Discepolo di Masolino da Panicale , nato 1402. ? 1443.
Narrazione degl’infortuni accaduti alla Pittura, Scultura e Architettura, da quel tempo, nel quale queste arti, appresso i Toscani e Romani, erano giunte al sommo di lor perfezione, fino alla loro quasi totale distruzione e rovina; colle notizie di Maso di Ser Giovanni da Castel San Giovanni di Valdarno in Toscana, detto Masaccio , discepolo di Masolino da Panicale , il primo, che tolta via la maniera di Cimabue e di Giotto , scoprisse il buon modo di operare in Disegno e in Pittura.
Quanto di venerazione e di lode si era appresso di tutte le nazioni guadagnata la Grecia, pe’ tanti sì grandi uomini, che nelle belle arti e nelle scienze tutte aveva fatto vedere ne’ suoi famosi Atenei; altrettanto riportò di biasimo, e poco meno ch’io non dissi d’infamia, pel numerosissimo gregge degl’infiniti Poeti, che ella al mondo produsse. Tutta quella gloria, che per mezzo o delle Filosofiche speculazioni o delle dimostrazioni Matematiche si erano acquistate e le Stoe ed i Licei, restò ben tosto sepolta in que’ chimerici vaneggiamenti, che
sopra di Cirra e di Pindo sognossi la Poesia, in modo tale, che mercé delle favole da lei inventate, perduta ella appresso gli uomini la reputazione, andò poi in comunal proverbio, con gran discredito di essa, come vana e bugiarda, la Greca fede.
Ma se strane furono in ogni tempo di quei poeti le fantasie, stranissima in vero fu quella, quando con mal pensato ardimento congiunsero in una medesima Deità le lettere e l’armi, cioè a dire, unirono in Pallade, Dea della Sapienza e delle buone arti, anche gli strepiti ed i furori della guerra: accoppiamento, per certo così stravagante, che in comparazione di esso riuscirono verità irrefragabili i rinomati mostri de’ Fauni e de’ Centauri; imperciocché, se con ingegnoso avvedimento avevan dimostrato esser’ ella stata prodotta dalla mente feconda di Giove, e perciò come nume tutelare delle scienze tutte l’avevano adorata: se con ghirlanda d’ulivo le avevan coronata la fronte, perché di quel buon frutto ell’avesse appreso agli uomini l’uso; se d’Operaria le avevan dato il nome, perché non solo il filare e’l tessere, ma le buone arti tutte avesse o inventate o ridotte a perfezione; perché poi con elmo di bronzo coprirle la fronte? con giaco triplicato vestirle il petto? e con lancia formidabile armarle la mano? E come a divina presidente della guerra offerirle e voti e vittime per la vittoria? E come poteva introdurre fra gli uomini le buone arti, chi tra essi accendeva la guerra? Come mostrarsi amica delle scienze, quella, che delle armi, giurate nemiche delle lettere, era così parziale? quasiché l’esperienza non facesse giornalmente provare, che le arti e le scienze fiorirono sempre, ove non regnaron le armi: quivi trovano il loro esterminio, dove hanno principio le guerre. Onde ebbe ragione il Padre della Romana eloquenza, che i danni e le rovine, dall’armi alle buone arti cagionate, ottimamente comprendeva, ben’ ebbe ragione, dico, a concepir con giusto sdegno quel sentimento. Che meritava di esser levato dal numero degli uomini, e scacciato da’ confini dell’umana natura quel tale, che inimico del pubblico bene, avesse avuto ardire di bramare la guerra.
Che se non fosse alieno dalla materia da me intrapresa, ed anche superiore alle mie forze, potrei io qui largamente narrare, quanti deplorabili naufragj nelle tempeste dell’armi abbian patiti ne’ secoli trascorsi e le lettere e le buone arti. Ma giacché fu mia intenzione, fin dal principio di quest’opera, di far vedere al mondo e l’occaso e’l rinascimento di una, la più vaga e la più bella di tutte le arti, dico della Pittura; mi sia concesso, che in parlando di quest’artefice, dico di Masaccio , primo ritrovatore della buona maniera, io non mi fermi in quelle cose dir solamente, che a’ fatti di esso appartengono; ma vada insiememente, anzi prima di ogni altra cosa dimostrando le proprie cagioni, onde arte sì bella, dopo di essere ascesa al colmo di sua perfezione, restasse fin negli antichi tempi così miseramente sommersa; onde ella, non che di bella, non che di dilettevole, ma anche di pittura perdesse il nome, e in tale infelicità per molti secoli si mantenesse; che però, appena poterono poi Cimabue e Giotto richiamarla alla vita: e quindi mi porti a far vedere, che al nostro Masaccio toccò la gloria di averla incamminata per quella via, per cui ella potesse dipoi in pochi lustri la sua antica bellezza ricuperare.