Nominativo - Luca Cambiaso

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo di Lodovico Brea, nato circa al 1483. Quantunque la nobilissima città di Genova negli anni più antichi non si mostrasse così pronta ad abbellirsi della tanto applaudita arte della Pittura, quanto furono altre città d’Italia, ché per certo sarebbe stata questa una preziosa aggiunta alle glorie di lei; non è per questo, che ella subito, che per la dotta mano di Lodovico Brea Nizzardo, il primo, che circa il 1470 vi cominciasse a operare con lode, le fu da vicino mostrato il pregio, ella non desse fuori molti aperti segni di tanto amore verso sì bella virtù, che ben si potesse credere, che ancor ella in breve fosse per partorire uomini in grande abbondanza, che la professassero al pari d’ogni altra città. Uno dei primi fu Antonio Semino, di cui ora parliamo, il quale nato circa il 1483 e ne’ primi anni della sua fanciullezza messo nella scuola del nominato Lodovico Brea, si fece sì valoroso, che in breve ebbe le migliori commissioni della sua patria, e vi fece tali opere, che fino ad oggi sono appresso gl’intendenti in qualche stima. Vedesi di sua mano, in Santa Maria di Consolazione, una piccola tavola, fatta del 1526 dove in un bel paese campeggia la figura dell’Arcangelo San Michele. Fece poi per la Chiesa di San Domenico, una tavola di un Deposto di Croce. In Sant’Andrea dipinse insieme con Teramo Piaggia, stato suo condiscepolo, la tavola del martirio del Santo, e parimente con quello fece pure nella Madonna di Consolazione alcune opere a fresco, e un’altra tavola di un Deposto di Croce del 1527. Chiamato a Savona dalla casa Riarj, vi dipinse la tavola della loro Cappella in San Domenico; e poi del 1535 fece pe’ medesimi la Natività del Signore, e un Dio Padre, e un tondo, che fu posto sopra la nominata tavola. È di sua mano in Genova, negl’Incurabili, il Lazzero risuscitato; nel Duomo una tavolina col Battesimo di Cristo, che per essere l’Altare isolato, si vede da due facce: e l’altra, dov’è la Natività di San Giovambatista, fu fatta per mano di Teramo. Siccome Antonio godé una assai lunga vita, così poté fare anche opere in gran numero, delle quali non è rimasta notizia. Ebbe questo artefice grande inclinazione a far paesi, e sempre ch’e’ poteva, ne abbelliva le opere sue; e fu anche buon prospettivo. Sarebbe stato suo disiderio, che nella città sua patria, si fondasse un’Accademia, dove s’instruissero i giovani nell’arte; ma non potendolo conseguire, non lasciò per questo di far sì, che Andrea e Ottavio suoi figliuoli, i quali egli applicò alla pittura, non arrivassero ad esser pittori di nome, mandandoli a studiare nella città di Roma; e fu quello, che stimolò e quasi forzò Giovanni Cambiaso a darsi a questi studj in età provetta, per la grande inclinazione; donde avvenne, che non solo quegli divenne gran maestro, ma da lui uscì il celebre Pittore Luca Cambiaso suo figliuolo, che ha poi dati a quella patria molti gran maestri nell’arte.

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LAZZARO CALVI, figliuolo di Agostino, nella scuola di Perino del Vaga attese alla pittura, ed in quest'arte fu sotto la protezione di Agostino Doria assai adoperato. Pel medesimo dipinse le facciate del suo Palazzo, con istorie di fatti d’uomini di quella nobilissima casa. Fu anche sua pittura una facciata di una casa vicino alla Piazza Pinelli, con istorie di Ulisse, quando, per non restare ingannato dal canto delle Sirene, fecesi legare all’albero della nave. Al Duca Grimaldi colorì due Salotti nel suo Palazzo, rimpetto alla Chiesa di San Francesco, con favole di Fetonte e di Apollo. Altre istorie dipinse nel Palazzo di Franco Lellaro: e molte opere fece in quello de’ Bandinelli Sauli. Fu chiamato a Monaco, ove nell’anno 1544 molto operò in servizio di quel Principe: e nel 1547 portatosi a Napoli a’ servigj di quel Re, ne riportò l’onore della facoltà di potere aggiungere all’armi di sua casa la testa di Moro bendato, insegna propria di quella Maestà. Giunse costui fino all’estrema vecchiezza, e in età di ottantacinque anni, ancora coloriva a fresco e a olio, in modo non disprezzabile; benché egli, a cagione di disgusti avuti, per essere stato il suo pennello, dal Principe Doria suo gran protettore, posposto a quello del Bergamasco e di Luca Cambiaso, negli ornamenti che disegnavansi di fare nella Chiesa di San Marco, come uomo invidioso ch’egli era molto, pel corso di ben venti anni, si fosse astenuto dal dipignere, e in quella vece avesse atteso all’arte nautica, alla quale, aggiunta ad un genio marziale e fiero, aveva avuta da natura non ordinaria inclinazione.

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Discepolo di Antonio Semino, nato al 1495, morto ... Giovanni Cambiaso, nato nella Valle di Polcevera, poco distante da Genova, imparò egli l’arte nella scuola di Antonio Semino, pittore di quella patria, assai lodato in quella età; avendo poi studiata la maniera di un tal maestro Carlo, discepolo del Mantegna, fecesi sì pratico, che molte cose ebbe a fare di sua mano in essa città, per pubblici e privati luoghi, guadagnandosi lode di avere, con un suo nuovo modo di dipignere, tolta via in gran parte una certa crudezza, che avevano le pitture de’ maestri in quei tempi in quelle parti, nelle quali poco o nulla potevano l’arti più belle avere allignato, a cagione delle civili discordie, da cui sogliono essere per ordinario, appena nate, svelte o recise. Furono i primi lavori di questo artefice, per quelle Riviere, in gran parte a fresco, finché nel 1523 dal Principe Doria gli fu fatto dar principio alle pitture del suo bel Palazzo, facendo anche colà venire apposta i celebri pittori Perino del Vaga, Domenico Beccafumi e Antonio Ponzano: le opere de’ quali recarono sì fatta maraviglia a Giovanni, particolarmente quelle di Perino, che datosi ad osservarne il più bello, interamente mutò sua antica maniera, ed a quella dello stesso Perino sì bene si accostò, che non vi è oggi, chi vedendo le pitture di esso, non lo creda uscito da quella scuola. Furono l’opere di Giovanni, per lo più sparse per diversi luoghi della Riviera, e per le case di particolari cittadini. Dipinse ancora a chiaroscuro, e fu bravo modellatore, solito a dire, che non può giugnere a gran perfezione nella pittura colui, che non si è per qualche tempo bene esercitato nella Plastica. Veggonsi suoi disegni, fatti con un modo del tutto nuovo, che vien detto proprio di lui, benché altri a Bramante Architetto da Urbino attribuiscalo: e fu di disegnare le umane forme per via di cubi, o sia di quadrati. Fu padre e maestro, fin da’ primi principj, di Luca Cambiaso, detto altrimenti Luca o Luchetto da Genova, il quale tenne gran tempo in ajuto, dopo averlo condotto fino a quel segno d’eccellenza, alla quale egli medesimo non era potuto pervenire. Terminò finalmente questo artefice il corso di sua vita, in istato di decrepitezza, lasciando di sé degna memoria e alla patria onore. Fiorì ancora in questi medesimi tempi, in essa città di Genova, un certo Jacopo Tagliacarne, mentovato dal Soprani, e di cui anche parlò Cammillo Leonardo, celebre medico. Questi fu assai lodato in effigiare, con bella industriosa maniera, nelle pietre più dure, invenzioni e piccole figurette; maestranza usata già dagli antichi Greci e Romani: e nell’incavare eziandio cose sì fatte, di che hanno, fino a’ tempi nostri, data testimonianza molte opere sue, esistenti appresso i suoi concittadini, ed alcuni sigilli molto bellissimi, lavorati in preziose gemme, che è quanto abbiamo di memoria della virtù di questo artefice.

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