Nominativo - Leandro Alberti

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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XXXV. 1540 ALESSANDRO VELLUTELLO Lucchese, Commentatore di Dante. E il poeta, in persona d’Oderisi, ne assegna due esempi, il primo di CIMABUE, il quale fu nello Pittura tenuto eccellentissimo, e nondimeno fu poi vinto da GIOTTO, che molto tempo dopo lui rilusse. XXXVI. 1546 BENEDETTO VARCHI nelle Lezzioni fatte nell’Accademia Fiorentina sopra la maggioranza e nobiltà dell’Arti: Disputa prima. Qual sia più nobile la Scultura, o la Pittura: dice queste parole. Ben’è vero, che nissuna Arte fu trovata e compiuta, o in un medesimo tempo, o da un solo, ma di mano in mano, e da diversi; perché sempre si va o aggiugnendo, o ripulendo, o quello che manca, o quello che è rozzo e imperfetto; e perciò disse Dante, non meno veramente, che con giudizio, nell’undecimo Canto del Purgatorio:Credette CIMABUE nella pittura Tener lo campo, ed ora ha GIOTTO il grido. Sicché la Fama di colui oscura. Fin quì questo gravissimo Autore, il quale (per quanto io veggio) non credette, che Dante avesse ciò detto POETICAMENTE ESAGERANDO CON IPERBOLICO INGRANDIMENTO. Lo Stesso, alla Disputa seconda, Potremmo addurre infiniti altri esempi, sì di molte altre città, e sì massimamente di Firenze, dove la Pittura già spenta rinacque. XXXXII. 1550 GIORGIO VASARI nella prima edizione della sua Opera, e specialmente nella vita di Cimabue e di Giotto in molti luoghi afferma quanto s’è provato. XXXXII. 1550 FLEANDRO ALBERTI Bolognese, nell’ Etruria Mediterranea. Vi fu GIOTTO Fiorentino, che fu il primo a svegliare i Pittori all’Arte del dipignere, ed in fino ad oggi in più luoghi d’Italia vedesi le pitture di lui fatte con grande artifizio. XXXIX. 1553 Messer MARCO GUAZZO, Cronica. Non solo in questo tempo, ma per molt’anni andati fu Zotto Fiorentino nella Pittura singolare. XL. 1567 L’eruditissimo Messer GIOVAMBATTISTA ADRIANI nella Lettera scritta a Giorgio Vasari, dove a lungo tratta de’ più eccellenti Artefici antichi, di Pittura, Bronzo e Marmo, non solo si sottoscrive a’ detti del Vasari, ma dà loro gran lode. Essa lettera và aggiunta al secondo, ed ultimo Volume della terza parte dell’Opera del GIORGIO VASARI, in data delli 8. di Settembre 1597. ma fu error di Stampa, che doveva dire 1567.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Tornando ora al nostro pittore Fra Gio. Angelico, lascio per brevità di far menzione di moltissime altre sue pitture fatte a tempera, oltre a quelle, che si trovano in essa Cronica descritte: e dirò solamente, che egli fu anche Miniatore eccellentissimo: e di sua mano sono nel Duomo di Firenze due grandissimi libri, con sue bellissime miniature, e riccamente adornati, i quali son tenuti in somma venerazione e per l’eccellenza loro e per la memoria di tant’uomo. Né meno starò a dire, quanto scrivono intorno alla Santità di lui Leandro Alberti De Viris Ill. Ord. Præd. lib. 5. pag. 250 ed il medesimo Vasarj nella seconda parte a car. 359. e seguenti, e Fra Serafino Razzi nella storia degli Uomini Illustri del Sacro Ordine de’ Predicatori a car. 353. e larghissimamente exprofesso il medesimo Fra Serafino nelle Vite de’ Santi e Beati del medesimo Ordine a c. 222. e 223. non essendo al presente mio assunto lo scriver Vite di Santi. Dirò solamente, e crederò con poco di aver detto tutto, che egli fu osservantissimo di tutti gli Ordini della sua Religione, e fornito di tanta semplicità cristiana, che lavorando in Roma nel Palazzo Pontificio, con gran fatica di applicazione, per Papa Niccola V. il Pontefice compatendo la di lui incomodità, gli ordinò, che per ristorarsi alquanto, mangiasse carne: al che egli, che avvezzo era sempre ad ubbidire a’ suoi ordini religiosi, rispose, non aver di ciò fare altra licenza dal Priore: e fu necessario, che il Papa gli ricordasse, esser la sua autorità, come Vicario di Cristo, superiore a tutte l’altre insieme. Non volle mai cavare altro utile dalle sue pitture, che il merito dell’obbedienza al suo Prelato, al quale, e non a lui si domandavano le opere. Non mai altro dipinse, che immagini sacre, né senz’aver fatta prima orazione: e nel farle sempre spargeva devotissime lacrime. Alle Immagini di Maria Vergine e del Crocifisso, diede tal devozione, che in ciò fu superiore a sé stesso: e per questo e pel vivere suo innocentissimo, si guadagnò il nome di Angelico. Poteva essere Arcivescovo di Firenze, essendone dal Papa riputato degno per la sua bontà; ma recusò di esserlo, proponendo in sua vece Frate Antonio Pierozzi da Firenze, che fu poi Santo Antonino, facendo in un tempo stesso, ricco di merito sé medesimo, e felice e gloriosa la patria sua. Morì finalmente in Roma agli 18. Febbrajo 1455. sopraccennato, e fu sepolto nella Minerva, Chiesa del suo Ordine, in un sepolcro di Marmo col seguente epitaffio: Non mihi sit laudi, quod eram velut alter Apelles, Sed quod lucra tuis omnia Christe dabam, Altera nam terris opera extant, altera Cœlo Urbs me Ioannem Flos tulit Etruriæ. Ebbe ancora il medesimo Padre un fratello della stessa Religione, uomo di singolar bontà, e scrittore di libri da Coro eccellentissimo, come dell’uno e dell’altro mostrano le seguenti parole copiate dalla soprannominata Cronaca de’ Padri Predicatori, Fogl. 97. Frater Ioannes Petri de Mugello juxta Vidicum optimus pictor, qui multas tabulas et parietes in diversis locis pinxit, accepit habitum Clericorum in hoc Conventu 1407. E al Fogl. 146. Frater Joannes Petri de Mugello obiit die. . . . hic fuit præcipuus pictor, et sicut ipse erat devotus in corde, ita et figuras pingebat devotione plenas ex effigie: pinxit enim multas tabulas Altarium in diversis Ecclesiis, et Cappellis et Confraternitatibus, quarum tres sunt in hoc Conventu Fæsulano, una in S. Marco Florentiæ, duæ in Ecclesia S. Trinitatis, una in S. Maria de Angelis Ordinis Camaldulensium, una in S. Egidio in loco Hospitalis S. Mariæ Novæ. Quædam Tabulæ minores in Societatibus puerorum, et in aliis Societatibus. Pinxit Cellas Conventus S. Marci, et Capitulum, et aliquas figuras in Claustro. Similiter pinxit aliquas figuras hic Fæsulis in Refectorio. In Capitulo veteri, quod modo est Hospitium secularium pinxit, Cappellam D. Papæ, et partem Cappellæ in Ecclesia Cathedralis Urbisveteris, et plura alia pinxit egregie et tandem simpliciter vivens, sancto fine quievit in pace. Ed al Fogl. 146: Fr. Benedictus Petri de Mugello, germanus prædictis pictoris, obiit … hic fuit egregius scriptor, et notavit, et aliquos libros, et hic Fesulis. Fuit hic Pater devotus et sanctus, et bono fine quievit in Domino. E al Fogl. 3. Post separationem S. Marci de Florentia, et Sancti Dominici de Fesulis Anno Domini 1445. unusquisque Conventus habuit proprium Priorem Frater Benedictus Petri de Mugello, germanus Fratris Joannis optimi pictoris, qui erat optimus scriptor et scripsit multos libros notatos pro cantu, tam in Conventu S. Marci, quam in Conventu Fesulano.

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