Nominativo - Masini

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Discepolo di Franco Bolognese, fioriva 1340. Coetaneo, e forse concorrente di Vitale Bolognese, sotto la scuola di Franco miniatore, attesta il Malvasia, che fosse questo Lorenzo, e lo cava da una assai buona conghiettura del vedersi bene spesso l’opere del primo, o allato, o rincontro a quelle del secondo; ciò riconoscesi particolarmente nel chiostro de’ Frati Domenicani di Bologna; e dice il medesimo, che di mano di quest’artefice fossero pitture a fresco nell’antico chiostro de’ PP. Conventuali, da essi poi chiuso, e tirato ad uso proprio; e seguendo l’attestato del Masini nella sua Bologna, e del Bumaldo, dice ancora che fossero sue pitture nell’antichissima Chiesa di Santa Maria di Mediaratta.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Ma tornando al nostro Lippo , conciofussecosaché non mai fusse scarsa la Regina de’ Cieli nel ricompensare i ricevuti servigj, in tempo occorse, che tanto si accrescesse la devozione e lo spirito di questo buon uomo, che finalmente si sentì chiamare a stato più perfetto; onde lasciato il secolo, si rese religioso nella Religione de’ PP. di S. Martino: e in essa si diede a tale osservanza, che dal giorno ch’egli v’entrò, fino alla sua morte, la quale fece santamente in quell’abito, non mai volle dipignere per interesse di danaro; trattenendosi nondimeno in fare alcune immagini di essa Vergine, del Signore, e di altri Santi, per propria devozione, e per donare a persone divote: e talvolta anche, per ubbidire a’ precetti del superiore, ne fece alcun’altra, come sarebbe a dire in una muraglia alcune storie a fresco, d’Elia Profeta, e simili. Scrivono di quest’artefice non punto più largamente il Bacci, il Zante, il Cavazzoni, il Baldi, il Bumaldo e’l Masini citati dal Malvasia: e il Vasari ne fa menzione nella vita di Lippo Fiorentino , che fu coetaneo del medesimo Lippo . Altre opere scrivono che facesse il Dalmasi, e fra queste una Madonna in un pilastro, l’anno 1407. un’altra immagine di Maria Vergine co’ Santi Sisto e Benedetto, sopra la porta di San Procolo , dalla parte di fuori. la Maddalena, che lava i piedi al Signore nella casa del Fariseo, dentro alla Chiesa di S. Domenico , che è fama che fosse la prima opera, ch’egli in pubblico facesse: una Madonna con Gesù Bambino, dipinta in sull’asse, sotto il portico de’ Bolognini da S. Stefano : un’altra dalla Chiesa Parrocchiale di S. Andrea nel muro della Casa de’ Bandini: una Vergine di grandezza quanto il naturale, nel muro del Collegio di Spagna, rincontro alla casa de’ Marescotti, sotto la quale si leggono queste parole: Ave Mater Dei, et Speciosissima Virgo: e questa si dice una di quelle, che avuto riguardo al secolo in cui fu fatta, piaceva a Guido Reni . Infinite altre, per così dire, ne dipinse questo divoto artefice nella medesima città di Bologna, per le case de’ privati cittadini, per li Monasterj e luoghi pubblici, e per diversi villaggi, che ancora si veggono: e molte anche sono state distrutte dal tempo, e rovinate in occasione di nuove fabbriche; gran parte però di quelle che si veggono oggi, son da’ popoli tenute in gran venerazione. Il nominato Malvasia fa un catalogo d’alcuni, che dice fossero discepoli di esso Lippo : e fra questi, par che metta certi nomi di Pittori, che nel titolo di questa vita si vede aver distinti da’ Discepoli, dicendo che fiorirono dal 1400. al 1500. in che ci rimettiamo al vero. Tali sono un Antonio Leonello, detto da Crevalcuore, Gio. Antonio, Cesare, Claudio, Bettino, Anchise Baronio, Antonio Piffalo, Guardino, Pietro de’ Lianori, Giacomo Danzi, de’ quali, perché soggiugne l’autore, che attesero ad imitare la goffa maniera greca, non è luogo a parlare. Soggiugne ancora, altri esservene stati di miglior maniera, de’ quali alcuna cosa diremo a suo tempo. Fa anche menzione nel nominato catalogo, d’un Michel di Matteo, d’un , d’un Severo, d’un Ercole da Bologna, d’un Alessandro Orazj, d’un Benedetto Boccadilupo, d’un Beltramino Bolognese, de’ quali porta egli poche notizie, per lo più alquanto dubbie, e quanto alle persone, quanto al tempo di loro operare, e d’altro, che però non mi è d’uopo l’affaticarne il lettore. Ancora fa menzione d’un Orazio di Jacopo, che dice operasse del 1445., e che facesse il ritratto di s. Bernardino nel Convento de’ PP. dell’Osservanza. A questi aggiugne la Beata Caterina da Bologna, che dipinse, alcune devote immagini, a quali tutti intende egli dar luogo fra’ discepoli di Lippo .

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo di Raffaello da Urbano, fioriva nel 1535. Questo Pittore, che per l’antica origine, che ebbero gli avi suoi dal Castello di Bagnacavallo, fu comunemente detto il Bagnacavallo, da giovanetto sotto la disciplina di Francesco Francia fu molto studioso dell’arte del disegno, onde riuscì assai ragionevol maestro, anche avanti al tempo, ch’egli in Roma si ponesse a stare con Raffaello da Urbino. Non è fra gli autori, che ne scrivono, chi non lo metta fra’ discepoli di Raffaello; conciossiacosaché egli sentendo il grido, che per tutto il mondo correva di quel nuovo Apelle, desideroso di farsi perfetto nell’arte, si portò a Roma, e ad esso accostandosi, ne riportò una maniera molto dolce, franca e di buon disegno; e da indi in poi tale sempre se la mantenne, procurando al possibile di accostarsi al modo dello stesso Raffaello. Tornatosene a Bologna, dipinse nella Chiesa di San Petronio, a concorrenza di Girolamo da Cotignola, d’Innocenzio da Imola, e di maestro Amico, alcune storie della Vita di Cristo e di Maria Vergine, e a San Michele in Bosco dipinse pure la Cappella di Ramazzotto, Capo di Parte. In Romagna ne colorì una simile. Nella Chiesa di S. Jacopo fece una tavola per Messer Annibale del Corello, nella quale figurò la Crocifissione di Cristo, con gran numero di figure, e nel mezzo tondo di sopra rappresentò il Sagrifizio d’Abramo. Nella Chiesa de’ Monaci Camaldolesi, che l’anno di nostra salute 440 fu fondata da San Petronio, in luogo detto Pontediferro, dove al parer d’alcuni storici, ebbe i suoi primi fondamenti la città di Bologna, dipinse il Bagnacavallo la tavola de’ Santi Titolari di quella Chiesa, che si vede nella prospettiva del Coro; e nella Confraternita di Santa Maria del Baracane tre quadri a fresco, ne’ quali rappresentò tre misterj della Passione del Signore, cioè il Portar della Croce, la Crocifissione e la Deposizione del medesimo. Nella mentovata Chiesa di San Petronio è il luogo della miracolosa immagine della Madonna della Pace, per abbellimento del quale molti de’ migliori pittori, che fossero in Bologna ne’ tempi di questo artefice, fecero opere a fresco, e furono Amico Aspertini, Biagio Pupini, Jacopo Francia, Girolamo da Treviso e’l nostro Bartolommeo, il quale vi colorì l’Annunciazione di Maria Vergine e la Natività di Cristo. Ed è da sapersi, come questa sacra immagine, che è di rilievo, era già dalla parte di fuori del muro di essa Chiesa, verso il Palazzo de’ Notai. Occorse l’anno 1405 che un tale Scipione degli Eretimi, di professione soldato, avendo un giorno fatta gran perdita di danaro nel giuoco, mosso da grande ira, sfoderò il pugnale, e si lanciò per tirare un colpo a quella immagine, e due dita d’un piede del fanciullo Gesù, che essa tiene in braccio, fece cadere in terra. Appena ebbe egli commesso l’enorme sacrilegio, che lo colse l’ira d’Iddio, e cadde a terra come morto. Intanto sopravvenendo la Corte, fu fatto prigione, e poco dopo condannato alla morte; ma quella Madre di Misericordia, compatendo a quell’infelice, mentr’egli stava in quel frangente, gli ottenne un tal conoscimento, congiunto ad un intenso dolore e contrizione del fallo suo, che ricorrendo con lagrime di cuore, non potendo col corpo accostarsi all’immagine, e fatto voto di digiuno in continuo cilizio e orazione, restò non meno libero allora dall’accidente del male, che poi dalla sentenza della morte. Fu poco dopo l’immagine stessa trasferita nel luogo, dove oggi si trova, facendo tuttavia innumerevoli grazie e miracoli. Il medesimo Scipione poi tutto si dedicò al servizio della sua liberatrice; appresso a quel simulacro a perpetua testimonianza del miracolo e del proprio dolore, fecesi ritrarre in iscultura, in quell’atto appunto, nel quale cadde in terra nel commettere il gran delitto: e tal ritratto fece porre dal lato destro di quell’altare. Tornando ora al nostro proposito, moltissime furono l’opere, che fece nella città di Bologna e suo territorio il Bagnacavallo, e per molti Principi e Signori d’Italia, che lunga cosa sarebbe il far di tutte particolar menzione; perché fra’ pittori del suo tempo fu egli in quella città riputato eccellentissimo, non senza invidia degli altri, e particolarmente di maestro Amico Aspertini. Merita questo pittore molta lode, particolarmente per un singolar talento, ch’egli ebbe in dipignere immagini devote di Maria Vergine: e per la vaga maniera, che ebbe nel colorire i putti, forse molto superiore a quella d’altri maestri de’ suoi tempi, avendo dato loro gran tenerezza e grazia; onde tanto quelle, che questi, son poi state copiate, per istudio, dagli altri singolarissimi artefici di quella città: e Guido Reni era solito affermare, d’aver tolta la bella morbidezza, colla quale egli coloriva i bambini, dall’opere di lui. Finalmente essendo egli pervenuto all’età di cinquantotto anni, menati con lode di valentuomo, e di persona d’ottima vita e costumi, fu sopraggiunto dalla morte. Molti autori hanno scritto di questo veramente degno professore, e particolarmente il Vasari, il Bumaldo, lo Scannelli, il Masini, ed in ultimo un altro moderno autore, il quale, dopo aver copiato nel suo libro a verbo a verbo la vita del Bagnacavallo, scritta dal nominato Vasari, volendo pure al suo solito (come dir si suole) appiccarla con esso in qualche cosa, si rammarica di lui aspramente, dicendo, ch’egli abbia caricato troppo, e fatta brutta fisionomia al ritratto, che fra gli altri, per abbellimento del suo libro, egli pose di esso, a principio della vita di lui: cosa in vero molto graziosa a chi per pratica degli scritti di questo autore, conosce il poco affetto, o molta avversione, ch’egli ha avuta al Vasari. Ma che dirà egli, quando e’ saprà, che quasi tutti i bellissimi ritratti, posti nel suo libro delle Vite de’ Pittori del Vasari, fra’ quali è quello del Bagnacavallo, dall’autore predetto biasimato, non furono né disegnati, né intagliati dal Vasari, ma da altro professore, come noi a suo luogo mostreremo?

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