Nominativo - Jeronimo Bos

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Fiorivano nel 1520. Essendo certa cosa, che ogni buon pittore, nell’operar suo, cerchi al possibile di farsi imitatore della natura e del vero, è degno di ammirazione il vedersi contuttociò fra molti artefici maniere tra di loro tanto diverse, e che col solo seguitar che e’ fanno i dettami del proprio ingegno, si faccia ciascheduno miglior maestro nel proprio modo, di quello sarebbe talvolta riuscito, s’egli avesse seguitato la maniera altrui. Questo si vide particolarmente in Jeronimo Bos, il quale fiorì in Fiandra nella città di Shertoghen Bosch, che in Latino vale Silva Ducum, ne’ primi tempi, che que’ maestri vi cominciarono a dipignere alquanto lodevolmente; se non che il suo panneggiare fu più franco di quello, che per ognuno allora in quelle parti si costumava, che era secco e di pieghe molto spesse e replicate. Fu anche più spedito nel maneggiare il pennello, facendo le sue pitture, quasi alla prima, sopra tavole ingessate: e usò, avanti di cominciare a dipignere esse tavole, dar loro sopra un colore di carne, sopra il quale distendeva i colori. Fu anche diversissimo da ogni altro de’ suoi tempi: e valente assai nell’inventar capricci di cose estremamente terribili e spaventose, come larve, spiriti, stregherie, maleficj, ed altre rappresentazioni infernali e diaboliche, benché attendesse ancora ad ogni altra sorta d’invenzione. In Amsterdam era di mano di quest’uomo l’anno 1604 una Vergine, che va in Egitto, dove si vedeva San Giuseppe, in atto umile, domandar della strada ad un contadino, e Maria Vergine graziosamente sedente sopra un giumento: in lontananza era una rupe, in cui egli aveva rappresentato, intorno ad un’osteria molte bizzarre figure, che facevano ballare un orso, accompagnate da altre belle curiosità. Era pure in Amsterdam un’altra tavola del Limbo de’ Santi Padri, liberati dal Signore: e poco distante si vedeva la persona di Giuda trascinata per una corda, appiccatagli strettamente al collo da maligni spiriti, ovvero figurata pel capestro, con cui si diede la morte: ed era cosa curiosa il vedere la bizzarria e varietà di que’ mostri infernali, e quanto naturale pareva il fumo e la veduta dell’oscuro carcere de’ dannati, che in poca distanza da quel luogo appariva. Vedevasi pure in quella città di sua mano un Cristo portante la Croce, nella quale egli aveva usata più modestia, astenendosi dalle molte baje, che era solito nelle sue storie rappresentare, fossero qualunque si volessero. In Haerlem, in casa Giovanni Dietringeren, erano alcuni Santi in certi sportelli, e in uno era un Santo Monaco, che disputava con un Eretico, facendo porre sopra il fuoco alcuni libri dell’una e dell’altra religione: e si vedeva il libro del Santo volar fuori dalle fiamme, e gli altri bruciarsi. Facevano anche bella veduta le legne, e alcuni libri inceneriti, il tutto imitato maravigliosamente. Il volto del Santo appariva grave e modesto; laddove gli altri erano arcigni e scomposti. Nell’altro sportello era un miracolo, dove si vedeva un Re caduto in terra. Nella nominata città di Shertoghen, erano ancora sue opere, come in altre città di quelle parti: e fino nell’Escuriale di Spagna furono collocate sue pitture, e tenute in gran prezzo. Questo è quanto si ha di notizia di Jeronimo Bos. Nella stessa città di Shertoghen, fu ancora un certo Lodovico Jans Vandenbus, che era molto valente in far frutti e fiori, che fingeva in alcune caraffe di vetro, con molta pazienza e imitazione del vero, facendo apparire sopra i fiori la rugiada, e quegli animaletti, che son soliti volarvi sopra. Valse ancora nelle figure: e di sua mano si vedeva in casa di Melchior Wyntgis a Meidelburg un bellissimo San Girolamo, quattro tondi grandi, alcuni fuochi incendiarj, frutti, fiori e altri pezzetti di quadri assai belli. Vi fu ancora un certo Jacomo Razzet, di mano del quale erano alcuni vetri benissimo dipinti. Di questi null’altra notizia si ha, se non che e’ fu paesano de’ soprannominati due Pittori.

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Erano in queste storie alberi bellissimi. Francesco ebbe un discepolo pure di Malines, che si chiamò FRANS VERBEECH, che fu Pittore pratico nell’a guazzo, e imitò la maniera di Jeronimo Bos. Nella medesima città era di sua mano un San Cristofano, con molte figure attorno. In Santa Caterina era espressa naturalissimamente la parabola della Vigna. Fece molte opere, che andarono in diverse parti. Fra l’altre un paese, veduto in tempo d’Inverno, senza neve e diaccio, ma con gli alberi spogliati di foglie, e le lontananze fece vedere, senza nebbia o aria grossa, molto al naturale. La maggior parte delle opere di costui furono di feste, danze, nozze e altre azioni, che si fanno in campagna da’ contadini.

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I Jacob Corneliz Pittore 190. Jacomone da Faenza 241. Jacopo Barozzi da Vignuola, detto il Vignuola 321. Nasce nel Milanese, nella Terra chiamata Vignuola. Suoi viaggi in Francia 322. Sue opere in Bologna e altrove 323. Sua morte. Lasciò un figliuolo, chiamato Giacinto, anch’egli grande Architetto. Lettera scritta dal figliuolo Giacinto al Padre Ignazio Danti 326. Jacopo Cozzerelli 106. Jacopo Pachierotti 227. Jacopo Razzet 242. Jacopo Tagliacarne 263. Frate Jacopo da Turrita Francescano, e sue opere 88. Jacques Grimmaer Pittore 340. Jan Cornelisz Vermein Pittore 248. Jan di Mabuse Pittore 250. Fu uomo stravagante nel suo trattamento, e accidente seguito ad esso 251. Jan Mostaert Pittore 305. Fu valoroso Ritrattista. Sue buone qualità e opere 306. Jan Scorel Pittore 253. Viaggi suoi curiosi, e opere e disegni fatti nello stesso tempo. Dipinse in Gerusalemme molti luoghi santi, e lasciò ivi molti quadri suoi 255. Altre sue opere 256. Fu regalato da Gustavo Re di Svezia, a cui aveva mandato un bel quadro. Ebbe molte doti e ornamenti virtuosi, e fu letterato 257. Jan Svvart pittore di Frisia. Suoi discepoli 252. Jeronimo Bos e Compagni 242. Intagli in rame oscenissimi, fatti da Giulio Romano, e da Marc’Antonio Raimondi, proibiti 188. Invenzione del colorire a olio chi la trovasse 142. Ivos di Cleef, detto il Pazzo. Perché fosse detto Pazzo 215. Vanità e pazzia sua 216.

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