Nominativo - Passignano

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Contengono le armi un campo azzurro entrovi due branche di Lione bianche incrocicchiate. Poco sotto alla nominata Chiesa ne’ beni antichi de’ medesimi Roti, posseduto oggi da Michele Roti, Gentiluomo erudito, descendente di d. Antonio, e figliuolo di Simone, che fu Sergente Generale di Battaglia del Sereniss. Granduca Ferdinando II. di Toscana, soldato di gran valore, vedesi pure oggi della stessa maniera dipinto a fresco un tabernacolo colla medesima arme de’ Roti, ove similmente è figurato sant’Antonio, sebbene essendo la pittura stata dal tempo alquanto guasta, fu poi poco acconciamente restaurata. Altre opere fece Lorenzo di Bicci per lo Contado di Firenze, che per brevità si tralasciano, buona parte delle quali ha distrutte il tempo. Dopo tutto questo, il nostro artefice se ne tornò a Firenze, dove gran lavori gli furon dati a fare, e fra questi per la Chiesa di san Marco nelle Cappelle della famiglia de’ Martini, e de’ Landi più pitture a fresco, ed una tavola di Maria Vergine con varj santi; le pitture a fresco nella riduzione al moderno, e restaurazione di essa Chiesa furono gettate a terra, e vi furono eretti nuovi Altari con vaghe architetture di pietra per ornamento delle stupende tavole, che ora vi si vedono di Fra Bartolomeo, del Cigoli, del Passignano, di Santi di Tito, del Paggi, di Fabbrizio Boschi, e di altri maestri eccellenti.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 265

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Discepolo di Lorenzo di Credi, fioriva circa’l 1520. Trattennesi Antonio per molti anni ad imparar l’arte con Lorenzo di Credi, dal quale apprese a fare ritratti al naturale, con sì buona somiglianza, che ne fu molto lodato; benché per quel che spettava al disegno, non giugnessero al più perfetto; se pur si può dire, che ritratto, senza il requisito di perfetto disegno, possa dirsi somigliante, e in conseguenza degno di molta lode. Dipoi si pose a stare appresso a Ridolfo del Grillandajo, come quegli, che avendo grandi e molte occasioni di operare molto bene, anche impiegava i giovani della sua scuola, in città e fuori, come si dirà al luogo suo. Fece dunque Antonio in Chiesa di S. Jacopo tra’ fossi in Firenze, una tavola di un Crocifisso, con Santa Maria Maddalena e San Francesco: e per quella della Santissima Nunziata, una tavola con un San Michele Arcangelo colle bilance in mano, la quale, pochi anni sono, fu levata dalla Cappella de’ Benivieni, nobil famiglia Fiorentina, oggi estinta, dove era situata, e posta da uno de’ lati della Cappella del Crocifisso, accanto alla Sagrestia: ed in luogo di quella fu collocata in essa Cappella già de’ Benivieni, e oggi di Carlo Donati, una grande e bella tavola di mano di Simone Pignoni, Pittore Fiorentino, discepolo del Passignano, che al presente vive, ed opera in Firenze, con applauso degl’intendenti. Nella quale, con vago colorito e bella invenzione, ha figurato Maria Vergine col figliuolo Gesù in gloria, ed esso San Michele Arcangelo, in atto di ritogliere dagli artigli del comune inimico, un piccolo fanciullo, che rifuggendosi per patrocinio all’Angelo suo Custode, vedesi da quello benignamente accolto e difeso. E aggiunsevi un Santo Antonio da Padova, in atto di adorazione alla Madre di Dio, e alcuni Angeletti, opera veramente lodatissima. Il quadro poi del San Michele Arcangelo di Antonio del Cerajuolo, ultimamente fu pure levato dalla Cappella del Crocifisso, e posto in una stanza del Convento, coll’occasione di essere stata abbellita essa Cappella, per darsi luogo in essa al Corpo di S. Florenzo Martire giovanetto: e nello stesso tempo sono stati ripieni gli spazj laterali, con due gran quadri, coloriti per mano di Bernardo Poccetti: che in uno è rappresentata l’ultima Cena del Signore cogli Apostoli: e nell’altro il Purgatorio, tolti dai due spazj, che già erano sopra gli organi, avantiché si finisse di adornare la soffitta della Chiesa medesima.

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