Nominativo - Pinturicchio

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Pietro Perugino, nato 1481, morto 1520. Nell'anno di nostra salute 1484 nacque al mondo questo grande Artefice, che per ispecial privilegio, fu di tutte quelle eccellenze dotato, che appena in molti secoli, e fra molte persone, è solito di compartire il cielo. Il padre suo fu Giovanni de' Santi Urbinese, pur anch'esso pittore, che quantunque non arrivasse nell'arte sua a segno di molta eccellenza, avendo tenuta una maniera alquanto secca, merita contuttociò, che di lui si faccia alcuna memoria, giacché per la sua bontà, per l'ottima educazione, che sappiamo aver data al figliuolo, e per la sollecitudine, colla quale procurò, che il bel genio di lui fosse ajutato nell'acquisto di nobili arti, fu non piccola cagione che potesse il mondo possedere uomo sì degno. A tale effetto ho io procurata notizia di alcune opere, fatte da esso Giovanni nello Stato di Urbino sua patria, le quali, secondo quello, che da persone molto perite di que’ luoghi e dello stesso mestiere è stato riferito, sono le seguenti. Nell'entrare della Chiesa di San Francesco, al terzo Altare da man sinistra, è una tavola a olio, dov'è figurata Maria Vergine sedente in Trono, con alcuni Santi, nella prima e seconda veduta, e di sopra il Padre Eterno. Nella Chiesa del Corpus Domini, è di sua mano la tavola del primo Altare, che pure è a man sinistra, entrando per la porta principale, e vi sono molte figure. Nella Chiesa di San Bastiano è la storia del Martirio del Santo, che tra le opere che fece Giovanni, è fra le migliori annoverata. A Cagli dipinse a fresco nella Chiesa di S. Giovanni una Pietà di assai ragionevole maniera; e nel medesimo luogo, pure a fresco, fece un S. Bastiano ed una Vergine sedente in Trono, con alcuni Angeli e Santi. Non ebbe questo pittore altri figliuoli che Raffaello: e sapendo, quanto ciò importi per ben nutrirgli, e quel che è più, per bene educargli, volle che dalla propria Madre, e non da altra donna, e nella propria casa, fosse allattato. Cresciuto poi in età, vedendolo maravigliosamente inclinato all'arte del Disegno e della Pittura, cominciò egli medesimo ad istruirlo: e in breve tempo a tal segno lo condusse, che così fanciullo, com'era, diedegli grand'aiuto nell'opere che fece per quello Stato; ma come discretissimo ch'egli era, conoscendo i gran progressi del figliuolo venir ritardati pur troppo dalla poca sufficienza sua, tanto si adoperò con Pietro Perugino, eccellentissimo Pittore, che gli venne fatto, che egli sotto la sua disciplina lo ricevesse. Non ebbe appena Pietro scoperta la bravura del fanciullo, che postogli amore non ordinario, cominciò a farlo studiare, con suoi precetti, dalle proprie opere sue; onde non andò molto, che gli studj di Raffaello né punto né poco si distinguevano dagli originali del maestro; anziché aveva egli così bene appresa quella maniera, che fra le opere, che fece egli nel primo tempo, e le migliori del Perugino, non fu chi sapesse conoscere differenza. Tali furono in Perugia una tavola a olio, che fece Raffaello, ancor giovanetto, per Madonna Maddalena degli Oddi, nella Chiesa di San Francesco, dove figurò un'Assunzione al cielo di Maria Vergine, e di sotto gli Apostoli, con alcune storielle di piccole figure nella predella della medesima tavola; un'altra in S. Agostino di Città di Castello; una di un Crocifisso in San Domenico, nella quale egli scrisse il proprio nome; ed una in San Francesco, fatta d'alquanto miglior maniera e gusto, dove rappresentò lo Sposalizio di Maria Vergine; e in questi tempi ancora fece al Pinturicchio più disegni e cartoni, per le opere della Libreria di Siena.

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Discepolo di Pietro Perugino, fioriva intorno al 1510. Bernardo Pinturicchio fu uno di que’ discepoli del Perugino, che al pari, e forse più di ogni altro, imitò la sua maniera. Ebbe grande abilità in disporre e ordinare opere grandi; onde tenne sempre appresso di sé molti maestri in ajuto dell’opere. Dipinse ad istanza di Francesco Cardinal Piccolomini, la Libreria di Siena, fatta da papa Pio II nel Duomo di essa città. Tennesi però per cosa certa, che i disegni e cartoni di tutta quest’opera, fossero fatti da Raffaello da Urbino, suo condiscepolo, e di tenera età, che fino a quel tempo sotto la disciplina di Pietro aveva fatto profitto singolare e maraviglioso. In questa dipinse dieci storie di fatti d’Enea Silvio Piccolomini, che fu poi esso Pio II e similmente una grande storia sopra la parte di essa Libreria, che corrisponde in Duomo, nella quale rappresentò la Coronazione di Pio III pure della stessa famiglia de’ Piccolomini. Fece molte opere in Roma nel Palazzo Pontificio, che furon poi disfatte nella demolizione di quegli edificj: ed operò anche molto per tutta Italia. L’ultimo lavoro, ch’ei fece, o pure che cominciò, fu una tavola della Natività di Maria Vergine per la Chiesa de’ Frati di San Francesco di Siena; e acciocché dipigner la potesse a suo grand’agio e senz’altri divertimenti, gli assegnarono que’ Frati una camera vota di ogni arnese, eccettuato che di un antico cassone, che per la sua grandezza non si poteva muover di luogo, senza pericolo di farlo in pezzi. Il Pinturicchio, a cui dava gran noia quell’impaccio, nella stanza destinata al suo riposo e a’ suoi studi, fece di ciò sì grande schiamazzo: e perché era di stranissimo cervello, tanto si sbatté, e tanto que’ poveri Frati inquietò, che fu loro forza, quasi dissi disperazione, il fare quell’arnese in ogni maniera cavare di luogo: e mentre ciò si faceva, occorse che rompendosi da una parte un pezzo di legno, accomodato per occultare un certo antico segreto, che era dentro al medesimo cassone, furon trovati cinquecento scudi d’oro di Camera: e ciò seguì a vista de’ Frati, che ne rimasero allegrissimi; e quel che fu più, a vista pure dello stesso Pinturicchio; per la qual cosa, per usar le parole dell’Autore, che la racconta, prese il Pinturicchio tanto dispiacere, pel bene, che aveva l’importunità sua cagionato a que’ poveri Frati, e tanto se ne accorò, che gravemente ammalatosi, in breve tempo si morì.

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