Nominativo - Jacopo Salviati il vecchio

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo di Lionardo da Vinci, fioriva circa il 1470. Nacque quest’Artefice di nobil famiglia, e più per suo diletto e desiderio d’onore, che per avidità del guadagno, o per bisogno che avesse, si sottopose alle fatiche dell’arte. Veggonsi di sua mano in Firenze, in un tondo di marmo, una Vergine con Gesù e San Giovanni, di bassorilievo, nel Magistrato dell’Arte di Porsantamaria: ed il Cristo orante, fatto di terracotta, nella Chiesa delle Monache di Santa Lucia, che poi da Giovanni della Robbia fu invecchiato. Fece con suo modello le tre statue di bronzo, che furon poste sopra la porta del Tempio di San Giovanni, cioè il Santo Precursore predicante, in mezzo di una Fariseo e d’un Levita, che furono stimate, siccome sono bellissime: ed è da sapersi, che nel condurle a fine, per satisfare all’arte ed a sé stesso, e meno infastidire i Consoli dell’Arte de’ Mercatanti, alla cui istanza prese a fare tal’ opera, egli spese il valsente di un suo podere; avendole dipoi finite, e dovendone esser remunerato, vennesi alla stima: ed egli chiamò per la sua parte Michelagnolo Buonarroti: ed allo ’ncontro, a cagione della poca intelligenza, e molta passione di uno di quel Magistrato, che anche ch’era il principale, fu per l’altra parte chiamato Baccio d’Agnolo legnajuolo, che anche era architetto. Del che dolendosi anche egli molto, non solo non ebbero luogo appresso i Consoli le sue querele; ma quel che è più, ne fu ancora strapazzato, e gli fu assegnata ricompensa appena per la quinta parte di quel che importava l’opera e la spesa: e quella ancora non gli fu interamente finita di pagare; tanto può alcuna volta contro la povera virtù la passione, il livore, e l’ignoranza. Operò molto il Rustici nella Villa di Jacopo Salviati il vecchio, poco distante da Firenze, sopra il Ponte alla Badia: ed altre cose fece, che per brevità si tralasciano. Fu uomo religioso e buono, e tanto innamorato dell’arte sua, che viveva scordatissimo de’ proprj interessi e facultà, non volendo punto di pensiero di quelle, ed il tutto faceva maneggiare a un confidente suo, chiamato Niccolò Buoni. Questi ogni settimana somministravagli il danaro pe’ suoi bisogni, il quale era solito riporre in un paniere, e anche, per lo più, nella cassetta del calamajo, senz’alcuna serratura; onde chiunque ne voleva, ne poteva pigliare a suo talento. Fu amicissimo de’ poveri, alcuno de’ quali non lasciò mai partire da sé sconsolato. Occorse una volta, che uno di que’ poveri, che gli andavano a chieder limosina, nel vederlo andare a pigliare il danaro dal paniere, disse fra sé stesso, credendo non essere dal Rustici sentito: O Dio! se avessi quello che è in quel paniere, quanto bene accomoderei io le cose mie. Sentillo il Rustici, e guardatolo alquanto in viso, sì gli disse: Or vien qua, che io ti voglio fare contento: e prese il paniere, quello nel lembo del ferrajuolo gli votò, dicendo: Va, che tu sia benedetto: e al Buoni mandò per altri danari pe’ proprj bisogni. Non mancò al Rustici la ricompensa della sua carità, perché partitosi poi l’anno 1528. di Firenze, e andatosene in Francia dal Re Francesco (dal quale fu impiegato in fare un gran Cavallo di bronzo, sopra cui doveva esser posta la sua statua, ed in molti altri lavori) gli fu dalla liberalità di quel Re dato a godere un bel Palazzo, con cinquecento scudi d’entrata l’anno, i quali perduti per morte di esso Re, e restato col solo palazzo, del cui affitto solamente si manteneva: e quello poi anche perduto, non mancò chi la sua oramai cadente età non custodisse e sovvenisse agiatamente fino alla sua morte, che seguì l’ottantesimo anno, da che era venuto a questa luce.

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