Nominativo - Pietro de’ Capponi

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo di Cornelis, nato 1500, morto 1559. Nacque questo artefice in Beverwyck, non molto lontano da Haerlem, l’anno 1500. Il nome del padre suo fu Cornelis: appresso di lui imparò i principj dell’arte, e si fece così valente, che fu posto a’ servigi dello ‘mperador Carlo V, il quale sempre lo volle appresso di sé in tutti i suoi viaggi. Condusselo a Tunis in Barberia, dove, per esser’ egli buon Geometra ed Architetto, e sapere anche ben levare di pianta, si valse di lui nelle cose campali, facendogli, nell’occasione di porre assedj, misurare i terreni, e rappresentare in pittura tutte le proprie azioni di guerra, e fra queste l’assedio e’l sito della città di Tunis, delle quali invenzioni poi si servì quella Maestà per far vaghe e ricche tappezzerie. Si videro belle opere di costui in Atrecht in Fiandra nella Badia di San Vaes: in Bruxelles erano ancora alcuni bei quadri e ritratti al naturale, oltre a quelli che erano nella Chiesa di Santa Gudula, stati poi o guasti o portati via. Costui fece fare il proprio sepolcro nella Chiesa di San Goricks, pure in Bruxelles, e nella più alta parte era un Dio Padre. Questo fu poi trasportato in Praga appresso Hans Wermein suo fratello, che fu gran valent’uomo nell’arte dell’orefice, ed eccellente modellatore, di cui lo stesso Carlo V si serviva e avevalo in grande stima. Nella stessa Chiesa era una Natività del Signore, e un Cristo ignudo in piedi, con una mano sul petto, opere assai lodate. Il ritratto di questo artefice, fatto da lui medesimo, si trovava l’anno 1604 a Midelborgh in Zeelandt, appresso Maria sua figliuola, vedova di Pieter Cappoen, in nostra lingua Pietro de’ Capponi, ottimamente lavorato. Nel medesimo quadro del ritratto, dalla parte di dietro, era una lontananza con una veduta della città di Tunis, fatta dal naturale, colle guardie de’ soldati, ed esso a sedere, in atto di dipignere: appresso a lui era una donna grassa ignuda, con un taglio in un braccio. Vi era ancora il ritratto di Maria, sua seconda moglie, assai ben fatto. Questa donna aveva per ciascheduna mano sei dita; ma o forse subito nata, o dipoi, le erano state levate le due dita minori, e benissimo si scorgeva nella pittura il luogo della congiunzione di esse dita tagliate. La medesima Maria fu dipinta al naturale dal padre in sua gioventù in abito Turchesco, perché godeva di vederla spesse volte in quel modo vestita: e con tal veste la conduceva ogni anno alla solita processione della principal festa di Bruxelles, chiamata Emgangh. Era ancora appresso essa Vedova, fatto dal naturale, un ritratto di un bambino, che aveva bellissimi capelli: e un trionfo di mare, fatto da suo padre, con molte figure ignude assai belle. Fu questo Giovanni Cornelisz strettissimo amico e compagno di Giovanni Schooreel: e l’uno e l’altro comprarono gran beni nella Noortolandia. L’Imperadore spesse volte si pigliava gusto di far veder costui ad alcune Dame e Signori, perché era di grandissima statura e benissimo composto, ed aveva una barba sì lunga, che stando ritto, poteva pestarla col piede: ed era cosa gustosa il vedere alcune volte, quando e’ viaggiava a cavallo appresso a Principi e Cavalieri, che il vento gliela sollevava e balzava loro nel viso. Tenevane Giovanni gran conto, e ogni mattina impiegava alcun tempo in pettinarla, e a cagione di questa, era chiamato Ans della barba. Morì quest’artefice in Bruxelles l’anno 1559, della sua età cinquantanove o sessanta: e nella Chiesa di San Goricks, fu sepolto. Il ritratto di lui, intagliato da Tommaso Galle, fra’ ritratti degli altri celebri pittori Fiamminghi, fu dato alle stampe poco avanti al 1600 co’ seguenti versi, composti da Domenico Lamsonio: Quos homines, quæ non majus loca pinxit et urbes, Visendum late quicquid et Orbis habet; Dum terra sequiturque mari te Carole Cæsar, Pingeret ut dextræ fortia facta tuæ; Quæ mox attalicis fulgerent aurea textis, Materiem artifici sed superante manu. Nec minus ille sua spectacula præbuit arte Celso conspicuus vertice grata tibi. Jussus prolixæ detecta volumina barbæ Ostentare suos pendula ad usque pedes.

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