Nominativo - Lorenzo di Giovanni Grasso

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Venne poi voglia a Lorenzo di provarsi a operar di Musaico, e nella stessa loggia d’Or San Michele, sopra il luogo appunto, dove era stata collocata la statua del S. Gio: Batista, fece la mezza figura dell’Apostolo, che sino a oggi vi si vede. Dipoi per l’Arte de’ Cambiatori gettò la bella statua del S. Matteo per l’altro pilastro d’Or San Michele, incontro all’Arte della Lana, il quale pilastro, come mostreremo appresso era stato concesso per avanti all’Arte de’ Fornai, che avevanlo domandato, per farvi collocare la figura, ch’e’ disegnavano di fare del Martire S. Lorenzo loro protettore. Ma perché io non istimo, che i fatti, che occorsero al principio, ed accompagnarono poi il proseguimento di quest’opera, che in vero riuscì bella oltre ogni credere, siano in tutto indegni di esser saputi, risolvo di notargli in questo luogo, tali appunto, quali io medesimo gli ho riconosciuti in un libro de’ Consoli di essa Arte de’ Cambiatori, fatto tenere apposta, il quale benissimo conservato trovasi oggi fra le antiche loro scritture. È intitolato il libro nella esterior parte: Libro del Pilastro della Figura di S. Matteo dell’Arte: e per entro nella prima carta è scritto: In questo libro si scriveranno tutte e ciascuna diliberagioni, stanziamenti, e ciascune altre cose, le quali si faranno intorno a fatti del Pilastro. Cominciò detto libro in tempo degli appresso Consoli dell’Arte del Cambio per quattro mesi, cominciati a dì primo di Maggio, XII. Indizione, 1419. Niccolò di Ser Fresco Borghi, Gherardo di Francesco de’ Medici, Giovanni di Barduccio di Cherichino, Giovanni di Mes. Luigi Guicciardini; esistente Camarlingo della detta Arte per lo tempo di quattro mesi Piero di Mes. Guido Ponciani. A dì 19 Giugno Deliberazione. Che con tutti gli opportuni rimedj si procacci dinanzi a’ Capitani d’Orto S. Michele, ovvero dinanzi da’ Signori e Colleghi, d’avere il pilastro, che fu giudicato all’Arte de’ Fornai, e che sia e pervenghi alla detta Arte, e in caso che s’abbi detto pilastro, che per la detta Arte, si faccia la .figura di S. Matteo Apostolo ed Evangelista, vero campione della detta Arte, e faccisi di Bronzo, ovvero d’Ottone bellissima quanto più si può fare. E che si chiamino quattro Artefici ed Arruoti della detta Arte in Operai, per Operai, i quali quattro insieme co’ Consoli della detta Arte presenti e futuri, e le due parte di loro abbino quella balìa, che tutta la detta Arte in allogare la detta figura di S. Matteo al più valente maestro ci sia, e spender quella quantità di danaro della detta Arte, che occorreranno per detta figura, e suo ornamento. I quattro Operai furono Niccolò di Giovanni del Bellaccio, Niccolò d’Agnolo Serragli, Giovanni di Mico Capponi, Cosimo di Giovanni de’ Medici. Fecer poi 19. Arruoti, che per brevità non si notano: e sposero loro instanza alla Signoria nel tempo del Gonfaloniere Niccolò di Franco Sacchetti, e de’ Priori, Parigi di Tommaso Corbinelli, Lorenzo di Giovanni Grasso, Giovanni di Filippo di Ghese Legnajuolo, Domenico di Jacopo Pieri Guidi Magnano, Dionisio di Giovanni di Ser Nigi, Antonio di Davanzato de’ Davanzati, Francesco di Domenico Naldini, Lorenzo di Mes. Ugo della Stufa: i quali a’ 22. di Giugno 1419. deliberarono, che stanteché la detta Arte de’ Fornai, alla quale era stato dato il Pilastro , per farvi un S. Lorenzo Martire, Campione della detta Arte , era poverissima, ed i suoi artefici pochi di numero e poveri assai, e che né di presente né per l’avvenire avrebber potuta far quella spesa; quello si dovesse concedere, e di consenso de’ medesimi Fornai concessero all’ Università de’ Cambiatori , per farvi la figura del S. Matteo. A 21. di Luglio del detto anno l’Arte de’ Cambiatori, cioè i Consoli e Operai ragunati insieme fecero il partito, che dovesse procedersi alla allogagione della statua, con doversene fare Scrittura, di lor mano sottoscritta: ed alli 26. del susseguente mese d’Agosto allogaronla a Lorenzo di Bartoluccio del Popolo di S. Ambrogio , e ne fecero la Scrittura del tenore che segue, tratto a parola a parola dal suo originale, che pure nel soprannotato libro apparisce. MCCCCXVIIII. Ind. XII. a dì 26 Ag. Sia manifesto a qualunque persona vedrà o leggerà la presente Scrittura come i nobili uomini Niccolò di Ser Fresco Borghi, Averardo di Francesco de’ Medici, Giovanni de’ Cherichini, Giovanni di Mes. Luigi Guicciardini Consoli della detta Arte del Cambio della Città di Firenze, et i savi uomini Niccolò di Gio: del Bellaccio, Niccolò d’Agnolo Serragli, Gio: di Marco Capponi, Cosimo di Giovanni de’ Medici, VII. Artefici, et Arroti, et Operai della detta Arte , et li quali nobili, e quattro Artefici Arruoti due Operai, e le parti di loro intorno alle infrascritte cose anno quella balìa, che tutta la d. Arte per vigore della delibarazione fatta pe’ presenti nobili, e dodici Artefici, et Arroti della detta Arte stati alcuna volta dell’Uficio del Consolato della detta Arte servate le dovute solennitadi, e mezzo fra loro diligente e secreto scrutinio, et ottenuto il partito a fava nera e bianca. Signori tutti raunati nella casa della detta Arte pe’ fatti, e intorno a’ fatti del Pilastro, e della nuova figura di S. Matteo, che vogliono si faccia d’ottone o bronzo nel Pilastro di nuovo avuto e acquistato per la detta Arte , ed ogni cosa, che dependesse, da essi o da qualunque di loro feciono l’infrascritta allogagione del detto Pilastro, e della detta figura di S. Matteo mezzo tra loro diligente e segreto squittino, et ottenuto il partito a fava nera o bianca, all’infrascritto Lorenzo di Bartoluccio del Popolo di S. Ambrogio qui presente, volente, ricevente, e stipulante per sé per gli suoi eredi, e con esso Lorenzo contrassono, e formarono gl’infrascritti patti modi etc. e concordarono In prima il detto Lorenzo di Bartoluccio promesse, e per solenne stipulazione convenne, a detti Consoli, e quattro Arruoti, et Operai fare la d. figura di S. Matteo d’Ottone fine alla grandezza il meno, che è la figura al presente di S. Gio: Batista dell’Arte de’ Mercatanti, o maggiore quello più, che paressi alla discrizione di esso Lorenzo, che megli stare debbi. Et la detta figura fare d’un pezzo o di due, cioè per insino in due pezzi, in questo modo, cioè la testa un pezzo, e tutto il resto un altro pezzo, e che il prezzo di tutta la detta figura colla basa non passerà libbre 2500. compiuta sul pilastro. Et promette ne detti modi, e forma a detti Consoli, et quattro Operai, et Arruoti dare dorata detta figura in tutto et in parte, come parsa a Consoli, della detta Arte presenti, e che per lo tempo saranno, et a detti quattro Arroti, et Operai, et alle due parti di loro in concordia, et si e come per loro, e per le due parti di loro sarà provveduto, ordinato, et deliberato. Ancora promesse la detta figura lavorare, e lavorare fare per buoni, e sufficienti Maestri intendenti delle dette cose, che del detto lavorio, et esso proprio Lorenzo promise lavorare detta figura continuamente durante il tempo infitto eziandio in certo intervallo di tempo, e come parrà, e piacerà a Consoli della detta Arte presenti e futuri, e a detti quattro Arroti, o Operai, e alle due parti di loro, e detta figura promette dare, e aver dato compiuta, e posta sul pilastro della detta Arte per di qui a tre anni cominciati a dì 16. di Lug. pross. passati, e fra’l detto tempo, e termine salvo giusto impedimento, il quale chiarire si debbi, e possi pe’ Consoli della detta Arte, che saranno, e pe’ dd. Operai, e per le due parti di loro. Ancora disse, e promise il d. Lorenzo a’ detti Consoli, e a’ detti quattro Arroti, e Operai, se volere, e avere, e ricevere per suo salaro, e rimunerazione, e mercedi della sua fatica, e di detti maestri della detta figura posta sul pilastro, quello il quale, come e in quel modo fia deliberato pe Consoli della detta Arte presenti, e che per lo tempo saranno, e detti quattro Arruoti, e Operai, e per le due parti di loro una volta, e più, e promise non pure in suo beneficio quello che abbi avuto l’anno dell’Arte de’ Mercatanti per suo salaro, rimunerazione, e fatica della figura di S. Giovanni per lui fatta alla detta Arte, ne niuna altra cosa avesse avuto da persona niuna; ma solamente sono contento per mio salaro, e de’ detti maestri avere solamente quella quantità di danari, e quello prezzo, come e in che modo sarà una volta, e più, proveduto, deliberato pe Consoli della detta Arte presenti, e che per lo tempo saranno, e per li detti quattro Operai, e per le due parti de’ detti Consoli, e quattro Operai. Dall’altra parte i detti Consoli e Operai in nome della detta Arte promisono al detto Lorenzo qui presente dare a tempi debiti, quando detto Lorenzo ne farà chiesta, terra, ferramenti per armare la detta figura, cera, ottone, carboni, legne, et altre cose occorrenti, e necessarie alla detta figura, e dargli eziandio fral detto tempo dì per dì quella quantità di danari alla discrizione de’ presenti o futuri Consoli della detta Arte, e di quattro Operai o alle due parti di loro. Che sopra dette cose promise l’una parte all’altra ne’ detti modi e forma avere ferme, e rate, e non contraffare o vero venire sotto la pena di fiorini 500. d’oro con rifacimento di danno, e spesa, la quale pena commessa o no, nientedimeno tutte le predette cose stieno ferme, e rate, e rinunziorono ad ogni beneficio in qualunque modo si chiami, che per loro facessi. E per ciò osservare i detti Consoli, e Proveditori obrigorono al detto Lorenzo la detta Arte, e i suoi beni presenti, e futuri, e il detto Lorenzo obrigo a detti Consoli, e quattro Arroti, e Operai qui presenti, e per la detta Arte riceventi, se e suoi eredi e beni presenti e futuri, e eziandio il detto Lorenzo si sottomette alla detta Arte, e ad ogni multa, condannagione, deliberagione, e sentenza si faranno una volta, e più pe’ Consoli della detta Arte presenti e futuri, e per detti quattro Operai, e per le due parti di loro del detto Lorenzo per non osservare, e mandare ad execuzione le cose sopraddette in tutto o in parte. Io Gio: di Balduccio di Cherichino uno de’ sopra detti Consoli allogatore predetto son contento alla detta Scrittura, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò ho fatta questa soscrizione di mia propria mano soprad. dì, anno e mese. Io Niccolò di Ser Fresco Borghi uno de’ soprad. Consoli alogatore predetto sono contento alla detta Scrittura, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò ho fatta questa soscrizione di mia propria mano soprad. dì, e anno, e mese. Io Giovanni di Mes. Luigi Guicciardini fui presente …… a sopradetti patti come di sopra si contiene, e però mi sono sottoscritto di mia propria mano anno, e mese, e dì detto. Io Averardo di Francesco de’ Medici uno de’ detti Consoli alogatore predetto son contento alla detta Scrittura di sopra scritta, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò mi sono soscritto di mia propria mano anno, e dì, e mese sopraddetti. Io Niccolò di Giovanni del Bellaccio uno de’ detti Operai sono contento alla detta Scrittura, e obligomi, e prometto come di sopra si contiene, e però mi sono soscritto di mia propria mano, e dì detto di sopra. Io Gio. di Mico Capponi uno de’ detti Operai sono contento alla sopra Scrittura, e obrigomi, e prometto come di sopra si contiene, e però mi sono soscritto di mia propria mano anno, e dì detto di sopra. Io Cosimo di Gio: de’ Medici uno de’ detti Operai sono contento alla detta Scrittura, e obrigomi, e prometto come di sopra si contiene, e però mi sono soscritto di mia propria mano anno, e dì come di sopra. Io Niccolò d’Agnolo Serragli uno de’ detti sono contento alla detta Scrittura, e obrigomi, e prometto come di sopra si contiene, e operò mi sono soscritto di mia propria mano anno e dì detto di sopra. Io Lorenzo di Bartoluccio orafo condottore soprad. son contento alla detta iscritura, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò mi sono soscritto di mia propria mano anno, e mese, e dì detto di sopra. Io Stefano di Ser Naldo Notajo della detta Arte feci la detta Scriptura di volontà de’ detti Consoli, e de’ detti quattro Operai, e del detto Lorenzo di Bartoluccio, e per chiarezza di ciò mi sono soscritto di mia mano detto dì, anno, e mese. Io Michele di Francesco Notajo Fiorentino fu’ presente alla detta allogagione, e ciò che in essa si contiene, e a fede di ciò di volontà delle dette parti mi sono soscritto di mia propria mano, anno, mese e dì sopraddetto. Io Piero di Gio: Vajajo fu presente alla detta allogagione, e acciò che in essa si contiene, e a fede di ciò di volontà delle parti mi sono soscritto di mia propria mano, anno, e mese, e dì detto di sopra. Ma prima di tornare a parlare dell’altre opere di Lorenzo, è da sapersi, come avendo la detta Arte somministrato a Lorenzo più somme per lo necessario ammannimento di legname, ferro, terra, cimatura, cera e opere d’uomini per bisogno del modello, e fatto pagare dal camarlingo Lapo di Biagio Vespuggi a Gio: di Bicci de’ Medici fiorini d’oro dugento novantasei per libbre tremila di rame fatto condurre da Venezia, correndo l’anno 1421. ed il giorno 16. di Luglio comparve il Ghiberti, e disse, che essendo il getto della figura riuscito difettoso, faceva di mestieri tornare a gettarla, offerendosi il tutto fare a proprie spese: e a tale effetto furongli accomodati 30. fiorini. Fu poi imposto un dazio di 200. fiorini, che servir dovessero per dare spaccio, come fu detto nella deliberazione, a detta figura, cioè nettarla, pulirla, governarla, e metterla sul pilastro, eziandio per adornare il Tabernacolo di dentro e di fuori di marmi. Nel mese di Maggio 1422. deliberarono, che Jacopo di Corso, e Gio: di Niccolò compagni lastrajuoli, facessero il Tabernacolo, col disegno di Lorenzo, e con promessa di 75. fiorini d’oro, e più d’una lapida di marmo di grandezza di braccia 4. in circa: e trovasi notato esser seguita tale deliberazione nella Casa della detta Arte, posta in Firenze nel Popolo di S. Andrea. Finalmente il giorno de’ 17. Dicembre dello stesso anno stanziarono a Lorenzo di Bartoluccio fiorini 650. d’oro, come dissero per suo salario della figura di bronzo per lui fatta, con questo ch’e’ dovesse ad ogni sue spese rifare di nuovo la base, in modo che stesse bene, e governare detta figura in maniera, che non potesse essere gittata in terra dalle manovelle, e che risedesse bene nel Tabernacolo.

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