Nominativo - Jacob Raeuwaert

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo di Jan Mandin, nato 1519, morto 1563. Pietro d’Arnoldo, che per la grande statura del suo corpo, tanto in Italia, che in Fiandra, fu detto Pietro Lungo. Nacque in Amsterdam l’anno 1519 i suoi parenti furono del paese di Purmer, luogo poco distante da quella gran città. Il padre suo, che abitò in Amsterdam, voleva tirarlo avanti pel suo mestiero, che era di fare le calze; ma la madre, che lo vedeva inclinato alla pittura, non volle mai acconsentire: e diceva al marito, che quando mai ella avesse creduto di condursi a vivere col filare, voleva ad ogni modo seguitare il genio del fanciullo, che era di fare il pittore; tantoché il marito, per aver pace con lei, si risolse a compiacerla. Il primo maestro di Pietro fu un certo Alart Claesser, che in quel tempo era de’ migliori pittori di Amsterdam, il quale anche ritraeva al naturale. Il giovanetto, fin dal principio de’ suoi studj, fu assai ardito nell’operare, e aveva la mano molto franca, il perché presto cominciò ad acquistare credito. Dicesi, che di diciassette o diciotto anni egli se n’andasse a Bossic in Annonia, per veder pitture di varj maestri, accompagnatovi con lettere del Governatore di Amsterdam. Di lì si portò ad Anversa, dove si mise a stare con un certo Jan Mandin di nazione Vallone. In questa città prese moglie, e entrò nella Compagnia de’ Pittori. Ebbe un genio particolare a dipignere cucine, e con ogni sorte d’arnesi e robe, appartenenti all’imbandire de’ banchetti: le quali cose, per la gran pratica, ch’egli aveva fatto fin da fanciullo nel maneggiare i colori, faceva parer vere. Ma fu anche assai valente in rappresentare in pittura ogni altro suo concetto. Per l’Altar maggiore nella Chiesa vecchia, o vogliamo dire della Madonna d’Amsterdam, fece una tavola ordinatagli dal Maestro de’ Cittadini, che era allora Jons Buyxt, uomo assai reputato, il quale, per la parte della Città, s’era trovato a dare il giuramento al Re Filippo. Nel mezzo di questa gran tavola aveva figurato il Transito di Maria Vergine, e gli sportelli seguitavano la storia; nella parte di fuori dipinse la Visita de’ Magi, con alcuni putti ben coloriti: e fu il costo di tutta quest’opera duemila scudi. Prese poi a fare la tavola dell’Altar maggiore della Chiesa nuova, per la quale era stato prima chiamato Michel Cocxie di Malines, che avendo veduta la bella tavola di Pietro, e sentito il prezzo della medesima, che a lui pareva poco, s’era licenziato, con dire, che chi aveva fatta quella, avrebbe fatta anche quest’altra. In essa dipinse la Natività del Signore, e ne’ quattro sportelli l’Annunciazione di Maria Vergine, la Circoncisione, i tre Magi, ed un’altra storia, e nel di fuori era la Decollazione di Santa Caterina. Questo bellissimo quadro fu poi insieme con altri rovinalo e guasto, quando distrutte furono le Sacre Immagini: e fino del 1604 si vedeva in Amsterdam il cartone grande quanto l’opera, maneggiato con tanta franchezza, che ben faceva conoscere di qual perfezione fosse stata la pittura. Pel Convento de’ Certosini a Delft, fece un Crocifisso, e negli sportelli la Natività del Signore, colla Visita de’ Magi, e di fuora i quattro Evangelisti. Un’altra simil tavola fece per la Chiesa nuova di Delft, e sopra gli sportelli la storia de’ Magi, l’Ecce Homo ed altri sacri misterj. Per Lovanio ed altri luoghi colorì molte belle tavole, delle quali in detto anno 1604 come attesta il Vanmander, rimanevano più di venticinque cartoni in casa di un certo Jaques Walraven. In Amsterdam erano anche più pezzi di quadri di figure quanto il naturale. Nella Corte d’Olanda, appresso un certo Claes, era la storia de’ Discepoli, che vanno in Emaus. In casa Jan Pietersz Reael, erano alcuni quadri di storie di Gioseffo. Cornelis Cornelisz pittore in Haerlem, aveva un quadro della storia di Marta. Era ancora in Noort nella parte d’Olanda verso Tramontana a Warmenhvysen una tavola da Altare, con un Crocifisso, dove fra le altre figure era molto lodata quella d’un Carnefice, il quale con un ferro rompeva le gambe ai Ladroni, e negli sportelli erano cose appartenenti alla storia. Questa bella opera, nel tempo della sollevazione del 1566 contuttoché dalla Donna di Sonne­veldt in Alckmaer ne fossero offerti 200 scudi, mentre il Popolo arrabbiato la conduceva fuori di Chiesa, per farla in pezzi, fu da’ contadini calpestata e infranta co’ piedi, finché si ridusse in minute parti: ed invero fu una gran disgrazia del povero Pietro il condursi a vedere quasi tutte le più bell’opere sue rovinate da quella gente. Di queste egli spesso si doleva amaramente, vedendo d’aver quasi perduto insieme con esse nel mondo la memoria del proprio nome: e nel trovarsi, ch’e’ faceva spesso con quella mala brigata, ne fece talora così gran rammarico, che si vide più volte in pericolo di farsi ammazzare. Pervenuto finalmente questo valentuomo all’età di sessanta sei anni, nel giorno de’ due di Giugno del 1563 pagò il comune debito della Natura. Fu quest’artefice uomo rozzo di tratto e d’aspetto; onde è, che se non fosse stata la sua virtù, sarebbe egli stato poco stimato. Tenne un modo di vestire tanto abbietto, che si trovò alcune volte chi, coll’occasione dell’ordinargli alcun lavoro andava alla sua bottega, credendolo un macinatore di colori, o altra vile persona, gli domandò dove fosse il maestro. Per ordinario si fece pagar poco le sue opere. Non ebbe gran pratica in far figure piccole, ma bensì nelle molto grandi, ove consistono le maggiori difficoltà dell’arte. Fu buon prospettivo, ornò benissimo le sue figure, fece bene i panni e gli animali. Gran parte de’ suoi quadri furono comprati da Jacob Raeuwaert: ed una bellissima cucina, dov’egli aveva ritratto al naturale il suo secondo figliuolo, in età di piccolo bambino, ebbe un tal Ravert in Amsterdam. Di Pietro Lungo trovo aver fatta una breve menzione il Vasari nella seconda e terza parte, per notizia avuta di lui, com’egli scrisse, da Gio. Bologna da Dovai, e da Gio. Strada, con queste precise parole. Pietro Aersen, detto Pietro Lungo, fece una tavola con sue ale nella sua patria d’Amsterdam, dentrovi la nostra Donna, ed altri Santi, la quale tutt’opera costò 2000 scudi. Di questo Pietro ne rimasero tre figliuoli: il primo de’ quali fu Pieter Pietersz, il quale fu gran pittore, e imitò assai la maniera di suo padre e maestro, e fu solito far molto dal naturale, come quegli, a cui poche occasioni si presentarono di far quadri grandi. Morì in Amsterdam d’età di anni sessantadue l’anno 1603 lasciando di sé gran fama, non tanto pel valore nell’arte della pittura, quanto per l’eloquenza e dottrina sua, avendo atteso anche alle lettere. Il secondo fu Aert Pietersz, uomo, che fino dalla sua gioventù operò bene in pittura, e fu molto pratico in far ritratti al naturale, sebbene ebbe ancora buonissima abilità nelle istorie. Dirick Pietersz, più giovane otto anni d’Aert, fu anch’egli discepolo del padre, e operò a Fontanablò in Francia. Questi nell’ultima guerra avanti al 1610 fu ammazzato. Pieter il primo lasciò un figliuolo, che fu ancora egli pittore, e seguì la maniera del padre.

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