Fioriva nel 1570.
Del mese di Dicembre dell’anno 1534 di molto onorata famiglia, nella città di Malines, nacque Hans Bol. Appena giunto all’età di quattordici anni, stimolato dal genio, si mise ad imparar l’arte del disegno appresso un ordinario maestro della sua patria. Stette con esso due anni, dopo i quali volle fare un viaggio a Heydelborg; e consumati altri due anni, fu di ritorno a Malines, dove non prese altri maestri; ma da per sé stesso andava disegnando e rappresentando belle vedute di paesi, con che s’acquistò una bella e molto allegra maniera. In Ghaent, in casa di Gio. Vanmander, cugino di Carlo Vanmander Pittor Fiammingo, che queste cose nel suo linguaggio ci lasciò scritto, era di mano di Hans Bol una gran tela a guazzo, nella quale egli aveva rappresentato la favola di Dedalo e Icaro, volanti per aria: dove si vedeva sorgere un masso in mezzo all’acque, in cui era una grotta, e sopra al masso figurato un bel castello, con diversi alberi; e il tutto faceva riflesso nell’acqua, con tanta naturalezza e verità, che più non si poteva fare: vedevansi anche galleggiare sopra le acque le penne, che andavano cadendo dall’ali disfatte dell’infelice Icaro. Nella prima veduta di questo vaghissimo paese era un pastore co’ suoi armenti, ed un contadino, che arava un campo, condotto molto artificiosamente. Altri molti e belli paesi fece egli nella sua patria, dove le opere sue furono assai stimate, e da’ mercanti cercate e pagate a gran prezzi. Occorse poi l’anno 1572 che quella città fu saccheggiata dagli’Imperiali, e a lui toccò perdere ogni suo avere; onde se ne fuggì ad Anversa quasi ignudo: ricco però della
sua virtù, a cagione della quale vi fu onoratamente ricevuto da un tal Van Belle e Antonis Covureur, che lo rivestirono, e gli fecero molte carezze. In questa città fece egli un libro di diversi pesci ed altri animali al naturale, che il Vanmander afferma fosse cosa meravigliosa; ma gli convenne abbandonare il dipinger paesi in tela, per essersi accorto, che i paesani di quella città gli compravano e copiavano, e le copie vendevano per sue. In quel cambio si mise a fare paesi con istorie, nelle quali gli parve esser più sicuro da simile inganno. Avvicinandosi l’anno 1584 per levarsi dall’imminente pericolo de’ tumulti, lasciata Anversa, se n’andò a Berghen-opsoom, e di là a Dort, dove due anni si trattenne; quindi se ne passò a Delft, e di lì ad Amsterdam, dove dipinse la città dalla parte di mare colla gran copia delle sue navi, ed anche dalla parte di terra, con bellissime vedute di villaggi: e fece molte altre opere, colle quali guadagnò gran danari. Appresso di Jaques Razet era un Crocifisso grande, con gran copia di figure e cavalli in un bellissimo paese, opera di ricca invenzione e diligentemente finita. E in somma le pitture di quest’artefice vi furono in tanto credito, che del continuo si vedevano uscir fuori in stampa. Seguì la di lui morte nella stessa città d’Amsterdam, l’anno 1593 a’ 20 di Novembre. Non lasciò figliuoli; ma sibbene restò alla moglie un figliuolo, nato del suo primo matrimonio, che si chiamò Boels, che fu discepolo di Bol. Questi ancora fece bellissimi paesi: e morì pochi anni dopo il suo patrigno e maestro. Ebbe ancora Gans Bol un altro discepolo, chiamato Jacques Saverii di Cortray, che fu il migliore, che uscisse dalla sua scuola: operò bene e con diligenza. Si morì di peste l’anno 1603 in Amsterdam, lasciando un suo fratello e discepolo, chiamato Roelandt Saverii, che non fu nell’operar suo punto inferiore al fratello. Il ritratto di Hans Bol si vede in istampa, fatto dal Goltzio, il quale, come attesta il Vanmander, riuscì somigliantissimo.