NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2
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L’anno 1343. che di Firenze fu cacciato, dopo un anno di tirannico governo, Gualtieri Franzese, e Conte di Brenna, detto il Duca d’Atene, dopo essergli nel Gonfalonierato di Paolo Bordoni posta taglia di diecimila fiorini d’oro con promessa di gran privilegj a chi l’avesse ucciso, o avesselo dato vivo nelle forze de’ Fiorentini; fu fatto dipingere a Tommaso il ritratto di lui a fresco nella Torre del Palagio del Potestà, oggi del Bargello, ed insieme quegli di tutti i suoi ministri, con mettere sopra la testa, ed a piedi l’arme delle famiglie loro. Ciò furono Cerrettieri Visdomini, Rinieri di Giotto da san Gimignano, Guglielmo d’Assisi, Gabbriello suo figliuolo, Meliadusso d’Ascoli, e Fra Giotto fratello di Rinieri, non ostante che Guglielmo, e’l figliuolo fossero stati morti a furore di popolo, ed a perpetua loro infamia fecero scrivere nelle mitere di ciascuno alcuni mal composti versi, i quali oggi per l’antichità, non che leggere si possano, ne meno si veggono: ma avendogli io in alcune antichissime memorie ritrovati, quegli appunto che furono allora composti; non ho stimato che sia per essere del tutto spiacevole lo scrivergli in questo luogo.
Il Duca d’Atene a’ traditori dipinti allato a lui miterati.
Avaro traditore e poi crudele
Lussurioso ingiusto, e spergiuro
Giammai non tenne suo suo stato sicuro.
M. Cerrettieri Visdomini mantenitore di libertà al Duca.
Come potevi tu durar signore
Essendo innanzi in peccato involto
E me per tuo consiglio avermi tolto?
M. Rinieri Giotti da san Gimignano Capitano de’ fanti del Palagio al Duca.
Deh come degnamente mi potevi
Far Cavalier, che tu, ed io avari
Siamo, e sempre fummo più che Mida
Tradendo sempre l’uomo, che ti fida?
M. Guglielmo d’Ascesi allora Capitano del Popolo al Duca
Tu mi facesti più ch’altr’uom crudele
Però mi grava più la tua partita,
Che in quel furore, ch’io mi perderei la vita.
Gabbriello figliuolo di esso M. Guglielmo
Aver Padre crudel m’era diletto
Poi vidi gli occhi suoi in palestra insegna,
E quello avviene a chi mal c’insegna.
M. Meliadusso d’ Ascoli allora Potestà di Firenze
Io porto sotto la lima, e la fraude
E di te m’ingegnai farti Signore
Or ne se fuor per tuo poco valore.
Frate Giotto da San Gimignano fratello del Capitano de’ Fanti con un libro in mano
Vie più m’incresce di me e mio fratello
Veder l’un traditore, e l’altro ingrato,
Che veder te di signoria cacciato.