Nominativo - Monaco

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Fiorì in questi tempi il Monaco dell’Isole d’Oro dell’antica, e nobilissima famiglia Cybo di Genova, la quale facendo per arme Dadi, viene a dichiarare col nome di Cybo, che in greco idioma vale a dire dado, l’antichissima sua discendenza esser di Grecia. Secondo ciò che alcuni dicono, nacque questo Monaco nella stessa Città di Genova l’anno della nostra salute 1326. e dall’Isole d’Hers, che gli antichi chiamarono Stecadi, nelle quali santamente condusse i giorni suoi, fu dagli autori il Monaco dell’Isole d’Oro cognominato. Vestì abito religioso nel Monastero di sant’Onorato nell’Isola di Lerino dentro la Piaggia di Cagna, vicino ad Antibbo. In questo luogo, oltre allo studio delle monastiche discipline, diede opera a quello delle sacre, ed umane lettere, e della pittura, nelle quali tutte, come mostreremo appresso, fece si gran profitto, che venuto a morte, lasciò in dubbio se egli fosse riuscito migliore Religioso, Teologo, Poeta, Istorico o Pittore; e per incominciare da quello, che alla pittura appartiene, ch’è proprio del mio assunto, dico, che essendosi in quei suoi tempi già divulgata per l’Europa, non solo la notizia della meglior maniera del disegno, e colorito, ritrovata dal famosissimo Giotto, ma eziamdio il bel modo di colorire picciolissime figure, ed altre cose, che noi diciamo arte di lavorar di minio, nella quale lo stesso Giotto, come abbiamo altrove accennato, aveva fatte vedere cose stupende in Roma, ed altrove, ciò che pure ad esempio di lui, i suoi discepoli, e coetanei avean fatto, non fu maraviglia, che questo buon Religioso, che aggiunta ad un gran genio naturale pittoresco, avea in supremo grado la virtù di eccellentemente scrivere in ogni sorta di carattere, si dilettasse anche oltremodo della bell’arte del dipignere, e del miniare.

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Per quanto scrisse Giovanni di Nostra Dama in idioma Francese nelle vite de’ Poeti Provenzali, che fiorirono ne’ tempi degli Re di Napoli, trovò il nostro Monaco nel far quella ricerca un libro, in cui leggevansi i casati di tutte le nobili, ed illustri famiglie di Provenza Aragona, Italia, e Francia, e loro armi, ed allianze, o vogliamo dire collegazioni ed un altro eziandio ov’erano opere in rima di Poeti Provenzali dal nominato Ermete raccolte per ordine pure del sopra nominato Re, le quali insieme colle vite, e opere degli altri Poeti Provenzali, che furon poi fino al suo tempo trovate sparse in quella gran Libreria, ed altrove, ricopiò il nostro Monaco in carta pecora, e fattone un libro con eccellentissime miniature di sua mano, donolle a Lodovico II. padre del Re Renato di Napoli, e Conte di Provenza, dal quale uscirono poi infinite copie. Affaticossi molto nell’interpetrare le varie lingue loro, conciò fusse cosa che quei poemi avean fra di loro diversa frase, essendo stati scritti in lor lingua materna Provenzale, e altri, che non erano così bene in quella versati, per essere Italiani, Spagnuoli, Guasconi, o Franzesi, avevano molte delle lor voci mescolate ne’ lor poemi, onde erano si oscuri, che per verun modo se ne potevano intendere i veri sensi; ma il Monaco, che bene era impossessato delle varie lingue, che dette abbiamo, tutti gli ridusse a lor vera lettura, e così convien dire, ch’egli fosse il primo a rendere alla luce i tanto eccellenti Poeti Provenzali, che per gran tempo erano stati sepolti nell’oblivione.

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E pure anche in oggi si ravvisa esser vero ciò che disse il Nostradama per esaltare il valore del Monaco intorno all’oscurità de’ poemi Provenzali; conciosiacosache con tutta l’intelligenza, che altri si possa avere delle lingue Italiana, Spagnuola e Franzese, che tutte e tre molto ne agevolano la cognizione, riescono difficilissime ad intendersi perfettamente, e con pena se ne diciferano i sentimenti da chi legge nelle loro Canzoni, delle quali nella Libreria di san Lorenzo si fa preziosa conserva, non ostante che alcuni di essi Poeti Provenzali siano della nostra Italia, come Paolo Lanfranchi di Pistoia, Lanfranco Cicala da Genova, Folchetto pure di Genova, se ben fu detto di Marsilia, e Soldello Mantovano. Tornando ora al nostro Monaco, egli dagli stessi volumi di quella nobile libreria, e d’altronde con lungo studio ritrovò tanto, che potè comporre un bel libro de’ fatti, e vittorie de’ Re d’Aragona Conti di Provenza, il quale copiato di sua mano di bellissima lettera, insieme con altro libro dell’Ufizio di Maria Vergine, arricchiti di bellissime miniature, tolte pure dalla sua bella raccolta di disegni donò a Giolanda d’Aragona madre del Re Renato, dalla quale furon tenuti in gran pregio. Per questa, e per altre cagioni, ridondanti dal merito di tale uomo, Lodovico II. Re di Napoli, e Conte di Provenza, e la Regina Giolanda sua consorte lo vollero per lo più tenere appresso di loro, perché veramente, oltre a quanto ei possedeva nelle scienze, e nell’arti, se vogliamo credere a quanto siquanto si legge ne’ frammenti di Don Ilario de’ Martini Religioso del Monastero di san Vittorio di Marsilia nobile Provenzale, questo Monaco dell’Isole d’Oro fu uomo di santissima vita, e molto dedito all’orazione, anzi dice egli, che in un libro scritto di sua mano, nel quale conteneasi il fiore di varie scienze, e dottrine, si trova scritto, e notato in modo di Profezia, che di questa sua casa Cibo sarebbero usciti grandi, ed illustri personaggi, che averebbero governato la Chiesa Cattolica, ed altri pure, che nel temporale sarebbero stati gran Principi, e Signori. Dice ancora lo stesso autore, che questo buon Monaco, prima che entrasse in Religione, compose pure in lingua Provenzale assai rime, le quali dedicò ad Elisa dell’antica, e nobile casa del Bautio Contessa d’Avellino, e che seguì la morte di lui nel sopra nominato Monastero l’anno 1408. nel tempo che la Regina Giolanda partorì il Re Renato.

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