Nominativo - Jan

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Nato 1495, morto 1560. In un Villaggio, dello Schoorel, vicino ad Alckmaer nell’Olanda, nacque l’anno 1495 al primo di Agosto Jan, che dal nome della patria, fu cognominato Schoorel; ed era ancora piccolo giovanetto, quando perduti per morte i proprj genitori, rimase alla cura di altri parenti ed amici, i quali fino all’età di quattordici anni nella città d’Alckmaer lo fecero attendere alla lingua Latina. Ma il fanciullo non poteva resistere a un naturale impulso, che del continuo l’accendeva di desiderio d’imparar l’arte del disegno: e non vedeva mai una pittura, ch’e’ non s’ingegnasse di copiarla in quel modo, che poteva fare allora un suo pari, che non mai aveva veduto matitatojo o pennello. Il simile faceva di altre cose naturali: e con un certo suo coltello o temperino, conduceva nel legno alcuni fantocci di rilievo, che avuto riguardo alla tenera sua età, erano degni di lode. Per questo era egli diventato lo spasso di tutti i suoi compagni di scuola, i quali, com’è solito di quell’età, si pigliavano tanto gusto di lui, ch’e’ non se gli potevan mai togliere d’attorno. Seguitando dunque il fanciullo tal suo divertimento, andò la cosa tant’oltre, che i parenti di lui l’applicarono a quell’arte, sotto la disciplina di Willem Cornelisz, ragionevol pittore di Haerlem, il quale lo prese con patto di tenerlo solamente tre anni: e quando lo Schoorel non avesse perseverato a star con lui tutto quel tempo, dovessero i parenti dare al pittore una tal convenuta ricognizione. Fecesi scrittura, la quale il maestro ripose in una sua borsa di cuojo. In processo di tempo divenne il pittore assai geloso col giovanetto Scoorel, per qualche utilità, che da esso riportava: e tuttavia stava con timore ch’e’ non si partisse di casa sua; che però assai frequentemente, nel tornar che faceva a casa briaco; perch’egli era uomo molto dedito al bere, minacciava il fanciullo, dicendogli: Schoorel tu fai che io ti porto in tasca, però non te ne andare, perché se tu te ne vai ti farò vedere quel che io saprò fare ai tuoi parenti; tantoché venuto a noja questo continuo rimprovero al figliuolo, una sera d’inverno, che tirava gran vento, cavata destramente la scritta di quella borsa, se ne andò sopra un ponte di legno, e fattone mille pezzi, diede loro la via sopra l’acqua, sperando, che col non trovarsi più quel foglio, sarebbe una volta anche finito quel chiasso, siccome seguì; perché il maestro avendo perduta la carta, dipoi non si arrisicava più a parlare; ma non per questo lo Schoorel, che fino da quell’età era di animo assai ragionevole e discreto, si partì dal maestro. Diedesi egli dunque molto da senno allo studio dell’arte, e fino i giorni festivi, quando non istava aperta la bottega, se ne andava fuori della città, disegnando vedute, boscaglie ed ogni altra cosa che alla campagna se gli rappresentava, che fosse curiosa, e come noi usiamo dire, pittoresca; come quegli che operava, secondo un occulto dettame della natura e interno gusto, che lo portavano all’ottimo: ed era il disegnar suo di una maniera al tutto diversa dagli altri pittori; onde non è maraviglia, che egli poi cresciuto in età e in studio, dopo essere stato in Italia, portasse in quelle parti un sì bel fare, che fu detto comunemente di lui, essere stato egli quello, che faceva la guida, e portava la lanterna agli altri artefici. Venne intanto la fine di tre anni, che doveva stare con Willem Cornelisz, quando egli licenziatosi da esso cortesemente, si portò in Amsterdam, appresso un tale Jacob Cornelisz, gran disegnatore e vago coloritore. Quegli veduti i talenti del giovane, lo ricevé con dimostrazione di stima, e posegli amore da figliuolo: ed ogni anno, per il suo lavoro, davagli molti danari, permettendogli ancora in certi tempi il fare alcune cose per sé: e così lo Schoorel aveva qualche danaro. Aveva questo suo maestro una bellissima figliuola di dodici anni, nella quale pareva, che la natura avesse riposti tutti i suoi doni, tanto di spirito, quanto di bellezza. Di questa il giovane s’invaghì, ed ella corrispondeva a lui. Non poté però quest’amore far sì, che egli, per desiderio di perfezionarsi più nell’arte, non lasciasse quell’abitazione e’l maestro; tantopiù che si persuase, che non mai gli sarebbe potuto riuscire l’averla per moglie, se e’ non si fosse fatto un gran valent’uomo: e così partitosi di lì, se ne andò a stare con un altro rinomato Pittore, chiamato Janniin di Mabuse, che stava al servizio di Filippo di Borgogna, vescovo di Utrecht; ma non gli fece però questa partenza dimenticar l’amore verso la figliuola del Cornelisz. E perché il Mabuse era sregolato nel vivere, e sempre stava negli alberghi e in sulle liti, e bene spesso conveniva a Schoorel pagare per esso, e anche mettersi in pericolo della vita, vi si trattenne pochissimo, e si partì alla volta di Colonia: e di là andò a Spira, dove trovò un Sacerdote, il quale faceva bene di architettura e pittura, da cui cercò d’imparar quell’arte: ed all’incontro fece egli a lui alcuni pezzi di quadri di sua mano. Di Spira se ne andò in Argentina, e di là a Basilea, e visitò tutte le stanze e scuole de’ Pittori, ben ricevuto da tutti e ben premiato de’ suoi lavori; perché oltre all’operar bene, e’ faceva più in una settimana, che altri in un mese; e però stando poco per luogo, contuttociò operava assai. Andò in Norimberga, città di Alemagna: e lì si trattenne alcun tempo appresso il famoso Duro, per desiderio di più imparare; ma perché in quegli anni aveva Lutero, colle sue false dottrine, cominciato a metter sottosopra tutte quelle parti, che per avanti se ne stavano nella Cattolica pace; Parendo a Schoorel, che Durero cominciasse alquanto ad intrigarsi ancora egli in quella causa, per tenersi lontano da’ pericoli, si partì di Norimberga, e se n’andò a Stiers in Carinzia, dove lavorò per alcuni Signori; e quivi se ne stava con un Barone, grande amator della pittura, il quale lo rimunerò, non solamente con doni e altre cose, ma arrivò a segno di volergli dare una sua figliuola per moglie, il che sarebbe stato un gran bene per lui. Ma l’amore, ch’ei conservava tuttavia a quella fanciulla d’Amsterdam, lo ritenne dall’accettare il gran partito; e piuttosto preso nuovo vigore, cercò di farsi tuttavia maggior uomo, acciocché tornando là, potesse poi averla per moglie. Di lì andò a Venezia, e vi prese conoscenza con alcuni pittori di Anversa, e particolarmente con un tal Daniel di Bamberga. Mentre ch’egli era in quella città, s’abbatté in un Religioso, nativo di Goude d’Olanda, uomo molto venerando, che era grande amatore dell’arte della pittura. Con questi fece stretta amicizia e familiarità: se n’andò in Gerusalemme, essendo egli allora in età di venticinque anni; prese con sé tutti gli arnesi da dipignere, e sulle navi faceva ritratti di diversi personaggi. Scriveva in un suo libro tutte le giornate del viaggio. In Candia, Cipro e altre provincie, disegnò paesi e vedute, piccole città, castelli e montagne. Arrivato a Gerusalemme, fece tosto amicizia col Guardiano del Convento di Sion, che appresso i Turchi era in gran considerazione. Con esso viaggiò per tutti que’ Santi luoghi. Vide il fiume Giordano, e tutti con la penna li disegnò, insieme co’ paesi, pe’ quali passava. Avrebbelo il Guardiano volentieri tenuto quivi un anno, ma non volle compiacerlo. Promesseli bene alla sua partenza di Gerusalemme, di far per lui un quadro nella nave, e mandargliele, siccome fece, e di Venezia gliele mandò: e fu la storia di San Tommaso, che pone le dita nel Costato di Cristo. Questo quadro fu posto nella Chiesa del Presepio di nostro Signore, dove fino dell’anno 1604 ancora si trovava, come deposero alcuni, che vennero da quelle parti. Aveva ancora dipinta dal vero, la stessa città di Gerusalemme, della quale poi si servì in qualche tavola, dove rappresentò storie Evangeliche, come sarebbe a dire: quando Cristo discende dal monte Oliveto verso la città; quando predica sopra lo stesso monte e simili. Ancora dipinse il Santo Sepolcro. Nel tornarsene alla patria, fece il proprio ritratto, e ritrasse alcuni Cavalieri Gerosolimitani. Due anni avanti, che’l Turco pigliasse la città di Rodi, si era egli nella medesima città trattenuto appresso il Maestro dell’Ordine de’ Teutonici, da cui ben trattato, fecevi la pianta e la situazione della città.

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