Nominativo - Malvasia

Numero occorrenze: 6

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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1677 CONTE CARLO CESARE MALVASIA, ragionando di Franco Bolognese, Franco, del quale non posso che parlare con un poco più di rispetto, come quello che venne giudicato a quei tempi uguale ad ogn’altro, anche all’istesso GIOTTO etc. Di questa egualità però non porta egli autorità d’alcuno Scrittore. 1677 Il medesimo MALVASIA, nella vita del Francia bolognese, che fiorì nel 1490. cioè anni 190. doppo Giotto a 39. così dice. Si come allo spuntar del sole, che co’ dorati raggi il rinassente giorno dipigne, si ascondono mortificate le Stelle; così all’apparire de’ nuovi colori, che per l’illustre mano del Francia in Bologna, e di Pietro in Perugia, l’Italico Cielo cotanto abbellirono, tacquero vergognosi i più rinomati pennelli de’ passati Vitali, de’ Dalmasij, e d’ogni altro non solo fu fermato il grido, ma dello stesso GIOTTO i tanto celebrati seguaci, a questi due astri di prima grandezza, anzi Luminari maggiori, furon forzati cedere i loro antichi splendori. Con che dice egli più a favor di Giotto, di quello che si desidera, perché par ch’e’ voglia inferire, che fino a quel tempo in che fioriva il Francia, cioè dugento anni durasse a vivere la maniera di Giotto (al quale e a’ di lui seguaci, con tali parole egli dà il primo luogo d’eccellenza) mentre sappiamo che la maniera di questi tali cominciò ad essere abbandonata fino a ottanta anni in circa, innanzi a quel tempo, e migliorata tanto l’Arte per le mani del celebratissimo Masaccio Fiorentino.

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1681

Pagina 47

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Erasi appunto in quella Città finita di alzare la bella fabbrica del Campo Santo, onde a Giotto, come a sovranissimo Maestro furono allogate per dipignerle alcune delle gran facciate di dentro, ed egli vi dipinse a fresco sei storie di Giob. Quest’opere che riuscirono maravigliose gli procacciarono tanta fama, che Papa Bonifazio VIII, e non Papa Benedetto IX da Treviso (come erroneamente afferma il Vasari, seguìto dal Malvasia, e da altri) volendo far dipignere alcune cose in S. Pietro, mandò a posta in Firenze un suo Gentiluomo per riconoscer Giotto, e l’opere sue, ed allora mostrò egli con quel circolo tirato perfettamente con mano quella spiritosa avvedutezza, onde nacque poi il proverbio: Tu sei più tondo di quel di Giotto.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 57

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Discepolo di Franco Bolognese, fioriva 1340. Coetaneo, e forse concorrente di Vitale Bolognese, sotto la scuola di Franco miniatore, attesta il Malvasia, che fosse questo Lorenzo, e lo cava da una assai buona conghiettura del vedersi bene spesso l’opere del primo, o allato, o rincontro a quelle del secondo; ciò riconoscesi particolarmente nel chiostro de’ Frati Domenicani di Bologna; e dice il medesimo, che di mano di quest’artefice fossero pitture a fresco nell’antico chiostro de’ PP. Conventuali, da essi poi chiuso, e tirato ad uso proprio; e seguendo l’attestato del Masini nella sua Bologna, e del Bumaldo, dice ancora che fossero sue pitture nell’antichissima Chiesa di Santa Maria di Mediaratta.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 32

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Discepolo di Vitale Bolognese, fioriva del 1407. Non senza particolarissimo concorso della divina provvidenza, trovaronsi sempremai, non solo pittori e pitture, per la conservazione e augumento della cristiana pietà e divino culto; ma quello che è più, furono sempre al Mondo alcuni artefici, i quali adornaron la medesima, e di genio e di abilità singolare, per dipignere le sacre immagini di Gesù Crocifisso, di Maria Vergine, e de’ Santi: il che senza che io m’affatichi a provare con esempj, potrassi chiaramente riconoscere in molte parti della presente opera. Uno di coloro, a cui fu liberale il cielo di questo dono, fu Lippo Dalmasi , Pittor Bolognese, discepolo di Vitale, della stessa città, il quale colorì infinite immagini di Maria Vergine, onde acquistò il nome di Filippo delle Madonne. Di queste parlando il Malvasia, Scrittore delle Vite de’ Pittori Bolognesi, dice queste parole: Non reputandosi uom di garbo e compito, chi la Madonna del Dalmasi a possedere non fosse giunto. Dicono che quella, che di sua mano a mio tempo vedevasi nella Rotonda di Roma, fosse quella privata, che per sua particolar devozione, tenne sempre in sua camera presso il letto Gregorio XIII. di glor. mem. Pregiavasi Monsig. Disegna, già Maggiordomo d’Innocenzio X. possederne una di Lippo , che fu già la privatamente custodita e venerata dalla f. m. d’Innocenzio IX. fino quando era Cardinale: ed è vulgato anche presso gli Autori, che Clemente VIII. che scolare ancora nella famosa Università di Bologna, n’era sempre stato divoto, trovandosi nella stessa città, quando vi si trattenne dopo il ritorno da Ferrara riacquistata alla Chiesa, passando avanti a quella, che sta dipinta sopra la porta di S. Procolo , fermatosele davanti, dopo averla divotamente salutata, e concessale, non so quale indulgenza, pubblicamente soggiungesse, non aver mai veduto immagini più divote, e che più lo intenerissero, quanto le dipinte da quest’uomo. Fin qui il Malvagia: e poi soggiugne, che l’eccellente Pittore Guido Reni era solito dire, che ne’ volti delle Madonne di mano di Lippo scorgeva un certo che di sovrumano, che gli faceva credere piuttosto da un non so qual divino impulso, che da arte umanamente acquistata, si movesse il di lui pennello; perché spiravano una purità, una modestia, un decoro e santità grandissima: le quali cose mai nessun moderno pittore aveva saputo tutte in un sol volto fare apparire. Ma non è maraviglia, dirò io, se così divine sembrano le di lui immagini; mentre trovo, essere egli stato così divoto della gran Madre d’Iddio, che non mai si pose a colorirne i ritratti, che non avesse per un giorno avanti con severo digiuno castigato il corpo suo: e la mattina stessa, mediante una devota confessione e comunione, arricchita l’anima di celesti doni: a confusione di tanti, non so s’io mi dica trascurati o poco religiosi pittori, i quali nulla curando il fine, per cui fannosi le sacre immagini, solo a i mezzi, che a finir l’opere loro con guadagno e lode conducono, applicandosi, e più all’arte e a loro stessi di servire affaticandosi, che al decoro cristiano e al bisogno de’ popoli, che altro non è che d’avere immagini, che accendano loro nel cuore affetti, per li tanto necessarj ricorsi a Dio nelle proprie necessità, caricano le medesime di sconcertate bizzarrie, di scomposte attitudini, di vani, per non dire indecenti abbigliamenti, con che rubano altrui le ricevute mercedi, e sé stessi ingannano.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 33

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Ma tornando al nostro Lippo , conciofussecosaché non mai fusse scarsa la Regina de’ Cieli nel ricompensare i ricevuti servigj, in tempo occorse, che tanto si accrescesse la devozione e lo spirito di questo buon uomo, che finalmente si sentì chiamare a stato più perfetto; onde lasciato il secolo, si rese religioso nella Religione de’ PP. di S. Martino: e in essa si diede a tale osservanza, che dal giorno ch’egli v’entrò, fino alla sua morte, la quale fece santamente in quell’abito, non mai volle dipignere per interesse di danaro; trattenendosi nondimeno in fare alcune immagini di essa Vergine, del Signore, e di altri Santi, per propria devozione, e per donare a persone divote: e talvolta anche, per ubbidire a’ precetti del superiore, ne fece alcun’altra, come sarebbe a dire in una muraglia alcune storie a fresco, d’Elia Profeta, e simili. Scrivono di quest’artefice non punto più largamente il Bacci, il Zante, il Cavazzoni, il Baldi, il Bumaldo e’l Masini citati dal Malvasia: e il Vasari ne fa menzione nella vita di Lippo Fiorentino , che fu coetaneo del medesimo Lippo . Altre opere scrivono che facesse il Dalmasi, e fra queste una Madonna in un pilastro, l’anno 1407. un’altra immagine di Maria Vergine co’ Santi Sisto e Benedetto, sopra la porta di San Procolo , dalla parte di fuori. la Maddalena, che lava i piedi al Signore nella casa del Fariseo, dentro alla Chiesa di S. Domenico , che è fama che fosse la prima opera, ch’egli in pubblico facesse: una Madonna con Gesù Bambino, dipinta in sull’asse, sotto il portico de’ Bolognini da S. Stefano : un’altra dalla Chiesa Parrocchiale di S. Andrea nel muro della Casa de’ Bandini: una Vergine di grandezza quanto il naturale, nel muro del Collegio di Spagna, rincontro alla casa de’ Marescotti, sotto la quale si leggono queste parole: Ave Mater Dei, et Speciosissima Virgo: e questa si dice una di quelle, che avuto riguardo al secolo in cui fu fatta, piaceva a Guido Reni . Infinite altre, per così dire, ne dipinse questo divoto artefice nella medesima città di Bologna, per le case de’ privati cittadini, per li Monasterj e luoghi pubblici, e per diversi villaggi, che ancora si veggono: e molte anche sono state distrutte dal tempo, e rovinate in occasione di nuove fabbriche; gran parte però di quelle che si veggono oggi, son da’ popoli tenute in gran venerazione. Il nominato Malvasia fa un catalogo d’alcuni, che dice fossero discepoli di esso Lippo : e fra questi, par che metta certi nomi di Pittori, che nel titolo di questa vita si vede aver distinti da’ Discepoli, dicendo che fiorirono dal 1400. al 1500. in che ci rimettiamo al vero. Tali sono un Antonio Leonello, detto da Crevalcuore, Gio. Antonio, Cesare, Claudio, Bettino, Anchise Baronio, Antonio Piffalo, Guardino, Pietro de’ Lianori, Giacomo Danzi, de’ quali, perché soggiugne l’autore, che attesero ad imitare la goffa maniera greca, non è luogo a parlare. Soggiugne ancora, altri esservene stati di miglior maniera, de’ quali alcuna cosa diremo a suo tempo. Fa anche menzione nel nominato catalogo, d’un Michel di Matteo, d’un , d’un Severo, d’un Ercole da Bologna, d’un Alessandro Orazj, d’un Benedetto Boccadilupo, d’un Beltramino Bolognese, de’ quali porta egli poche notizie, per lo più alquanto dubbie, e quanto alle persone, quanto al tempo di loro operare, e d’altro, che però non mi è d’uopo l’affaticarne il lettore. Ancora fa menzione d’un Orazio di Jacopo, che dice operasse del 1445., e che facesse il ritratto di s. Bernardino nel Convento de’ PP. dell’Osservanza. A questi aggiugne la Beata Caterina da Bologna, che dipinse, alcune devote immagini, a quali tutti intende egli dar luogo fra’ discepoli di Lippo .

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 363

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L Lambert Lombardus 303. Lazzaro Calvi 247. Libri Corali, miniati dal B. Fra Gio. Angelico 46. Libro dell’Evangelio di San Giovanni, conservasi nella Cappella di Palazzo Vecchio 57. Lippo Dalmasi. Fu discepolo di Vitale. Apprese il nome di Filippo delle Madonne per le molte che ne faceva 31. Quello che dice il Malvasia delle Madonne di Lippo. Quello che dicesse Guido Reni, e quale fosse il suo parere. Preparazione, che faceva Lippo quando doveva dipingere una madonna, pel rispetto che le portava. Reflessione dell’Autore intorno alla pietà, che dovrebbe usare un pittore nel fare tali immagini. Poi si fa Religioso 32. Scrittori intorno ai fatti di Lippo. Immagini e altre pitture fatte da Lippo 33. Lodovico Jans Vandembus 242. Lorenzo Ghiberti. Si chiama anche Nencio di Bartoluccio 1. Errori presi dal Vasari circa la vita di questo grand’uomo. Persone della famiglia di Lorenzo Ghiberti, che hanno goduto 2. Sepoltura e case della sua Famiglia 2. e 3. Fa da principio la professione del pittore, e fece una tavola a Rimini. Maestri, che fecero i modelli delle porte di San Giovanni. Prezzo di dette porte. Fa la prima porta 5. Statua di San Giovambatista d’Orsanmichele. Fece molte statue e getti di bronzo. Operò anche di musaico. Statua di San Matteo 6. Strumento dell’allogagione della detta statua 7. Statua di Santo Stefano d’Orsanmichele 11. Gli sono allogate le pitture degli occhi della Cupola di Santa Maria del Fiore 12. Fece molte belle cose pel Pontefice Eugenio IV. Fa la terza porta di San Giovanni, bellissima. Si leva la porta d’Andrea Pisano, e vi si mette la sua. Lode di Michelagnolo Buonarroti di dette porte. Impiega nella fattura di queste porte Lorenzo anni quaranta 15. Fu dato per compagno al Brunellesco nella fabbrica della Cupola 18. Accusa data a Lorenzo per via di tamburazione 20. Ebbe un figliuolo, chiamato Vittorio, che terminò l’ornato delle porte di San Giovanni: non Bonaccorso, come dice il Vasari 22. Morte di Lorenzo Ghiberti 21. Fra Lorenzo Mereno 232. Lorenzo Vecchietti 289. Luca Cornelisz de Kocck 221. Luca Gassel pittore 309. Luca di Leida pittore e scultore 177. Fece molte opere in disegno di età di dodici anni 178. Gara di Luca e di Alberto nell’intagliare in rame 179. Viaggi di Luca. Infermità e morte 183. Luca della Robbia scultore. Discepolo di Lorenzo Ghiberti. Fu inventore delle figure in terra invetriate e colorite 65. Sue opere 66. Sua famiglia. Sua morte non si sa in che tempo seguisse 67.

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