Nominativo - Neri

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Si crede discepolo di Giotto, nato … . ? …. Io non dubito punto di dover dar luogo fra coloro, che uscirono della scuola del famosissimo Giotto, a Tommaso di Stefano Fortunatino, come a quegli, che non solo visse, ed operò ne’ medesimi tempi di lui, ma ne seguitò, per quanto potè giungere suo intendimento, interamente la maniera. Dipinse costui per la nobil famiglia de’ Gucci Tolomei una tavola, che allora fu posta sopra l’altare dell’antica loro Cappella di santo Stefano al Ponte vecchio, e oggi vedesi nella villa del Boschetto, o della Quercia a Legnaia di Baccio Maria Avvocato del Collegio de’ Nobili, Matteo, e Gio: Maria, tutti figliuoli di Neri di essa nobil famiglia de’ Gucci Tolomei, Gentiluomini, che per integrità di costumi, e per altre doti, che adornano gli animi loro, sono da tutti stimatissimi. Questa tavola, ch’è di legname in forma gottica, è divisa in tre partimenti, con loro frontespizj ad angoli acuti. Nel partimento di mezzo è Maria Vergine fra due Angeli, che si stringe al seno il Figliuolo Giesù, e nella parte più bassa sono rappresentate con diadema, a guisa di sante, otto virtù, le tre teologali, le quattro cardinali, e la verginità. Nel partimento da man destra è san Bastiano legato al palo, mentre più soldati gli avventano saette, e gli Angeli, che si veggono in aria gli apprestano la corona del martirio. Sonovi due uomini, uno coronato, che forse rappresenta lo ‘mperadore, e l’altro vestito in abito dottorale antico soppannato di vaio, che credesi ritratto al vivo di persona di quella casa, che la tavola fece dipignere, giacché si riconosce essere fatto dal naturale. Nel partimento sinistro è san Michele Arcangelo, che accompagnato da molte altre figure d’Angeli, caccia dal Cielo Lucifero rappresentato in un grande, e spaventoso dragone fra moltitudine di suoi seguaci, altri in terra caduti, altri in aria in atto di cadere; nelle quali figure, per quello che potè quell’età comportare, si scorgono attitudini risolute, e grand’invenzione. Nella superior parte di questo partimento è l’Eterno Padre in atto di comandare all’Arcangelo quell’azione, e da una parte è l’Aquila, che sostiene cogli artigli una cartella, e quella è figurata per lo Evangelista san Giovanni, e la visione dell’Apocalisse, per cui fu rivelato tal mistero: e tutta la pittura è in campo dioro. Finalmente sopra una tavola di legname rapportata sopra essa tavola nella parte più bassa, si veggono scritte le seguenti parole: Dipinse Tommaso di Stefano Fortunatino de’ Gucci Tolomei. Questa memoria adunque, che ci ha data cognizione di quest’artefice, del quale noi non troviamo esser mai stata fatta ricordanza, ci fece avvertiti che il Vasari, che nella vita di Tommaso di Stefano, detto Giottino, fece menzione dell’antica pittura a fresco della Cappella, di cui sopra abbiamo parlato, ch’è allato alla porta del fianco dipinta da esso Giottino, se la passò senza far menzione della tavola, o pure coll’aver detto, che Giottino dipinse la Cappella intera, intese di dire, che sua ancora fosse stata la tavola; ma a noi, non solo per la nota antedetta è costato, ch’ella fosse di mano del Fortunatino, ma avendo fatto il conto degli anni della vita di Giottino a confronto del tempo, nel quale, in ordine al testamento di Paolo di Filippo, di Filippo, di Bene de’ Gucci Tolomei, che fu de’ Priori l’anno 1378. essa Cappella fu fondata, troviamo, che già aveva Giottino finito il corso de’ giorni suoi; e tanto basti aver detto di tale artefice.

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Vi colorì ancora il Deposito di finto marmo per lo Cardinale Corsini, primo Arcivescovo della nostra Città, che sopra vi si vede dipinto al naturale; e quello ancora non lungi da questo per Fra Luigi Marsilj Agostiniano, famoso Teologo. E fu gloria singolare di Lorenzo di Bicci l’essere stato il primo, che in quella nobilissima Chiesa facesse vedere sue pitture. Portatosi ad Arezzo, dipinse per i Monaci Olivetani storie di san Bernardo nella maggior Cappella di lor Chiesa, e già accingevasi a dipignere il Chiostro con istorie della vita di san Bernardo, quando sopraggiunto da grave infermità gli convenne tornare a Firenze, lasciando che Marco da Montepulciano suo discepolo la dipignesse in cambio suo, siccome fece male, e goffamente. Tornato ch’egli fu alla primiera salute, dipinse in patria la storia di Maria Vergine Assunta, che pure oggi vediamo benissimo conservata nella sopradetta facciata del Convento di santa Croce, e con questa, che fu al certo la miglior opera, che partorisse il suo pennello, *benché egli fosse già decrepito, e non di 60. anni in circa, come affermò il Vasari*, diede fine alle sue opere, ed al suo vivere circa l’anno di nostra salute 1450. dopo aver insegnata l’ arte a due suoi figliuoli, cioè Bicci, e Neri, de’ quali a suo luogo ragioneremo. Devesi a questo artefice non poca lode per lo grande operare, ch’ei fece, e per essere anche stato sempre simile a sé stesso negli ottimi precetti dell’arte, per quanto però poteva estendersi il modo di fare Giottesco, il quale, siccome da principio fu preso da lui, e migliorato alquanto in disegno, arie di teste, ed in una certa maggioranza di maniera, fu anche sempre mantenuto; in questo però dell’aver sempre voluto tener forte quella maniera non fu lodevole, perché già negli ultimi tempi di lui avendo veduto la nostra Città il miglioramento, che faceva l’arte del dipignere, mediante le nobili fatiche di Masaccio, e de’ suoi imitatori, aveva fatte in ogni sua parte, averebbe potuto ancora esso migliorare la sua maniera; e pure essendo lungamente vissuto fra i maestri di quei due secoli del 1300. e 1400. volle rimanere l’ultimo, che essa maniera Giottesca praticasse, e più tosto restare fra di loro in minore stima, che abbandonarla giammai; dal che ad evidenza si riconosce quanto difficil cosa sia, anche agli uomini assennati, l’emendare in vecchiaia quegli errori, che in un ben lungo corso di vita si presero a praticare, e Quæ pueri didicere, senes perdenda fateri.

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