Nominativo - RAFFAELLO BORGHINI

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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XLI. 1568 Il Citato VASARI, ne’ Proemj de’ suoi Libri nella seconda edizione; e specialmente in quello delle Vite, Parte I a 85. Ma tempo è di venire oggi mai alla Vita di CIMABUE; il quale, siccome dette principio al nuovo modo di disegnare, e di dipingere, così è giusto e conveniente, che lo dia ancora alle Vite. XLII. 1570 F. ONOFRIO PANVINIO Eremitano, erudito Investigatore dell’antichità Romane, nell’ Opera Latina intitolata: De præcipuis urbis Romæ sanctioribusque Basilicis. IOCHTUS egegius suo tempore Pictore multas in ea picturas miri operis fecit. Lo stesso Autore parlando della Basilica Constantiniana. Inter aulam, quam salam Concilij vocant, et hanc, quam supra descripsi, porticum, est alia porticus oblonga etc. in cuius fine occidentem versus, est pulpitum marmoreum à Bonifacio VIII. factum, totum ferè depictum, emblematibus ornatum; pulpitum extra Concilij aulam porrectum est totum è lateribus è marmore factum, picturæ pro temporum conditione elegantissimæ, existimantur CIMABOVIS egregij Pictoris manu factæ, qui primus Italiæ picturam, post antiquos, restituit. XLIII. 1580 TEODORO ZUINGERO, nell’Opera intitolata: Theatrum Vitæ Humanæ, Basileæ per Sebastianum Enrich Petri. Zotus Florentinus in Pictura satis præclarus fuit. XLIV. 1581 GIOVANNI BARDI, nella sua Cronica universale, Parte 3. a 420, tra’ più segnalati uomini che fiorissero nel Mondo l’anno 1336. mette Giotto Fiorentino Pittore, e per moltissimi anni avanti e doppo non fa menzione d’altri Pittori. XLV. 1583 VINCENZIO BORGHINI ne’ suoi Ragionamenti dell’Armi delle famiglie Fiorentine a 33 dice così: GIOTTO non meno ingegnoso e piacevole nella familiar conversazione, che sommo Maestro in quel tempo nella Pittura. XLVI. 1584 RAFFAELLO BORGHINI nel suo Riposo a 288. Quando come volle Iddio l’anno 1240. nacque in Firenze della nobil famiglia de’ CIMABUOI, per ritornare in luce la Pittura, GIOVANNI cognomato CIMABUE. Il medesimo a 297. parla di GiottoIo ho favellato delle cose di GIOTTO alquanto a lungo perch’egli fu veramente quello, che ritornò in luce la Pittura.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Nel Tempio di San Giovanni fece la figura di bronzo di Papa Giovanni XXIII. di Casa Coscia, che rappresenta esso Pontefice: e vi lavorò due figure di marmo, cioè la Speranza e la Carità, essendoché la figura terza, che è la Fede, fosse scolpita da Michelozzo, Scultore Fiorentino, e suo discepolo. Nello stesso Tempio, intagliata di sua mano si vede la bellissima statua in legno di Santa Maria Maddalena Penitente. Scolpì in legno un bellissimo Crocifisso, il quale fu poi collocato nella Chiesa di Santa Croce nella Cappella de’ Bardi, in testa alla Croce. Fu opera dello scarpello di Donato la bella statua rappresentante la Dovizia posta sopra la Colonna di Mercato vecchio, la quale, era opinione comune, che fosse una di quelle di Granito, che reggono l’ordine di dentro dell’antico Tempio di San Giovanni di Firenze, cavata allora da’ novelli Cristiani per collocarvi in luogo suo l’altra bellissima accanalata, che a tempo della Gentilità serviva per base della statua di Marte in mezzo a detto Tempio, il che però non va disgiunto da molte contradizioni e inverisimili osservati dagl’Antiquarj più rinomati dell’età nostra. Scolpì ancora, coll’ajuto di Andrea del Verrocchio suo discepolo, il lavamane di marmo, che nella Sagrestia di San Lorenzo si vede: e ordinò i due Pergamidi bronzo della medesima Chiesa, che poi finì Bertoldo suo discepolo. Nel Libro di Deliberazioni dell’Opera del Duomo , segn. B 1436. si legge: Die 21. Mensis Februarii præfati Operarii commiserunt Niccolao Joannotii de Biliottis, et Salito Jacobi de Risalitis, duobus ex eorum offitio, locandi Donato, Niccolai Betti Bardi Civi Florent. magistro intagli, faciendi duas portasde Bronzo duabus novis Sacristiis Cattedr. Eccles. Florent. pro pretio in totum flor. 1900. pro eo tempore, et cum illis storiis, et prout eis videbitur onoralibus etc. Il fatto però si fu, che Donato non fece altrimenti le porte delle Sagrestie: trovandosi, che una per la Sagrestia delle Messe fu fatta da Luca della Robbia , e l’altra per la Sagrestia de’ Canonici non si fece, ma rimane fino ad ora coll’antiche sue imposte di puro legname. In casa il Cavaliere Alessandro del Cavalier Filippo della nobilissima famiglia de’ Valori, Gentiluomo dotato di straordinaria prudenza e bontà, degnissimo nipote di quel Baccio Valori Senatore Fiorentino, gran protettore di queste arti, del quale tanto nobilmente scrisse Raffaello Borghini nel suo Riposo, è, nel tempo che io queste cose vo scrivendo, un quadro di pietra, poco maggiore di un braccio, di una testa di femmina di bassorilievo, ritratto al naturale: ed un altro di marmo carrarese, poco minore, pure anch’esso di bassorilievo, fattovi un Solone con ghirlanda in capo, forse i più belli bassirilievi, che si veggano della mano di quell’artefice.

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