Nominativo - Sebastiano Serlio

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Morto nel 1550. Fra le molte città della Fiandra, che si vantano di aver dato al mondo segnalati Pittori, ha anche il suo luogo la città di Alest, per avere avuto per suo cittadino il celebre uomo e ingegnoso Pietro Koeck. Questi apprese tal professione da Bernardo di Brossel, e riuscì disegnatore e pittore molto ardito, tanto a olio, che a guazzo. Si portò valorosamente in dipigner cartoni per tappezzerie. Se ne passò poi in Italia, e nella scuola di Roma spese qualche tempo, facendo grandi studj in disegnare e misurare architetture. Tornatosene poi alla patria, prese moglie, che presto gli morì. Avvenne, che essendo egli rimasto solo, un tal Vander Mocien, mercante di Brossel, che mercantava tappezzerie, lo consigliò a lasciarsi condurre in Costantinopoli, dove sperava di far con lui, in quelle parti, gran guadagni in simili lavori e mercanzie; onde egli passò a quella volta. Quivi il mercante gli fece dipignere alcune cose, per mostrare al Gran Signore; ma perché lo ‘mperador de’ Turchi non volle figure umane, né d’animali, gettò via la spesa, il viaggio e’l tempo d’un anno che vi si trattenne, altro non riportando a casa, che alquanto di pratica nella lingua Turchesca. Nel tempo, ch’ei si trovava colà sfaccendato, perché non poteva vivere senz’alcuna cosa fare, si pose a disegnare essa città di Costantinopoli, con molti luoghi vicini, che si videro poi in istampa intagliati in legno, in sette pezzi, dove appariscono rappresentate molte azioni de’ Turchi. Nel primo, come il gran Signore cavalca colla sua guardia de’ Giannizzeri ed altri; nel secondo, una festa di maritaggio alla Turchesca, e’l modo di condurre e accompagnare la Sposa, con sonatori di diversi strumenti, e persone, che alla loro maniera vanno ballando; nel terzo, come e’ fanno a seppellire i loro morti fuori della città; nel quarto, una festa della Luna nuova; nel quinto, il modo di loro mangiare a sedere alla mensa; nel sesto, il modo di viaggiare; nel settimo, il loro portamento alla guerra. In questi intagli si veggiono bellissime azioni, figure, femmine molto vaghe, bene abbigliate di panni ed acconciature; e nell’ultimo pezzo è il ritratto di lui medesimo, in abito di Turco, coll’arco in mano, e accenna ad uno, che gli sta vicino, con una lancia lunga a foggia di bandiera. Dopo tutto questo tornò Pietro al suo paese, dove prese la seconda moglie, che si chiamò Mayken Verhobst Berseners. Di questa tale ebbe una figliuola, che fu poi moglie del rinomato Pietro Brughel suo discepolo. In questo tempo, cioè del 1549 compose alcuni libri d’architettura, di geometria e di prospettiva; e comeché egli era dotto e bene esperto nella lingua Italiana, tradusse i libri di Sebastiano Serlio in lingua Fiamminga, la qual sua bella fatica portò in que’ paesi grande utilità; perché, coll’ajuto di essa, restarono corrette poi le opinioni e gli errori di coloro, che allora vi operavano dell’antica e goffa maniera Tedesca; e rimase anche aperta la strada alla migliore intelligenza de’ cinque ordini di Vitruvio, e v’incominciò la buona maniera, ponendosi fine all’altra; benché tal miglioramento d’operare fosse poi in parte corrotto da altre maniere, che vi furon portate di Germania, e da que’ maestri tanto quanto accettate. Dipinse egli molte tavole e ritratti; e fu pittore della Maestà Cesarea di Carlo V nella servitù del quale morì nella città di Anversa l’anno 1550. La sua vedova moglie diede alla luce i suoi libri d’Architettura l’anno 1583. Ebbe un figliuolo naturale, che si chiamò Paolo Vanaelst, che fu eccellente nel copiar le opere di Gio. Mabuse, e dipinse con gran diligenza caraffe di fiori. Abitò e morì in Anversa, e la moglie di lui si rimaritò a Gielis van Conincxloo pittor celebre, che operò di paesi, con animali, fatti molto al vivo e in gran copia. Il ritratto di Pietro Koeck fu poco avanti al 1600 dato alle stampe, intagliato da Tommaso Galle, e sotto ad esso si leggono i seguenti versi: Pictor eras, nec eras tantum, Petre, Pictor, Alostum Qui facis hac Orbi, notius arte tuum. Multa sed accessit multo ars tibi parta labore, Cujus opus pulcras ædificare domos. Serlius hanc Italos: tu, Serli deinde bilinguis Interpres, Belgas Francigenasque doces.

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