Nominativo - Marc’Antonio Raimondi

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 166

Vedi

Or qui è da sapere, che essendo capitate a Venezia molte delle sue stampe, e particolarmente i trentasei pezzi della Vita di Cristo; e date alle mani di Marc’antonio Raimondi Bolognese, che quivi allora si ritrovava, egli le contraffece, intagliando il rame d’intaglio grosso, a similitudine di quelle che erano in legno, e spacciavale per di Alberto, perché vi aveva intagliato ancora il proprio segno di lui, che era un A. D. Seppelo Alberto, ed ebbene sì gran dispiacere, che fu costretto venire in persona a Venezia. Quivi essendo ricorso alla Signoria, e avendo fatta gran doglianza di un tanto aggravio, non altro ne cavò, se non un ordine, che il Raimondi non ispacciasse più sue opere col segno e marca di lui, come altrove abbiamo raccontato. Con tale occasione visitò Giovanni Bellini, celebre Pittore di quella città; e vedute le sue opere, fecegli anche veder le proprie, con iscambievol soddisfazione e contento. Ma tempo è oramai di dare alcuna notizia dell’opere di questo Artefice, fatte col pennello, le quali, contuttoché ritengano alquanto di quel secco, che hanno tutte quelle fatte in quei tempi, e prima da’ maestri di quelle parti, che per non aver vedute le belle pitture d’Italia, si erano formati una maniera come potevano; contuttociò non lasciano di far conoscere al mondo, quale e quanto fosse l’ingegno di quest’uomo, il quale per certo fu di gran lunga superiore ad ogni altro, che vi avesse operato avanti a lui. Dipinse l’anno 1504 una Visitazione de’ Magi, il primo de’ quali teneva un calice d’oro, il secondo e terzo una piccola cassetta. Del 1506 fece una Madonna, sopra la quale erano due Angeli, in atto di coronarla con una corona di rose; l’anno 1507 un Adamo ed Eva, grandi quanto il naturale; e un altro Adamo ed Eva, pure di sua mano, della stessa grandezza, si conserva oggi nella Real Galleria del Serenissimo Granduca. Questo quadro è diviso in due parti, che unite insieme compongono un sol quadro, e si può piegare in mezzo. Dalla parte sinistra si vede la nostra prima Madre in piedi, la quale, colla destra alzata alquanto, tiene in mano il pomo, quasi in atto di porgerlo al suo marito, il quale ella guarda fissamente, quasi persuadendolo a prenderlo; dalla parte destra è Adamo, pure in piedi, il quale in vaga attitudine tien la mano dritta appoggiata al capo, e colla mano manca stringe un cingoletto di foglie, con cui si cuopre le parti, e guardando la Moglie con occhio vivacissimo, pare veramente che esprima un certo stare in forse, se deva compiacerla o no. Le figure son colorite benissimo, e tanto finite, che è una maraviglia il vederle. Nella stessa Galleria di Sua Altezza Serenissima, sono di mano di lui due bellissime teste a tempera, sopra tele, una rappresenta un San Filippo Apostolo, e l’altra un S. Jacopo: nella prima è scritto Sancte Philippe ora pro nobis, colla data del 1506, e la solita cifra d’Alberto A. D.; sopra l’altra è l’altro Apostolo con barba lunga, nella quale si possono numerare tutti i peli; ed è cosa da stupire, come un uomo sia potuto arrivare a tanta finezza, massimamente nel colorito a tempera; ed in questa è scritto Sancte Jacobe ora pro nobis, colla medesima data e cifra. Queste due teste erano nella Galleria dell’Imperadore, quando la gloriosa memoria del Granduca Ferdinando II andò all’Imperio; e avendole vedute e molto lodate, subito le furono da quella Maestà donate. Vi è ancora un altro quadro di sua mano, in tavola, alto circa due braccia e mezzo, dov’è figurato Gesù Cristo appassionato con mani legate, e tutti gli strumenti della Passione, e dal ginocchio in giù è nel sepolcro. Questo quadro fu della gloriosa memoria del Cardinal Carlo de’ Medici; e similmente un altro, dipintovi una Pietà, ancora esso in tavola, con figure alte tre quarti di braccio in circa, dove si vede il Signore morto, in atto di esser adorato e pianto da Maria Vergine, che è dalla parte destra, e dalla sinistra San Giovanni. Davanti vedesi la Madonna inginocchione, e presso al Sepolcro è Giuseppe di Arimatia, con un’altra figura, che ambedue reggono il corpo del Redentore. Nel 1508 una Crocifissione, nella quale, in lontananza, aveva figurati diversi martirj, dati poi a’ Cristiani, ad imitazione del Crocifisso Signore, alcuni de’ quali si vedevano lapidati, e altri con varj e crudeli supplicj fatti morire. In questo quadro dipinse al naturale sé stesso in atto di tenere un'insegna, in cui aveva scritto il proprio nome: e appresso alla sua persona fece il ritratto di Bilibaldo Pirchemerio, uomo virtuoso, che fu suo amicissimo. Dipinse anche un eccellente quadro, e vi figurò un Cielo, in cui si vedeva un Crocifisso pendente dalla Croce, sotto il quale erano il Papa, l’Imperadore e i Cardinali, che fu in istima di una delle più belle opere che uscissero dalle sue mani: e nel paese sopra il primo piano fece un ritratto di sé stesso, in atto di tenere una tavola in mano, dove era scritto Albertus Durer Noricus faciebat Anno de Virginis partu 1511. Queste belle opere pervennero tutte nelle mani dell’Imperadore, che diede loro luogo nel Palazzo di Praga, nominato la Galleria nuova, tra altre opere di celebri Pittori Tedeschi e Fiamminghi.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 362

Vedi

I Jacob Corneliz Pittore 190. Jacomone da Faenza 241. Jacopo Barozzi da Vignuola, detto il Vignuola 321. Nasce nel Milanese, nella Terra chiamata Vignuola. Suoi viaggi in Francia 322. Sue opere in Bologna e altrove 323. Sua morte. Lasciò un figliuolo, chiamato Giacinto, anch’egli grande Architetto. Lettera scritta dal figliuolo Giacinto al Padre Ignazio Danti 326. Jacopo Cozzerelli 106. Jacopo Pachierotti 227. Jacopo Razzet 242. Jacopo Tagliacarne 263. Frate Jacopo da Turrita Francescano, e sue opere 88. Jacques Grimmaer Pittore 340. Jan Cornelisz Vermein Pittore 248. Jan di Mabuse Pittore 250. Fu uomo stravagante nel suo trattamento, e accidente seguito ad esso 251. Jan Mostaert Pittore 305. Fu valoroso Ritrattista. Sue buone qualità e opere 306. Jan Scorel Pittore 253. Viaggi suoi curiosi, e opere e disegni fatti nello stesso tempo. Dipinse in Gerusalemme molti luoghi santi, e lasciò ivi molti quadri suoi 255. Altre sue opere 256. Fu regalato da Gustavo Re di Svezia, a cui aveva mandato un bel quadro. Ebbe molte doti e ornamenti virtuosi, e fu letterato 257. Jan Svvart pittore di Frisia. Suoi discepoli 252. Jeronimo Bos e Compagni 242. Intagli in rame oscenissimi, fatti da Giulio Romano, e da Marc’Antonio Raimondi, proibiti 188. Invenzione del colorire a olio chi la trovasse 142. Ivos di Cleef, detto il Pazzo. Perché fosse detto Pazzo 215. Vanità e pazzia sua 216.

Con il contributo di