Nominativo - Lucia

Numero occorrenze: 5

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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Nel pubblico Archivio Fior. ne’ rogiti di ser Francesco di Pagno da Vespignano a’ 15. Settembre 1335. che al modo Fiorentino mesi 16. prima della sua morte esso Giotto presente al Contratto, accettò un’obbligazione a suo favore di Puccio di Pacio da S. Michele a Aglioni di Mugello; e per rogito del medesimo ser Francesco poi a’ 2 Febbraio 1337. Lucia sua figliuola eseguisce i legati di Bice sua sorella per l’anima di Giotto suo Padre defunto. Tale dunque fu la fine di questo grande Artefice. Dipoi per opera del Magnifico Lorenzo de’ Medici fu in essa Chiesa di S. Reparata posta in memoria di lui l’effigie sua scolpita per mano di Benedetto da Maiano Scultore allora molto celebrato, co’ seguenti versi composti dal grande Agnolo Poliziano. Ille ego sum IOCTUS per quem Pictura extinta revixit
Cui tam recta manus tam fuit, et facilis.
Naturæ deerat nostræ quod defuit arti
Plus licuit nulli pingere nec melius.
Miraris Turrim egregiam sacro ære sonantem
Hæc quoque de modulo crevit ad astra meo.
Denique sum Ioctus quid opus fuit illa referre
Hoc nomen longi Carminis instar erit.

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1681

Pagina 53

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Questa vivacità di spirito ritenne egli fino all’ultima età, ed era già vecchio, come notò il mentovato Giovanni Boccaccio, quando con quel bello e arguto motto, che è noto, si difese dalle beffe di M. Forese da Rabatta, ritorcendole contro il beffatore medesimo; e tanto mi basta aver detto intorno a ciò. Di più è da sapersi, che il Vasari nella vita che scrisse di questo grande Artefice mostrò di non avere avuta notizia di molte altre essenziali cose intorno alla persona di lui, e particolarmente ch’egli avesse moglie, e figliuoli, e altri particolari più minuti; e perché io fui sempre di parere che ogni picciolissima appartenenza a memorie degli Uomini celebratissimi, debba aversi in gran pregio, e massimamente nel molto antico; perciò stimo che non dispiacerà, che io quì faccia nota d’alcune cose, che per le degne fatiche del Capit. Cosimo del già Orazio della nobil famiglia della Rena eccellentissimo Antiquario sono state ultimamente ritrovate, e delle quali esso medesimo mi à data cognizione, e d’altre ancora, ch’io stesso o ritrovato simili a queste. Nell’Archivio Generale di S. A. S. in un Protocollo di ser Filippo Contuccini di Maestro Buono da Pupigliano, si trova fatta menzione d’una tale M. Ciuta di Lapo, di Pela del Popolo di S. Reparata di Firenze, moglie del già Maestro Giotto di Bondone Pittore, e similmente di Francesco suo, e di detto Giotto Pittore figliuolo, e d’un Bondone chiamato Donato altro lor figliuolo, di Chiara, Caterina, e Lucia figliuole del medesimo Giotto, e d’essere stata maritata essa Caterina ad un tal Ricco di Lapo Pittore nel Popolo di S. Michele Visdomini.

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1681

Pagina 54

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Della Chiara, altra figliuola di Giotto ò io poi trovato quanto si à in un Protocollo di ser Francesco di Buoninsegna da Vespignano, esistente nell’Archivio Fiorentino agli 17. di Febbraio 1325 e dice così: GIOCTUS Pictor quondam Bondonis pro se, et sua filia promisit Coppino quondam Guiduccij de Pilerciano facere, et curare ita, et taliter, quod Chiara ejus filia consentiat in Zuccherinum filium dicti Coppini tanquam in suum virum, actum etc. in Plebe S. Cassiani de Padule.. Della Lucia si legge in un Protocollo nel medesimo Archivio di ser Antonio Zuccheri da Cischio: Domina Lucia quondam GIOTTI Pictoris Uxor Petri quondam Magistri Franchi de Burgo ad S. Laurentium de Muscello. Di Bice, cioè Beatrice altra sua figliuola Pinzochera dell'Ordine di S. Domenico, ne’ rogiti di ser Franco di Pagno da Vespignano 2 Febbr. 1337. in Archivio Flor.. Di Bondone detto Donato altro figliuolo di Giotto si trova in altro Protocollo di ser Gio. di ser Lorenzo Buti da Pavanico nel 1376. Domina Paula filia quondam Bondoni vocati Donati, quondam magnifici GIOTTI, Uxor ser Antonij Zuccheri Notarij Florentini.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 98

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Dicasi però contro a quello che il Vasari scrisse, che il natale di Lorenzo, come stato discepolo dell’Aretino, seguì molto avanti al 1400. Dice il Vasari, che Donatello, giovanetto di poca età, aiutò a Lorenzo a dipignere la storia dell’Assunzione di Maria Vergine accanto all’altra storia del san Tommaso, ch’egli avea dipinta nella facciata del convento di santa Croce in su la piazza, e che quella restò finita del 1450. e qui credasi pure al Vasari quanto all’avere avuto in sua scuola da giovanetto il celebre scultore Donatello, perché nel modo del panneggiare dello stesso Donatello scorge ognuno, che bene intende un non so che della scuola del maestro, benché ridotto a perfezione assai maggiore, e perché lo stesso Vasari, il quale molto ben conobbe persone, ch’esso Donatello avevano assai ben conosciuto, e praticato, non disse cosa inverisimile; onde noi in tutto e per tutto alla sentenza di lui ci soscriviamo; ma non potè già esser vero, che Donatello aiutasse a Lorenzo nella storia dell’Assunta finita dell’anno 1450. ne tampoco del san Tommaso, che aveva avuta sua fine del 1418. perché Donatello essendo nato dell’anno 1383. l’anno 1450. era in età di 67. anni, e del 1418. avevane 35. e così bisogna dire, ch’egli da giovanetto frequentasse la scuola di Lorenzo, e gli fosse in aiuto dell’opere prima del 1400. nel qual tempo se Lorenzo era già pittore, e operava, come potremo noi fermare il suo natale del 1400. Ma lasciamo da parte le contradizioni, che si riconoscono nella storia del Vasari, e le conietture, che quindi resultano, e diciamo che egli non è altrimenti vero, che Lorenzo nascesse del 1400. perché del 1375. già egli esercitava l’arte, ed eccone l’indubitate prove. Io trovo in un Libro delle prestante di questa Città in Camera FiscaleLaurentius Biccij pictor Florenum unum, et sol. 5. ed in altro Laurentius Biccij pictor florenum unum, sol. 3. dan. 8. In un libro degli Operai di santa Maria del Fiore, a’ 22. giorni di Novembre 1386. leggesi quanto segue appresso. Operarii, etc. Deliberaverunt etc. quod Laurentius Bicci pictor qui picturis ornavit figuras Fidei et Spei sitas in facie loggie Platee Dominorum versus orientalem plagam habeat, et habere possit pro dictis picturis, auro, coloribus, eius labore, et ceteris computatis in totum F. 90. aurei et non ultra. Inoltre in un Protocollo di Ser Guido di Ser Salvi, di Ser Francesco Bonini esistente in Archivio Fiorentino io trovo, che Lorenzo del 1398. già aveva moglie, della quale si fa menzione con queste parola Domina Lucia filia quondam Angeli IoannisPopuli sancti Simonis Uxor Laurentii Bicci pictoris Populi sancti Florentii. con che pare, che resti interamente provato il nostro assunto contro il Vasari.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 113

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Nobile Ferrarese, ascritta al Catalogo de’ Santi da Clemente XI, L’Anno 1712. Nata 1413, ?1463. attese alla pittura appresso Lippo Dalmasi. Fra i pregi maggiori, e fra le glorie, che a gran ragione ascrivonsi all’arte nobilissima della Pittura, una per certo si è, l’aver’ ella in ogni tempo saputa tenere stretta amicizia e familiarità, non pure coll’arti più nobili, colle quali abbellisce il mondo l’umana letteratura; ma quello, che più maraviglioso e più degno si rende, con quell’arte ancora, che fino al cielo stesso accresce splendore, che è la Santità: e con quelle persone aver usate, per così dire, le sue più intime confidenze, che per lo pregio di lor Cristiane virtù, meritarono luogo fra’ Santi di Dio: e che oggi noi, come tali adoriamo su gli Altari. Ma perché troppo lunga cosa sarebbe il tesser qui un catalogo de i tanti, che dopo l’Evangelista Santo Luca, a comune utilità della Chiesa Cattolica, si son fatti amici di questa bell’arte della Pittura; dico solamente, che ebbe luogo fra questi nel 1400. la grand’Anima della Madre Suor Caterina de’ Vigri, detta comunemente la Beata Caterina da Bologna, vero miracolo di Santità: la quale, a’ religiosi fervori del suo spirito, un sì lodevole esercizio talora accompagnando, diede con esso gloria a Dio, onore a sé stessa, ed a’ prossimi utilitade, come potrà ognuno riconoscere da quel poco, che noi ora siamo per raccontare. Nella città di Ferrara adunque, l’anno di nostra salute 1413. nacque la Beata Caterina. Il padre suo fu Giovanni de’ Vigri, Dottore dell’una e dell’altra Legge, stato uno de’ Maestri dello studio di Bologna, fatto pel suo valore cittadino di quella sua patria, e Ambasciatore di Niccolò d’Este, Marchese di Ferrara, alla Repubblica di Venezia, dove sostenne il carico di suo Agente ordinario. La Madre di Caterina fu Benvenuta Mammolini nobile Ferrarese. Prevennero i natali di Caterina, segni, e visioni di molto stupore. Appena uscita alla luce diede indizj di futura pietà, che nell’età puerile andaronsi tuttavia accrescendo. Nell’anno undecimo fu posta a’ servigj di Margherita, figliuola del nominato Marchese di Ferrara: dove per esser’ ella di sublime ingegno, oltre agli esercizj di santità, si segnalò in quelli dell’umane lettere, e delle sacre scritture. Dopo tre anni in circa, sentendosi muovere sempre più da divino impulso, lasciata la Corte, si ritirò in casa di una vergine, chiamata Suor Lucia Mascheroni, che nella città di Ferrara sua patria, vestita dell’abito del Terz’Ordine di S. Agostino, aveva fatto un’adunanza d’altre vergini, che in abito secolaresco attendessero al servizio di sua Divina Maestà. Quivi datasi più che mai all’orazione e alla penitenza, ebbero per lo spazio di cinque anni molto da sostenere dall’inimico dell’uman genere: ed altrettanto fu favorita dal cielo per via di non ordinarie consolazioni. Fu poi coll’occasione del trovar che fecero quelle Suore nuova abitazione in forma di Monastero, quella devota adunanza, per opera di Lucia, sottoposta alla Regola di Santa Chiara, sotto il governo delli Zoccolanti. Né è possibile il rappresentare la perfezione, con che la Santa in tale instituto si esercitò: e le maraviglie, che la mano di Dio per mezzo di lei operò. V’introdusse la perfetta clausura, e l’uso di ogni più religiosa virtù; finché sparsasi la fama di sua santità, fu necessitata portarsi a Bologna, per quivi fondare un altro Monastero di quell’Ordine, siccome fece l’anno 1456. e vi fu per alcun tempo superiora. Viveva allora nella città di Bologna Lippo Dalmasi, celebre pittore, per quanto comportava quell’età, e uomo di non ordinarie virtu Cristiane. Ora, come ciò seguisse, non è noto; vero è (siccome Carlo Cesare Malvagia ultimamente scrisse nella Vita di quello artefice) che questa divota Madre, o fosse per suo onesto divertimento, o pure, come io credo più verisimile, perché essendo ella tutta piena di Dio, non potesse altro fare, né altro pensare, che di lui; ella si fece insegnare dal divoto pittore Lippo l’arte del disegno e della pittura, per poter fare colle sue mani immagini sacre, in cui Iddio fosse onorato; onde poi pel suo Monastero del Corpo di Cristo fece molte delicatissime miniature, che ancora oggi vi si vedono: ed un Gesù Bambino dipinto, che quelle Madri se ne servono per mandare agl’infermi, per mezzo del quale si conseguiscono da’ suoi devoti continove grazie, e ajuti prodigiosi. Ed è veramente questo, come sopra accennammo, non piccolo pregio delle nostre arti, il farsi talora familiari de’ gran Santi: di che abbiamo già in poco più di quattro secoli molte indubitate testimonianze. Terminò finalmente Caterina il corso de’ giorni suoi con universal dolore, non solamente delle sue Religiose, ma ancora di tutta la città di Bologna, l’anno della salute nostra 1463. di età di anni quarantanove, alli 9. di Marzo; lasciando anche scritto di sua mano un libro intitolato delle sette Armi, pieno di celestiale dottrina. Sparse in un subito il corpo suo un molto soave odove: e fece il suo volto diverse prodigiose mutazioni, nell’esser portato alla sepoltura, in passando davanti al Santissimo Sagramento. Dipoi sepolto, non cessava di operar miracoli; onde fu risoluto di cavarlo del cimitero comune di sotto terra, e riporlo in luogo più riguardevole: in che fare, seguirono pure alcune maraviglie, e particolarmente incominciaronsi a vedere sopra il luogo alcune miracolose stelle splendentissime, che mentre si andava cavando il terreno, illuminavano lo scuro della notte. Fu trovato quel corpo, che era stata sepolto alcun tempo, non solo incorrotto, ma tanto bello, che più non fu mai nel tempo della vita, e spirante un soavissimo odore. E perché la faccia in alcuna parte erasi alquanto ammaccata, a cagione di una tavola, che le fu posta sopra nel sotterrarla, la Santa Madre non più pittrice, ma scultrice maravigliosa, a vista di più persone, colle sue proprie mani, quel difetto emendò, né più né meno, come se viva stata fosse, e come se il proprio suo volto fosse stato di morbida cera. Altri stupendi prodigj occorsero allora, quali non fa pel mio assunto il descrivere: e si potranno leggere nella vita, che a lungo ne scrisse il Padre Giacomo Grassetti della Compagnia di Gesù. Né cessa mai la Divina onnipotenza di operar miracoli, pe’ meriti di questa serva sua, oltre al continuo miracolo patente ad ognuno, del quale ancora io mi do per testimonio di veduta, del vedersi il suo corpo, dopo un corso di dugento quaranta anni, sedente sopra una bella sedia, posta sopra un Altare nel soprannominato Convento del Corpo di Cristo, tanto bello, carnoso, e fresco, che pare, che ancora viva.

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