Nominativo - Liberale

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Liberale Veronese, nato nel 1470, morto 1540. Fu la prima applicazione di Gio. Francesco Caroti, l’ajutare assiduamente al suo maestro: poi avendo vedute le opere, che Andrea Mantegna in Verona fatte aveva, partitosi con suo buon gusto da Liberale, nella città di Mantova con esso Andrea Mantegna si accomodò. Fece gran profitto nell’arte ed arrivò a segno, che Andrea dava fuori per sue le pitture di lui. Partitosi poi da tal maestro, operò in Verona nella Chiesa dello Spedale di San Cosimo, in quella de’ Frati Gesuati, e de’ Frati di San Gregorio, di Santa Eufemia e di molte altre Chiese di quella città. In Milano dipinse per Antonio Maria Visconti in casa sua propria; per Guglielmo, Marchese di Monferrato, colorì in una sua Cappella storie del Testamento vecchio e nuovo, in quadri diversi, ed altre cose; ed in San Domenico la Cappella maggiore. Era egli da malevoli stato imputato di non saper far altro, che figure piccole; onde per far vedere al mondo quanto quelli s’ingannassero, tornatosene a Verona, dipinse in San Fermo, Convento de’ Frati di San Francesco, una tavola per la Cappella della Madonna, con figure maggiori del naturale, che riuscì la migliore opera, che egli avesse fatto fino a quell’ora: e in essa figurò Maria Vergine con Sant’Anna, e molti Angeli e Santi, ed altre opere fece in quella città. Divenuto vecchio, e perciò alquanto più debole nell’operare, fu ricercato dal Vescovo di dipignere in Duomo alcune storie di Maria Vergine, con disegno ed invenzione di Giulio Romano; ma non volle farlo a patto veruno, come quegli, che avendo in grande stima sé stesso, non mai aveva posto in opera concetti di altri; per lo che furon date a fare a Francesco, detto il Moro. Si dilettò molto del rilievo, e modellò assai bene: ed ebbe un certo gusto particolare in accomodare bene i panni addosso alle figure. Fece alcuna volta ritratti in medaglie, e fra gli altri quello di Guglielmo, Marchese di Monferrato; molti anche ritrasse in pittura, fra’ quali piacque assai quello di Girolamo Fracastoro, celebre Poeta de’ suoi tempi, di cui fu amicissimo. Fu il primo, che in Verona facesse bene i paesi. Non volle mai nelle sue pitture adoperar vernice, se non negli scuri, quella mescolando co’ colori e con olj ben purgati; affermando, che quella guastava i quadri, e presto li faceva invecchiare, cosa forse non del tutto lontana dal vero. Fu Gio. Francesco un bizzarro cervello, o come volgarmente si dice, un bell’umore, nelle risposte prontissimo e vivace, ed ogni cosa metteva in ischerzo: e se alcuna volta eran notate le sue pitture o sacre o profane, ch’elle si fossero, di qualche difetto, egli data mano a qualche arguto concettino, così bene lo salvava, che non solo gli veniva fatto il purgare l’errore, ma lasciava il riprensore fra le risa, con gusto e satisfazione grandissima; e molto potrebbe dirsi in questo particolare, che per il meglio, si lascia.

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Discepolo di Liberale Veronese, fioriva nel 1536. A questo Pittore, nella sua fanciullezza, fu dato qualche principio nell’arte, nella città di Venezia, da Giorgione; ma perché fino da quell’età ebbe egli uno spirito fiero, e molto dedito alle risse, avendo contesa in Venezia con una tal persona, malamente la percosse; onde gli bisognò, lasciati gli studj del disegno, a Verona tornarsene, dove, per la pratica, che aveva in maneggiare ogni sorta d’armi, e per le sue per altro avvenenti maniere, fu talmente accarezzato da que’ Nobili, che facevano a gara per chi lo potesse avere in conversazione, che dato bando al disegno ed alla pittura, in breve si ridusse in istato, come se mai disegnato non avesse. Poi, a persuasione de’ medesimi, rimessosi all’arte, sotto gli ammaestramenti di Liberale, in breve, per la vivezza del suo ingegno, non solo risarcì il perduto, ma divenne valente pittore. Tenne sempre la maniera del suo maestro Liberale, non lasciando però nel colorire sfumato, che faceva, d’accostarsi al modo di fare di Giorgione. Dipinse a fresco in Verona la Cappella maggiore del Duomo e la volta, con disegno di Giulio Romano, perché così volle il Vescovo Gio. Matteo Giberti, che tale opera fece fare, ed in essa dipinse storie di Maria Vergine. Operò in Santa Maria in Organo, in Santa Eufemia ed altrove. Colorì la facciata della casa de’ Manuelli dal Ponte Nuovo, e di Torello Saraina, che fece il libro dell’Antichità di Verona; e similmente in Friuli la Cappella maggiore della Badia di Rotazzo; e operò in Venezia. Fu ottimo coloritore e diligentissimo, e perciò molto lungo nell’operare. Non lasciò mai andar lavoro, ch’ei non accettasse; onde fra il molto suo pigliar caparre per far opere, e tardi finirle, e l’essere alquanto manesco, ebbe che dire con molti di mala maniera, e spesso trovossi in brighe, sebbene mai non gli mancarono gli amici in gran copia, e uomini di tutta stima per lettere e per nobiltà fino alla sua morte, che gli seguì in età molto grave, nella città di Verona, nelle case de’ Conti Giusti, che fino da’ primi suoi anni avevanlo amato e favorito.

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