Fu solito dunque nel tempo della Primavera, e dell’Autunno ritirarsi per alcuni giorni in compagnia d’altro Religioso amico di virtù, in un piccolo suo Romitorio dell’Isole di Neres, ove già il suo Monastero di Larino aveva una piccola Chiesa, non tanto per darsi di maggior proposito a qualche santo esercizio, quanto per ricreare, e divertire la mente dalle non mai interrotte fatiche di sua vocazione. Quivi in certe ore del giorno andava osservando, non pure le belle vedute, che fanno in quel luogo le spiagge di quell’Isole, le montagne, e i villaggi, e’l mare stesso, ma eziandio l’erbe, i fiori, gli alberi, i frutti, i più rari pesci del mare, gli uccelli dell’aria, ed i piccioli animaletti della terra, le quali tutte cose andava disegnando, e contraffacendo a maraviglia, dei quali disegni poi servivasi per trasportare ne’ bellissimi libri da sé composti, di che appresso andremo ragionando. Avevano allora i Religiosi di quel Monastero di sant’Onorato una libreria, che per avanti aveva avuto il grido della più nobile, e più vasta, che possedesse l’Europa tutta; conciosiacosache ella fosse stata arricchita da’ Conti di Provenza, Re di Napoli, ed altri de’ più esquisiti libri in ogni lingua, in ogni scienza, ed arte, che desiderar si potessero da uomini letterati, i quali, a cagion delle guerre intestine state co’ Principi del Baultio, Carlo di Durazzo, Raimondo di Turrena, ed altri, che pretendeano ragioni nella Contea di Provenza contro i Conti, e veri possessori di quella, erano stati confusi, ed a mal partito ridotti. Di questa dunque diedero quei Monaci al nostro Religioso pittore la cura, ed esso in breve tempo il tutto ridusse a ben essere, ed in buon ordine fino a quel segno, che fu possibile, atteso che gli venisse fatto il ritrovare da una nota statane fatta già da un tale Ermete nobile Provenzale, Religioso pure di quel Monastero per ordine del defunto secondo Re d’Aragona, e Conte di Provenza, che moltissimi ne fossero stati tolti via, ed altri riposti in lor luogo, che erano di poco valore.