Nominativo - Rinaldo Mantovano

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo ed Erede di Raffaello da Urbino, nato 1492, morto 1546. È Universale opinione degl’intendenti dell’arte, che Giulio Romano, tra’ moltissimi discepoli, che ebbe il gran Raffaello da Urbino, fosse il migliore. Quest’artefice fu dotato dal cielo di una natura gioviale e docile, a cagion della quale, essendo dolcissima la sua conversazione, e non ordinaria l’integrità de’ suoi costumi, fu dal maestro singolarmente amato: ed oltre a ciò, se ne servì il medesimo in ajuto nelle più importanti e più rinomate opere sue: e fra queste nelle Logge Papali di Leone X, dove si dice, che dipignesse di sua mano la storia della Creazione di Adamo e degli Animali, l’Arca, il Sacrifizio ed altre. Fecegli anche operare nella Camera di Torre Borgia, e in molte storie della Loggia de’ Ghigi. Faceva esso Raffaello l’invenzioni e i disegni di diverse architetture, e a Giulio poi gli faceva tirare e rimisurare in grande; onde avvenne, che egli diventò quel buon Pittore e Architetto, che è noto. Dopo la morte del maestro, finì, insieme con Gio. Francesco, detto il Fattore, suo condiscepolo, molte opere di lui, rimaste imperfette. Fece il disegno del Palazzo e Vigna sotto Monte Mario, detto di Madama, pel Cardinale Giulio de’ Medici, poi Clemente VII e similmente del Palazzo sopra il Monte Janicolo per Baldassarre Turini di Pescia, nel quale ancora dipinse di sua mano molte storie de’ fatti di Numa Pompilio, che si trova forse già in tal luogo sepolto. Fece anche il disegno di molte altre fabbriche della città di Roma. Dipoi, per opera del C. Baldassarre Castiglione, che molto l’amava, fu mandato a’ servigj del Marchese di Mantova suo Signore, pel quale fece di opera rustica il modello del Palazzo del Te, e vi dipinse di sua mano storie di Psiche e de’ Giganti. Rifece più stanze del Ducale Palazzo, e vi aggiunse varj abbellimenti. Coll’ajuto di Rinaldo Mantovano suo discepolo, vi dipinse la guerra Troiana: fece il modello della Villa di Marmirolo: e per le case de’ particolari e chiese della città, condusse molte pitture. E in somma l’abbellì tanto di fabbriche, fatte con suo disegno, e di altre opere di sua mano, e con sua industria seppela così bene difendere ed assicurare dalla inondazione del Po, che in que’ tempi molto la travagliava, che dal Duca fu ordinato, che niuno de’ cittadini potesse in essa fabbricare senza il disegno di lui. Edificò per sé medesimo, nella stessa città, una bella casa, rincontro alla Chiesa di San Barnaba, dove essendo fatto ricco, abitò fino alla morte. Veggionsi di mano di quest’artefice disegni infiniti, perché oltre a molti, che gli occorsero fare per l’opere, gli bisognò tuttavia disegnare invenzioni di fabbriche, e pitture da farsi in diversi luoghi, oltre alle molte, che egli condusse, le quali in Italia e in Francia furono stampate in rame. Dilettossi oltremodo dell’antiche medaglie, di cui fece una numerosa, e molto preziosa raccolta. Occorse finalmente, che essendo morto in Roma Antonio da San Gallo, Architetto celebratissimo, che assisteva alla fabbrica di San Pietro, fu richiesto Giulio di volergli succedere in tal carica: al che fare, egli incontrò infinite difficoltà, e da coloro, che in Mantova governavano, e dagli amici e da’ congiunti. Or mentre egli andava industriosamente superando, già risoluto di rimpatriare, e godere dell’onore offertogli, sopraggiunto da grave infermità, nell’età sua di anni cinquantanove, diede fine a questa vita mortale, e nella nominata Chiesa di San Barnaba fu onoratamente sepolto.

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