chiarezza, porremo l’Albero appresso a questa Narrazione.

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S Sandro Botticelli, detto Alessandro Filipepi 137. Scrittori sopra la vita e santità del B. Fra Giovanni Angelico domenicano 46. Sepolcro della Beata Villana in Santa Maria Novella 41. Sepolcro di Carlo Marsuppini in Santa Croce 41. Sepoltura in Santa Croce di Francesca Nori 39. Sepoltura nella chiesa di San Miniato del Cardinale di Portogallo 39. Sepoltura di Giovanni e di Piero di Cosimo de’ Medici in San Lorenzo, bellissima 119. Fra Simone da Corniolo 232. Simone fratello di Donatello scultore 105. Il Sodoma Pittore 228. Lo Spagna 278. Statua di S. Basti della Pieve d’Empoli 39. Statua di S. Filippo d’Orsanmichele 49. Statua di bronzo del San Tommaso, che tocca la piaga del Signore, nella facciata d’Orsanmichele 119. Statua di San Giovanni Evangelista di Orsanmichele 147. Statua di Santo Lò d’Orsanmichele 59. Statua di San Gio. Battista d’Orsanmichele 6. Statua di San Matteo di detta Chiesa 6. Statue di Donatello in più luoghi 35. e 36. Statue de’ quattro Santi d’Orsanmich. 49. Statue poste sopra la porta di San Giovanni, rappresentanti San Giovambatista predicante in mezzo a due figure 140.

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