Discepolo di Antonio Semino, nato al 1495, morto ...
Giovanni Cambiaso, nato nella Valle di Polcevera, poco distante da Genova, imparò egli l’arte nella scuola di Antonio Semino, pittore di quella patria, assai lodato in quella età; avendo poi studiata la maniera di un tal maestro Carlo, discepolo del Mantegna, fecesi sì pratico, che molte cose ebbe a fare di sua mano in essa città, per pubblici e privati luoghi, guadagnandosi lode di avere, con un suo nuovo modo di dipignere, tolta via in gran parte una certa crudezza, che avevano le pitture de’ maestri in quei tempi in quelle parti, nelle quali poco o nulla potevano l’arti più belle avere allignato, a cagione delle civili discordie, da cui sogliono essere per ordinario, appena nate, svelte o recise. Furono i primi lavori di questo artefice, per quelle Riviere, in gran parte a fresco, finché nel 1523 dal Principe Doria gli fu fatto dar principio alle pitture del suo bel Palazzo, facendo anche colà venire apposta i celebri pittori Perino del Vaga, Domenico Beccafumi e Antonio Ponzano: le opere de’ quali recarono sì fatta maraviglia a Giovanni, particolarmente quelle di Perino, che datosi ad osservarne il più bello, interamente mutò sua antica maniera, ed a quella dello stesso Perino sì bene si accostò, che non vi è oggi, chi vedendo le pitture di esso, non lo creda uscito da quella scuola. Furono l’opere di Giovanni, per lo più sparse per diversi luoghi della Riviera, e per le case di particolari cittadini. Dipinse ancora a chiaroscuro, e fu bravo modellatore, solito a dire, che non può giugnere a gran perfezione nella pittura colui, che non si è per qualche tempo bene esercitato nella Plastica. Veggonsi suoi disegni, fatti con un modo del tutto nuovo, che vien detto proprio di lui, benché altri a Bramante Architetto da Urbino attribuiscalo: e fu di disegnare le umane forme per via di cubi, o sia di quadrati. Fu padre e maestro, fin da’ primi principj, di Luca Cambiaso, detto altrimenti Luca o Luchetto da Genova, il quale tenne gran tempo in ajuto, dopo averlo condotto fino a quel segno d’eccellenza, alla quale egli medesimo non era potuto pervenire. Terminò finalmente questo artefice il corso di sua vita, in istato di decrepitezza, lasciando di sé degna memoria e alla patria onore. Fiorì ancora in questi medesimi tempi, in essa città di Genova, un certo Jacopo Tagliacarne, mentovato dal Soprani, e di cui anche parlò Cammillo Leonardo, celebre medico. Questi fu assai lodato in effigiare, con bella industriosa maniera,
nelle pietre più dure, invenzioni e piccole figurette; maestranza usata già dagli antichi Greci e Romani: e nell’incavare eziandio cose sì fatte, di che hanno, fino a’ tempi nostri, data testimonianza molte opere sue, esistenti appresso i suoi concittadini, ed alcuni sigilli molto bellissimi, lavorati in preziose gemme, che è quanto abbiamo di memoria della virtù di questo artefice.