Nominativo - Lippo Dalmasi

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Vitale Bolognese, fioriva del 1407. Non senza particolarissimo concorso della divina provvidenza, trovaronsi sempremai, non solo pittori e pitture, per la conservazione e augumento della cristiana pietà e divino culto; ma quello che è più, furono sempre al Mondo alcuni artefici, i quali adornaron la medesima, e di genio e di abilità singolare, per dipignere le sacre immagini di Gesù Crocifisso, di Maria Vergine, e de’ Santi: il che senza che io m’affatichi a provare con esempj, potrassi chiaramente riconoscere in molte parti della presente opera. Uno di coloro, a cui fu liberale il cielo di questo dono, fu Lippo Dalmasi , Pittor Bolognese, discepolo di Vitale, della stessa città, il quale colorì infinite immagini di Maria Vergine, onde acquistò il nome di Filippo delle Madonne. Di queste parlando il Malvasia, Scrittore delle Vite de’ Pittori Bolognesi, dice queste parole: Non reputandosi uom di garbo e compito, chi la Madonna del Dalmasi a possedere non fosse giunto. Dicono che quella, che di sua mano a mio tempo vedevasi nella Rotonda di Roma, fosse quella privata, che per sua particolar devozione, tenne sempre in sua camera presso il letto Gregorio XIII. di glor. mem. Pregiavasi Monsig. Disegna, già Maggiordomo d’Innocenzio X. possederne una di Lippo , che fu già la privatamente custodita e venerata dalla f. m. d’Innocenzio IX. fino quando era Cardinale: ed è vulgato anche presso gli Autori, che Clemente VIII. che scolare ancora nella famosa Università di Bologna, n’era sempre stato divoto, trovandosi nella stessa città, quando vi si trattenne dopo il ritorno da Ferrara riacquistata alla Chiesa, passando avanti a quella, che sta dipinta sopra la porta di S. Procolo , fermatosele davanti, dopo averla divotamente salutata, e concessale, non so quale indulgenza, pubblicamente soggiungesse, non aver mai veduto immagini più divote, e che più lo intenerissero, quanto le dipinte da quest’uomo. Fin qui il Malvagia: e poi soggiugne, che l’eccellente Pittore Guido Reni era solito dire, che ne’ volti delle Madonne di mano di Lippo scorgeva un certo che di sovrumano, che gli faceva credere piuttosto da un non so qual divino impulso, che da arte umanamente acquistata, si movesse il di lui pennello; perché spiravano una purità, una modestia, un decoro e santità grandissima: le quali cose mai nessun moderno pittore aveva saputo tutte in un sol volto fare apparire. Ma non è maraviglia, dirò io, se così divine sembrano le di lui immagini; mentre trovo, essere egli stato così divoto della gran Madre d’Iddio, che non mai si pose a colorirne i ritratti, che non avesse per un giorno avanti con severo digiuno castigato il corpo suo: e la mattina stessa, mediante una devota confessione e comunione, arricchita l’anima di celesti doni: a confusione di tanti, non so s’io mi dica trascurati o poco religiosi pittori, i quali nulla curando il fine, per cui fannosi le sacre immagini, solo a i mezzi, che a finir l’opere loro con guadagno e lode conducono, applicandosi, e più all’arte e a loro stessi di servire affaticandosi, che al decoro cristiano e al bisogno de’ popoli, che altro non è che d’avere immagini, che accendano loro nel cuore affetti, per li tanto necessarj ricorsi a Dio nelle proprie necessità, caricano le medesime di sconcertate bizzarrie, di scomposte attitudini, di vani, per non dire indecenti abbigliamenti, con che rubano altrui le ricevute mercedi, e sé stessi ingannano.

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Nobile Ferrarese, ascritta al Catalogo de’ Santi da Clemente XI, L’Anno 1712. Nata 1413, ?1463. attese alla pittura appresso Lippo Dalmasi. Fra i pregi maggiori, e fra le glorie, che a gran ragione ascrivonsi all’arte nobilissima della Pittura, una per certo si è, l’aver’ ella in ogni tempo saputa tenere stretta amicizia e familiarità, non pure coll’arti più nobili, colle quali abbellisce il mondo l’umana letteratura; ma quello, che più maraviglioso e più degno si rende, con quell’arte ancora, che fino al cielo stesso accresce splendore, che è la Santità: e con quelle persone aver usate, per così dire, le sue più intime confidenze, che per lo pregio di lor Cristiane virtù, meritarono luogo fra’ Santi di Dio: e che oggi noi, come tali adoriamo su gli Altari. Ma perché troppo lunga cosa sarebbe il tesser qui un catalogo de i tanti, che dopo l’Evangelista Santo Luca, a comune utilità della Chiesa Cattolica, si son fatti amici di questa bell’arte della Pittura; dico solamente, che ebbe luogo fra questi nel 1400. la grand’Anima della Madre Suor Caterina de’ Vigri, detta comunemente la Beata Caterina da Bologna, vero miracolo di Santità: la quale, a’ religiosi fervori del suo spirito, un sì lodevole esercizio talora accompagnando, diede con esso gloria a Dio, onore a sé stessa, ed a’ prossimi utilitade, come potrà ognuno riconoscere da quel poco, che noi ora siamo per raccontare. Nella città di Ferrara adunque, l’anno di nostra salute 1413. nacque la Beata Caterina. Il padre suo fu Giovanni de’ Vigri, Dottore dell’una e dell’altra Legge, stato uno de’ Maestri dello studio di Bologna, fatto pel suo valore cittadino di quella sua patria, e Ambasciatore di Niccolò d’Este, Marchese di Ferrara, alla Repubblica di Venezia, dove sostenne il carico di suo Agente ordinario. La Madre di Caterina fu Benvenuta Mammolini nobile Ferrarese. Prevennero i natali di Caterina, segni, e visioni di molto stupore. Appena uscita alla luce diede indizj di futura pietà, che nell’età puerile andaronsi tuttavia accrescendo. Nell’anno undecimo fu posta a’ servigj di Margherita, figliuola del nominato Marchese di Ferrara: dove per esser’ ella di sublime ingegno, oltre agli esercizj di santità, si segnalò in quelli dell’umane lettere, e delle sacre scritture. Dopo tre anni in circa, sentendosi muovere sempre più da divino impulso, lasciata la Corte, si ritirò in casa di una vergine, chiamata Suor Lucia Mascheroni, che nella città di Ferrara sua patria, vestita dell’abito del Terz’Ordine di S. Agostino, aveva fatto un’adunanza d’altre vergini, che in abito secolaresco attendessero al servizio di sua Divina Maestà. Quivi datasi più che mai all’orazione e alla penitenza, ebbero per lo spazio di cinque anni molto da sostenere dall’inimico dell’uman genere: ed altrettanto fu favorita dal cielo per via di non ordinarie consolazioni. Fu poi coll’occasione del trovar che fecero quelle Suore nuova abitazione in forma di Monastero, quella devota adunanza, per opera di Lucia, sottoposta alla Regola di Santa Chiara, sotto il governo delli Zoccolanti. Né è possibile il rappresentare la perfezione, con che la Santa in tale instituto si esercitò: e le maraviglie, che la mano di Dio per mezzo di lei operò. V’introdusse la perfetta clausura, e l’uso di ogni più religiosa virtù; finché sparsasi la fama di sua santità, fu necessitata portarsi a Bologna, per quivi fondare un altro Monastero di quell’Ordine, siccome fece l’anno 1456. e vi fu per alcun tempo superiora. Viveva allora nella città di Bologna Lippo Dalmasi, celebre pittore, per quanto comportava quell’età, e uomo di non ordinarie virtu Cristiane. Ora, come ciò seguisse, non è noto; vero è (siccome Carlo Cesare Malvagia ultimamente scrisse nella Vita di quello artefice) che questa divota Madre, o fosse per suo onesto divertimento, o pure, come io credo più verisimile, perché essendo ella tutta piena di Dio, non potesse altro fare, né altro pensare, che di lui; ella si fece insegnare dal divoto pittore Lippo l’arte del disegno e della pittura, per poter fare colle sue mani immagini sacre, in cui Iddio fosse onorato; onde poi pel suo Monastero del Corpo di Cristo fece molte delicatissime miniature, che ancora oggi vi si vedono: ed un Gesù Bambino dipinto, che quelle Madri se ne servono per mandare agl’infermi, per mezzo del quale si conseguiscono da’ suoi devoti continove grazie, e ajuti prodigiosi. Ed è veramente questo, come sopra accennammo, non piccolo pregio delle nostre arti, il farsi talora familiari de’ gran Santi: di che abbiamo già in poco più di quattro secoli molte indubitate testimonianze. Terminò finalmente Caterina il corso de’ giorni suoi con universal dolore, non solamente delle sue Religiose, ma ancora di tutta la città di Bologna, l’anno della salute nostra 1463. di età di anni quarantanove, alli 9. di Marzo; lasciando anche scritto di sua mano un libro intitolato delle sette Armi, pieno di celestiale dottrina. Sparse in un subito il corpo suo un molto soave odove: e fece il suo volto diverse prodigiose mutazioni, nell’esser portato alla sepoltura, in passando davanti al Santissimo Sagramento. Dipoi sepolto, non cessava di operar miracoli; onde fu risoluto di cavarlo del cimitero comune di sotto terra, e riporlo in luogo più riguardevole: in che fare, seguirono pure alcune maraviglie, e particolarmente incominciaronsi a vedere sopra il luogo alcune miracolose stelle splendentissime, che mentre si andava cavando il terreno, illuminavano lo scuro della notte. Fu trovato quel corpo, che era stata sepolto alcun tempo, non solo incorrotto, ma tanto bello, che più non fu mai nel tempo della vita, e spirante un soavissimo odore. E perché la faccia in alcuna parte erasi alquanto ammaccata, a cagione di una tavola, che le fu posta sopra nel sotterrarla, la Santa Madre non più pittrice, ma scultrice maravigliosa, a vista di più persone, colle sue proprie mani, quel difetto emendò, né più né meno, come se viva stata fosse, e come se il proprio suo volto fosse stato di morbida cera. Altri stupendi prodigj occorsero allora, quali non fa pel mio assunto il descrivere: e si potranno leggere nella vita, che a lungo ne scrisse il Padre Giacomo Grassetti della Compagnia di Gesù. Né cessa mai la Divina onnipotenza di operar miracoli, pe’ meriti di questa serva sua, oltre al continuo miracolo patente ad ognuno, del quale ancora io mi do per testimonio di veduta, del vedersi il suo corpo, dopo un corso di dugento quaranta anni, sedente sopra una bella sedia, posta sopra un Altare nel soprannominato Convento del Corpo di Cristo, tanto bello, carnoso, e fresco, che pare, che ancora viva.

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C Il Capanna 227. Capitani a caballo dipinti in Duomo, e da chi 43. Cappella de’ Brancacci del Carmine 81. Carel d’Ypeyr Pittore 338. Fu molto iracondo. Prende molta malinconia per alcune parole dettegli per ischerzo. Si ferisce nel petto da sé 339. E in pochi giorni se ne muore 340. Carletto Caliari Pittore 347. Carri per la festa di San Giovanni di Firenze, dipinti da Andrea del Sarto 204. Carte sporchissime intagliate e pubblicate 188. Cassoni dipinti per arredi di spose 64. Santa Caterina de’ Vigri, detta da Bologna, e sua vita 114. Nacque di genitori ferraresi. Sua nascita prevenuta da visioni e segni mirabili. Attese alla pittura appresso Lippo Dalmasi 112. Fece molte belle Miniature. Operò per essa il Signore molti prodigi in vita e in morte 113. Cavalli e loro moto, come stà 60. Cavallo di bronzo di Gattamelata in Padova 38. Cenacolo d’Andrea del Sarto nel Convento delle Monache di S. Salvi 203. Cefare Sesto Pittore 330. Sue opere 331. Chiesa di San Michele in Palchetto, o delle Trombe, detta S. Elisabetta 3. Chiesa e Coro di San Marco di Firenze variata dal primo essere. Vedi la Nota 47. Chiesa della Santa Casa di Loreto restaurata e come 292. Claes Rogier 305. Colonna del Tempio di S. Giovanni 37. Colonna di Mercato vecchio 37. Colorire a olio chi l’inventasse, e chi lo portasse in Italia 26 e 27. Colossi di mattone e stucco, posti intorno alla Cupola del Duomo di Firenze, di Donatello 38. Conventi e Monasterj distrutti per l’assedio di Firenze 202 e 205. Cornelis Engelbrecktez Pittore di Leida, e sue opere. Ritrovò l’invenzione di colorire a olio già perduta 142. Fu maestro di Luca d’Olanda 143. Cornelis di Cornelis Kunst 220. Cornelis Molenar Pittore 340. Cosimo Rosselli e sue opere 109. Suoi discepoli 100. Cristofano, detto il Moretto 198. Il Crocchia Pittore 235. Crocifisso della Cappella della Santissima Nunziata 43.

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L Lambert Lombardus 303. Lazzaro Calvi 247. Libri Corali, miniati dal B. Fra Gio. Angelico 46. Libro dell’Evangelio di San Giovanni, conservasi nella Cappella di Palazzo Vecchio 57. Lippo Dalmasi. Fu discepolo di Vitale. Apprese il nome di Filippo delle Madonne per le molte che ne faceva 31. Quello che dice il Malvasia delle Madonne di Lippo. Quello che dicesse Guido Reni, e quale fosse il suo parere. Preparazione, che faceva Lippo quando doveva dipingere una madonna, pel rispetto che le portava. Reflessione dell’Autore intorno alla pietà, che dovrebbe usare un pittore nel fare tali immagini. Poi si fa Religioso 32. Scrittori intorno ai fatti di Lippo. Immagini e altre pitture fatte da Lippo 33. Lodovico Jans Vandembus 242. Lorenzo Ghiberti. Si chiama anche Nencio di Bartoluccio 1. Errori presi dal Vasari circa la vita di questo grand’uomo. Persone della famiglia di Lorenzo Ghiberti, che hanno goduto 2. Sepoltura e case della sua Famiglia 2. e 3. Fa da principio la professione del pittore, e fece una tavola a Rimini. Maestri, che fecero i modelli delle porte di San Giovanni. Prezzo di dette porte. Fa la prima porta 5. Statua di San Giovambatista d’Orsanmichele. Fece molte statue e getti di bronzo. Operò anche di musaico. Statua di San Matteo 6. Strumento dell’allogagione della detta statua 7. Statua di Santo Stefano d’Orsanmichele 11. Gli sono allogate le pitture degli occhi della Cupola di Santa Maria del Fiore 12. Fece molte belle cose pel Pontefice Eugenio IV. Fa la terza porta di San Giovanni, bellissima. Si leva la porta d’Andrea Pisano, e vi si mette la sua. Lode di Michelagnolo Buonarroti di dette porte. Impiega nella fattura di queste porte Lorenzo anni quaranta 15. Fu dato per compagno al Brunellesco nella fabbrica della Cupola 18. Accusa data a Lorenzo per via di tamburazione 20. Ebbe un figliuolo, chiamato Vittorio, che terminò l’ornato delle porte di San Giovanni: non Bonaccorso, come dice il Vasari 22. Morte di Lorenzo Ghiberti 21. Fra Lorenzo Mereno 232. Lorenzo Vecchietti 289. Luca Cornelisz de Kocck 221. Luca Gassel pittore 309. Luca di Leida pittore e scultore 177. Fece molte opere in disegno di età di dodici anni 178. Gara di Luca e di Alberto nell’intagliare in rame 179. Viaggi di Luca. Infermità e morte 183. Luca della Robbia scultore. Discepolo di Lorenzo Ghiberti. Fu inventore delle figure in terra invetriate e colorite 65. Sue opere 66. Sua famiglia. Sua morte non si sa in che tempo seguisse 67.

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