Il nostro Alberto adunque, avendo assai miglior disegno di quel che aveva Buonmartino suo maestro, apprese così bene quest’arte, che in pochi passi di gran lunga l’avanzò, perché le prime opere sue tosto cominciarono ad esser più belle. Queste furono una stampa, che si chiama l'Uomo Salvatico, con una testa di morto in un'arme, fatta l’anno 1503, e una Nostra Donna piccola, fatta pure lo stesso anno, nella quale si scorge quanto egli già eragli passato avanti. Diede fuori l’anno 1504 le belle figure di Adamo ed Eva; l’anno 1505 i Cavalli; del 1507, 1508 e 1512 fece le belle carte della Passione, in rame; intagliò la carta del Figliuol Prodigo, il San Bastiano piccolo, la Vergine, in atto di sedere col Figliuolo in braccio; e anche la Femmina a cavallo, con un uomo a piede; la Ninfa rapita dal mostro marino, mentre altre Ninfe stanno bagnandosi.
Fece in diverse piccolissime carte molti Villani e Villane, con abiti alla Fiamminga, in atto di sonar la cornamusa, di ballare, altri di vender polli, ed in altre belle azioni; e similmente il Tentato da Venere all’impudicizia, dove è il Diavolo ed Amore, opera ingegnosissima; e i due Santi Cristofani portanti il Bambino Gesù. Scopertesi poi le stampe di Luca d’Olanda, intagliò a concorrenza di lui un uomo armato a cavallo, lavorato con estrema diligenza, il quale figurò per la Fortezza dell’uomo, dov’è un Demonio, la Morte e un Cane peloso, che par vero. Ancora fece una Femmina ignuda sopra certe nuvole, e una figura alata per la Temperanza, che si vede dentro a un bellissimo paese, con una tazza d’oro in mano ed una briglia. Un Santo Eustachio inginocchioni dinanzi al Cervio, che tiene fra le corna il Crocifisso, carta bellissima, dove sono certi cani, in diverse positure naturali, che non possono esser meglio imitati. Veggonsi anche intagliati da lui molti putti, alcuni de’ quali tengono in mano uno scudo, dov’è una morte con un gallo. Similmente un San Girolamo, vestito in abito Cardinalizio, in atto di scrivere, con un leone a’ piedi che dorme. Figurò egli il Santo in una stanza, ove sono le finestre invetriate, nelle quali battendo i raggi del Sole, tramandano lo splendore nel luogo, ove il Santo scrive, e in quella stanza contraffece orivoli, libri, scritture, e infinite altre cose, con tanta finezza e verità, che più non si può desiderare. Intagliò anche un Cristo coi dodici Apostoli, piccole carte; ancora molti ritratti, fra’ quali Alberto di Brandemburgh Cardinale, Erasmo Roterodamo, e fece anche pure in rame il ritratto di sé stesso. Ma bellissima è una Diana, che percuote con un bastone una Ninfa, che per suo scampo si
ricovera in grembo a un Satiro. Dicesi, che Alberto in questa carta volesse far conoscere al mondo quanto egli intendeva l’ignudo; ma per dire il vero, per molto ch'ei facesse, poté bene in questa parte piacere a’ suoi paesani, a’ quali ancora non era arrivato il buon gusto e l’ottima maniera di muscoleggiare; ma non già agli ottimi maestri d’Italia. Né poteva egli far meglio gl’ignudi di quel ch’e’ fece, poiché, seguendo il modo di fare di tutti coloro, che prima di lui dipinsero in quelle parti, ebbe sempre per sua cura principale di osservare il vero bensì; ma insieme di fermarvisi, senza eleggere il più bello della Natura, come fecero negli antichi tempi i Greci e i Romani: il che poi il Divino Michelangelo Buonarroti tornò a mettere in pratica, come a tutti è noto. Non fu anche di poco danno ad Alberto nel far gl’ignudi in quel luogo, che non aveva ancora avuta la più chiara luce dell’arte, il doversi per necessità servire per naturali de’ suoi proprj garzoni, che probabilmente avevano, come anco per lo più i Tedeschi, cattivo ignudo, benché vestiti appariscano i più belli uomini del mondo. E da tutto questo avvenne, che i suoi intagli, nella nostra Italia, avessero allora, siccome anche hanno avuto dipoi più a cagione dell’estrema diligenza con che erano lavorati, della varietà e nobiltà delle teste e degli abiti, della bizzarria di concetti e dell’invenzione, più rinomanza e stima, che per l’intelligenza dei muscoli e dolcezza della maniera. Ma perché Alberto aveva veduto, fino dal bel principio, le opere sue tanto applaudite, aveva preso grand’animo: e come quegli, che si trovava molte belle idee disegnate per dare alla luce, si risolvé, come cosa ben faticosa e più breve, di applicarsi all’intagliare in legno, che gli riuscì con non minore felicità di quella, che aveva provata nell’intagliare il rame. In data del 1510 si veggono di suo intaglio in legno una Decollazione di San Giovanni, e quando la testa del Santo è presentata ad Erode, che sono due piccole carte. Un San Sisto Papa, Santo Stefano, e San Lorenzo, e un San Gregorio, in atto di celebrare. Lo stesso anno 1510 intagliò in foglio reale le quattro prime storie della Passione del Signore, cioè la Cena, la presa nell'Orto, l'andata al Limbo e la Resurrezione.
Restavano ad intagliarsi le altre otto parti della Passione, le quali si crede che egli volesse pure intagliare da sé stesso, ma che poi non lo facesse; e che restandone i disegni, dopo la sua morte, fossero sotto suo nome, e col solito contrassegno suo, intagliate e date fuori, perché son diverse assai in bontà, dalla sua maniera, né hanno in sé arie di teste, nobiltà di panneggiare, o altra qualità, che si possa dir sua; massimamente se consideriamo le venti carte della Vita di Maria Vergine, che egli intagliò poi l’anno 1511 nella stessa grandezza di foglio, nelle quali appariscono tutte le eccellenze maggiori del saper suo, tanto per arie di teste, quanto di Prospettive, invenzioni, azioni, lumi ed ogni altra cosa desiderabile. Fece anche in legno un Cristo nudo, co’ misterj della Passione attorno, in piccola carta; lo stesso anno pure intagliò la celebre Apocalisse di San Giovanni evangelista in quindici pezzi, che pure riuscì opera maravigliosa; come anche i trentasei pezzi di storie della Vita, Morte, e Resurrezione del Salvatore, cominciando dal peccar di Adamo, e sua cacciata
dal Paradiso Terrestre, fino alla venuta dello Spirito Santo; finalmente intagliò il proprio ritratto quanto mezzo naturale. Tornò poi a fare altre cose in rame, cioè a dire, tre piccole immagini di Maria Vergine, e una carta, dove con bella invenzione figurò la Malinconia, con tutti quelli strumenti, che ajutano l’uomo a farsi malinconico. Molte altre carte intagliò in rame, tra le quali si annovera il ritratto del Duca di Sassonia, fatto del 1524 e di Filippo Schuvartzerd (a), detto comunemente il Melantone, del 1526, che fu l’ultimo tempo, del quale si veggono suoi intagli in rame.